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Si diffondono menzogne contro i residenti di Liberty e si prepara il terreno per il trasferimento forzoso a Liberty degli altri residenti di Ashraf

Dichiarazione di ISJ – 1 Marzo 2012

Da quando 10 giorni  fa 400 residenti di Ashraf sono stati trasferiti a Campo Liberty, abbiamo ricevuto notizie preoccupanti. Contrariamente alla dichiarazione del 31 Gennaio e alle promesse fatte dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Liberty ancora non rispetta gli standards umanitari e dei Diritti Umani e comprende delle infrastrutture molto obsolete che necessitano di notevoli miglioramenti. Questo luogo, con la presenza invasiva delle forze armate irachene, un numero enorme di telecamere di sorveglianza e la mancanza di libertà di circolazione è, in termini pratici, una prigione. Questo è ciò che ha a provocato disgusto nella comunità internazionale, dal Congresso degli Stati Uniti al Parlamento Europeo. In una lettera del 27 Febbraio, firmata da ciascuno dei residenti a Liberty ed inviata al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Segretario di Stato americano Hillary Clinton, hanno scritto:
“Quando siamo entrati a Campo Liberty, le condizioni del campo erano scioccanti. Era un posto pieno di immondizia, senza acqua potabile o per i servizi, ed una grave mancanza di elettricità. Il sistema fognario non funzionava e lo spargimento delle acque nere nel campo minaccia gravemente la salute dei residenti. Il campo contiene delle roulottes terribilmente sporche e fatiscenti e solo pochissime di queste, dopo essere state riparate, potrebbere essere usate temporaneamente.
Tra di noi ci sono ingegneri di grande esperienza che hanno trasformato Campo Ashraf da un deserto desolato in una città moderna. Ma è stato loro impedito di portare con sé più del 90% dei loro veicoli e larga parte dei loro beni mobili compresi i veicoli di servizio e le attrezzature nonché l’equipaggiamento necessario per la manutenzione. Perciò le nostre capacità sono limitate. Non solo siamo stati sfrattati dalle nostre case ma ci viene anche negato di costruircene una temporanea.
Il campo è circondato da alte mura. C’è un quartier generale della polizia e diversi altri posti di polizia con 150 poliziotti armati, oltre ad un pattugliamento 24 ore su 24. Ci era stata promessa la presenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7 degli osservatori delle Nazioni Unite, ma invece abbiamo la presenza della polizia armata all’interno del campo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non possiamo lasciare il campo. Ai nostri avvocati non è consentito l’accesso al campo. L’accesso ai servizi medici e soggetto a permesso da parte delle autorità irachene. In breve, Liberty è un centro di detenzione in pessimo stato”.
Ma ciò che è ancor più deprecabile, è la campagna diffamatoria che ha diffuso menzogne con l’intenzione di ritenere i residenti di Liberty colpevoli dell’attuale stato di cose. Menzogne come queste:
“I residenti hanno sabotato le fosse settiche e hanno inviato le foto in tutto il mondo. Loro hanno sabotato il generatore. Loro hanno prosciugato le cisterne dell’acqua. Hanno sparso in giro l’immondizia. Alcuni hanno persino usato delle lime da unghie per rimuovere le loro impronte digitali. All’inizio hanno rifiutato di far entrare a Liberty 2 camion per le acque di scarico, 2 cisterne d’acqua e 2 camion per raccogliere l’immondizia. Non stanno collaborando con l’UNHCR, non firmano i documenti e alcuni di loro si sono abrasi i polpastrelli”.
Ovviamente queste accuse sono irrazionali e senza senso ed è abbondantemente chiaro i malvagi obbiettivi che perseguono queste crudeli e maligne bugie. Ma quando il Rappresentante Speciale ha presentato queste accuse al rappresentante dei residenti fuori dall’Iraq e a Camp Liberty il 22 e 23 Febbraio, questi gli hanno offerto risposte logiche e convincenti sia orali che scritte.
I documenti che lo provano sono disponibili. I residenti hanno scritto il 27 Febbraio:
“ Per portare alla luce questo scandalo, stiamo affrontando una campagna di demonizzazione che ha lo scopo di incolpare noi, le vittime, di “mancanza di collaborazione” e persino di “sabotaggio”. Questo sta preparando la via alle prossime fasi della cospirazione. E’ la continuazione di una campagna di demonizzazione iniziata 33 anni fa da Khomeini, quando disse che il PMOI torturava la sua gente per insozzare l’immagine del “Sistema Islamico”. Il governo iracheno, quando ha ucciso 36 nostri fratelli e sorelle l’8 Aprile 2011, ha incolpato noi per quel crimine”.
Ma è piuttosto sconcertante che questa campagna di diffamazione e disinformazione continui ampiamente a Washington, New York, Ginevra, Bruxelles e Baghdad. Quello che mi ha scioccato di più, sono state le telefonate del Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite ai membri del Parlamento Europeo, nelle quali ripeteva queste insinuazioni.
