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Siria: è forse l’Iraq il primo paese a defezionare?

Sabato 07 Luglio 2012 08:01 Oggi è chiaro che Baghdad, nonostante l’influenza iraniana, non tiene più in considerazione al-Assad

Asharq Al-Awsat – di Tariq Alhomayed

L’ultima dichiarazione del ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari fatta al Cairo sul regime di al-Assad, in cui lo definisce un regime totalitario, significa che l’Iraq di fatto è diventato il primo paese che smette di sostenere al-Assad, anche se ciò è avvenuto solo attraverso i media. Ciò significa che soltanto l’Iran e il governo libanese rimangono a favore della Siria, benché a questo punto qualcuno potrebbe dire: e la Russia?

La realtà è che oggi la posizione di Mosca è quella di chi tiene il piede in due staffe. Perché alla luce dell’assenso della Russia alla recente deliberazione di Ginevra, si può ritenere che la forza di Mosca risieda nel suo potere di paralizzare il Consiglio di sicurezza dell’ONU piuttosto che risolvere la situazione, vale a dire avere la capacità di forzare al-Assad a lasciare Damasco. Quindi Mosca è come chi nuoce ma non aiuta, e questa è stata la politica della Russia nella nostra regione, che si trattasse dell’Egitto di Nasser, dell’Iraq di Saddam o oggi del tiranno di Damasco.

Dopo la posizione presa dalla Russia a Ginevra, non si può dire che Mosca sostenga al-Assad né che lo avversi, e questo stato dei fatti è del tutto disorientante. Quindi, è la dichiarazione resa dal ministro degli Esteri sulla Siria quella che oggi colpisce, così come il paragone tra il regime di Damasco con quello di Saddam in Iraq; inoltre Zebari ha dichiarato anche che l’Iraq appoggia il popolo siriano!

L’importanza della dichiarazione di Zebari sta nel fatto che è stata resa dal ministro degli Esteri iracheno in carica dell’Iraq, membro di un governo controllato dall’Iran. Il governo di Baghdad si è reso conto che la situazione odierna della Siria non corrisponde all’interesse di al-Assad? E’ per questo che Baghdad ha sferrato questo duro attacco contro il criminale di Damasco, in particolare dal momento che la dichiarazione è stata fatta da un ministro degli Esteri di lungo corso, noto per il suo tatto e sapienza politica, qualcosa che l’Iraq sotto al-Maliki ha perso?

Ciò rappresenta in ogni caso il contrario della posizione del governo libanese, che ha fatto una dichiarazione vergognosa e disonorevole giustificando in modo ignobilmente servile il rapimento, nel territorio nazionale, di soldati libanesi da parte dell’esercito del regime di al-Assad,. Ciò dimostra che il governo libanese non è padrone delle proprie decisioni né intende esserlo!

Pertanto dobbiamo considerare attentamente la posizione presa dal ministro degli Esteri iracheno verso al-Assad, perché questo non è meno importante della defezione, la scorsa sera, di 85 soldati siriani guidati da un ufficiale superiore. La posizione di Zebari non può essere stata presa indipendentemente da quella governativa, nemmeno con il pretesto che l’Iraq presiede la sessione in corso della Lega Araba. Questa posizione indica che la mutevole situazione in campo in Siria è ciò che ha spinto l’Iraq a essere il primo alleato a staccarsi dall’asse pro al-Assad, anche se questo è avvenuto nei media. Da qui, diventa chiaro che il regime di al-Assad lentamente, giorno dopo giorno, si sta disintegrando e anche ai suoi alleati più stretti non resta alternativa che attaccarlo pubblicamente.  Significa che il regime di al-Assad sta collassando, giorno dopo giorno. Inoltre Zebari non ha mai criticato così aspramente al-Assad finché al-Maliki, anni fa, minacciò il presidente siriano di ricorrere al Consiglio di sicurezza dell’ONU al tempo degli attacchi terroristici che scuotevano Baghdad, della cui responsabilità al-Maliki accusava il regime di al-Assad . Quindi, oggi è chiaro che Baghdad, nonostante l’influenza iraniana, non tiene più in considerazione al-Assad; ciò ha implicazioni enormi, soprattutto significa che l’Iraq potrebbe essere il primo paese ad abbandonare l’alleanza con al-Assad, che a Baghdad non fa più paura a nessuno. Da adesso, il tiranno di Damasco agli occhi degli Iracheni è diventato una tigre di carta

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