Quaranta giorni dopo la morte di Jalal Abedini, provocata dal blocco sanitario, le forze irachene si rifiutano ancora di consegnare il suo corpo per la sepoltura.
Abedini ha perso la vita il 17 Aprile a causa del ritardo con cui è stato operato per un tumore all’intestino in un ospedale di Baghdad.
Questa misura disumana e anti-islamica viene presa nonostante tutte le procedure legali ed amministrative per la sepoltura siano state completate. Sadeq Mohammed Kadhim e Ahmed Khozair, entrambi coinvolti nei massacri dei residenti di Ashraf sin dal 2009 e che ora gestiscono Camp Liberty per conto del Comitato Governativo incaricato della repressione di Ashraf, stanno ostacolando la sepoltura di Jalal Abedini. Le ripetute richieste dei rappresentanti e dei consulenti legali dei residenti alle forze irachene, all’UNAMI e all’UNHCR finora si sono rivelate vane. Questo provvedimento è un esempio inequivocabile della tortura psicologica messa in atto nei confronti dei residenti di Liberty per conto del regime iraniano.
La Resistenza Iraniana chiede al Segretario Generale delle Nazioni Unite, all’Alto Commissario per i Rifugiati e all’Alto Commissario per i Dirittii Umani, nonché ai funzionari statunitensi, di prendere i provvedimenti necessari per porre fine a queste azioni disumane che violano molte leggi e patti internazionali che richiedono il rispetto dei corpi dei deceduti.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
25 Maggio 2015
