giovedì, Dicembre 1, 2022
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SUDAN E IRAN: NESSUN DIRITTO DI CREDERE…O DI NON CREDERE!

Giulio Terzi

La nostra web-community riunisce cittadini convinti della *priorità che i Diritti Umani devono avere* nella politica estera Italiana e dell’UE.

Ne parliamo spesso, e cerchiamo di dare contributi concreti attraverso gruppi o associazioni nelle quali siamo coinvolti, lo sottolineiamo nei rapporti con gli ambienti politici, di governo e dell’i…nformazione, e sentiamo questo impegno come *un tratto distintivo* della nostra stessa identità tricolore. Due le osservazioni: sappiamo che la mobilitazione internazionale *può influire* sulle scelte di Paesi dove questi diritti sono più gravemente violati, e in senso opposto constatiamo come l’Europa – e talvolta anche l’Italia – tendano a “distrarsi” dinanzi ad atrocità perpetrate in Paesi che si mostrano “irritabili” quando certe tematiche vengono sollevate… Il filo che lega la giovane sudanese cristiana Meriam Ibrahim al dissidente politico iraniano Gholamreza Khosravi può non apparire immediatamente evidente, ma i due casi *sono in stretta relazione* tra loro: due paesi così diversi, ma le cui autorità ricorrono con inquietante facilità a torture ed esecuzioni di “apostati” e “blasfemi”. Meriam era stata incarcerata in avanzato stato di gravidanza e con un altro figlio piccolo con se, colpevole del “crimine” di essersi convertita al cristianesimo (!). Per questo è stata prima condannata a cento frustate, seguite dalla condanna a morte. Il caso ha sollevato indignazione mondiale, e numerosi Governi, associazioni e personalità sono intervenute su Karhoum. Finalmente, pochi giorni fa la sentenza è stata sospesa, e si confida ora in una soluzione positiva, anche perché paradossalmente la Costituzione sudanese riconoscerebbe il principio della libertà di religione. La tragedia si è invece abbattuta sulla famiglia di Gholamreza Khosravi, atrocemente giustiziato questo weekend, dopo dodici anni di segregazione, violenze e torture nel tristemente noto carcere di Evin, in Iran, nel silenzio internazionale. Khosravi è stato torturato e ucciso perchè colpevole del “Mohareb”, il reato – strumentale di chi “offende Dio opponendosi in qualunque al regime degli Ayatollah” (!), istituito nel 1988 da una Fatwa di Khomeini, e tutt’ora in vigore. I carnefici Iraniani, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non hanno certo rallentato la loro attività da quando Rohani è arrivato alla Presidenza, la scorsa estate: al contrario, in un solo mese – dal 21 aprile al 21 maggio – vi sono state *ben 113 esecuzioni capitali*, che portano l’Iran al primato mondiale di condanne a morte eseguite e probabilmente con la più alta percentuale di prigionieri politici. L’uccisione di Koshravi aggrava le preoccupazioni anche per i tremila dissidenti iraniani che ancora risiedono a Camp Liberty, in Iraq, sotto la formale protezione dell’ONU. Il Governo iracheno ha insieme alle Nazioni Unite la responsabilità di proteggerli, fin dal 2003, ma le stragi avvenute lo scorso settembre e la riconferma di un Primo Ministro iracheno sempre più legato all’Iran, la disinformazione promossa da uno dei probabili complici della strage di settembre, il Generale Shemmeri, e la forte insistenza della suprema magistratura Iraniana affinchè i residenti di Camp Liberty siano estradati a Teheran, sono tutti *pessimi segnali* in direzione della “soluzione finale” che Teheran vorrebbe dare a questa vicenda. In Sudan, l’azione internazionale per Meriam è stata *pressante* e ha ottenuto un ripensamento: ma la “libertà di religione e di credo” (Freedom of Religion and Belief, Forb) in Iran non è oggetto di iniziative o pressioni internazionali sistematiche, nonostante la “Forb” in tale Paese sia considerata da un recente Rapporto del Parlamento Europeo *seriamente compromessa*: “L’Iran è uno dei peggiori *offenders* del diritto alla libertà religiosa…L’UE e gli Stati Membri devono chiarire che la rimozione delle sanzioni richiede non soltanto la rinuncia alle proprie ambizioni nucleari ma anche *progressi tangibili sui Diritti Umani*. L’eliminazione definitiva delle sanzioni deve essere condizionata all’immediato e totale rilascio delle persone incarcerate per motivi religiosi e all’abolizione della legge sull’apostasia…”. In moltI Paesi del mondo, nonostante l’impegno del Consiglio Affari Esteri UE, questi diritti e libertà sono sempre più sotto attacco, e l’azione del Rappresentante Speciale UE per i Diritti Umani nominato nel 2012 non pare assolutamente incisiva in Iran. L’esecuzione di Khosravi e le minacce alla vita dei dissidenti iraniani, la crescita delle esecuzioni capitali e la repressione diffusa, devono dare alla questione dei Diritti Umani in Iran una *ben diversa e più immediata centralità*, per l’Europa ma anche per il Ministro degli Affari Esteri italiano… COSA NE PENSATE…? 

 

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