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Un altro membro dei Mojahedin del popolo è deceduto a campo Ashraf

Mohammad Ali Tatayee era uno degli ostaggi feriti e torturati durante il massacro di Ashraf nel 2009

Martedi 26 Giugno, dopo tre anni di dolore e sofferenze passati in stato di assedio, Mohammad Ali Tatayee, nato nel 1954, rifugiato politico in Inghilterra e un altro dei residenti feriti e presi in ostaggio durante il massacro del Luglio 2009 ad Ashraf, è spirato sopo un intervento al cervello praticato all’ospedale di Ba’quba, nella capitale della Provincia di Dyala in Iraq. E’ la 13a vittima dell’attacco criminale contro Ashraf del Luglio 2009. Tatayee, era uno dei 36 ostaggi che furono torturati nelle prigioni segrete nei pressi della base della brigata irachena al comando del Colonnello Sadeq Muhammad Kazim. In seguito questi vennero trasferiti in altre prigioni a Khalis e Baghdad e praticarono lo sciopero della fame per 72 giorni, sette dei quali passati anche in sciopero della sete. Tatayee e gli altri ostaggi ritornarono ad Ashraf il 7 Ottobre 2009 dopo aver subito gravi ferite fisiche. (Le immagini della prigione segreta e degli ostaggi che fanno lo sciopero della fame nella prigione dei servizi segreti a Baghdad sono allegate)

Questa è la terza vittima tra i residenti di Ashraf e Liberty nelle ultime due settimane, direttamente collegata al disumano blocco imposto dal governo iracheno, che dura ormai da quattro anni, e alla mancanza di accesso a regolari ed efficaci cure mediche.

Citando il consigliere del Primo Ministro iracheno, George Bakus, Martin Kobler scrisse nella sua lettera del 24 Febbraio 2012 ai rappresentanti dei residenti: “Secondo il Memorandum di Intesa, il Governo dell’Iraq ha la responsabilità del benessere dei residenti. Il Governo dell’Iraq ha l’obbligo di fornire assistenza sanitaria ai residenti del campo secondo quanto stabilito dalla legge, in un luogo in cui i residenti possano avere rapido accesso ai medici”.

Ma in pratica, questi servizi medici sono assolutamente inaccessibili ai residenti. Indubbiamente,   se i residenti avessero accesso senza limitazioni ai necessari e adeguati servizi medici, come l’accesso all’ospedale e ai medici specializzati di Erbil, con la possibilità di accompagnare questi medici ad Ashraf e due infermiere giorno e notte, molti di questi decessi avrebbero potuto essere evitati. Già dal Novembre 2009, l’OMPI aveva richiesto all’UNAMI di trasferire Tatayee e molti altri residenti gravemente feriti, in Europa per le cure.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
26 Giugno 2012

 

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