Il regime iraniano ha una lunga storia di critiche  alle vittime invece che ai carnefici. Questo regime ha perpetrato l’assassinio di preti cristiani, l’esplosione del santuario dedicato all’Imam Reza nel 1994 e le uccisioni  della Mecca nel 1988. In seguito i funzionari iraniani hanno ammesso di aver addossato la responsabilità all’opposizione per diffamarla.
Mentre diffonde queste menzogne, vi sono nuovi tentativi del governo iracheno per trasferire altri gruppi di residenti a Liberty. Il governo iracheno ha affermato che i prossimi gruppi dovranno essere trasferiti a Liberty presto. Il 28 Febbraio, poche ore prima che Mr. Kobler chiamasse i membri del Parlamento Europeo, un generale iracheno è andato dai residenti di Campo Ashraf e li ha minacciati con la storia del trasferimento forzoso. E’ difficile per me non trovare connessioni tra questi due eventi.
Da una parte, i difetti di Liberty vengono nascosti, vengono distribuite le sue foto ritoccate, e si afferma che ha ospitato 5000 soldati americani fino a poche settimane fa; dall’altra parte si addossa la responsabilità di queste mancanze ai residenti e quindi si rilascia un’autorizzazione morale e politica al trasferimento  di un nuovo gruppo alla prigione di Liberty.
Il 17 Febbraio il Capo delle Relazioni con l’Iraq del Parlamento Europeo, dopo il trasferimento del primo gruppo, ha enunciato in una dichiarazione le garanzie necessarie per il trasferimento a Liberty. Queste garanzie sono state ripeture dai residenti di Liberty e di Ashraf, in una dichiarazione del Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana il 24 Febbraio e, in una istanza separata, il 27 Febbraio dai residenti di Liberty e Ashraf al Segretario Generale delle Nazioni Unite ed al Segretario Clinton.
Le indagini mostrano che le calunnie diffuse contro i residenti di Liberty non sono solo semplici bugie, e  nonostante la mancanza di risorse essi non hanno esitato a compiere ogni sforzo negli ultimi 10 giorni per migliorare la situazione nel campo. Le accuse di bloccare l’entrata dell’acqua, dei camion della spazzatura e dei rifiuti, è ridicola.
I cancelli del campo sono controllati dalle forze irachene e i residenti non hanno la possibilità di fermarle. La verità è che il 23 Febbraio, mentre Mr. Kobler stava visitando il campo, il rappresentante del governo iracheno, con un atto di dissimulazione, ha mandato due cisterne riempite di acqua per uso agricolo, due camion per le acque di scarico e due camion per la spazzatura che erano pieni e inutilizzabili. I camion per l’acqua e per gli scarichi erano inutilizzabili e il camion per la spazzatura ha tolto solo un po’ di spazzatura che era stata lasciata in giro prima dell’entrata dei residenti.
I residenti stanno collaboranso attivamente con l’UNHCR per accelerare il processo di identificazione. L’UNHCR è riuscito a verificare la posizione di 300 residenti in 8 giorni da quando ha iniziato questo processo ed ha iniziato i colloqui il 29 Febbraio. I residenti non hanno alcun problema a farsi prendere le impronte digitali o a firmare i moduli. Alcuni problemi tecnici ai computer del UNHCR hanno causato dei lievi ritardi ed il personale del UNHCR ha ripetutamente espresso il suo rammarico ai residenti per questo.
La Commissione del UNHCR che sta svolgendo il Processo di Verifica e i colloqui, ha negato decisamente ai consiglieri legali dei residenti che ci siano stati casi di residenti che si sono abrasi i polpastrelli e hanno sottolineato che, a parte i problemi ai computer del UNHCR, non ci sono stati problemi.
E l’affermazione che ci siano stati 5000 soldati americani fino a poche settimane prima a Liberty, è oscura. I 5000 soldati americani erano stanziati nel campo principale all’interno di Liberty, che è almeno 20 volte l’area dell’attuale sito, e che comprendeva numerosi e ampi fabbricati, un lago artificiale e impianti sportivi. Inoltre, il numero di 5000 risale dai 4 ai 5 anni fa, quando gli Stati Uniti avevano il maggior numero di truppe in Iraq.
Tutti sanno però, che l’esercito americano possiede modernissime strutture logistiche da campo e non è dipendente da strutture fisse. Senza parlare del fatto che Liberty era solo un complesso dormitorio per il soldati americani e non un luogo dove vivere giorno e notte, e che ogni soldato americano vi rimaneva al massimo per sei mesi. In più, dei generali americani hanno riferito che molti soldati rimasti a Liberty per sei mesi, oggi soffrono di disturbi psicologici. Larga parte delle strutture in questo piccolo campo, sono state anche saccheggiate, dopo che ne hanno preso il controllo le forze irachene il 3 Dicembre 2011 e fino a che è arrivato il primo convoglio con i residenti di Ashraf il 18 Febbraio 2012.
Il Comitato Internazionale “In Search of Justice” (ISJ), nell’esprimere il suo profondo rammarico per la campagna di disinformazione contro i residenti di Liberty, e nell’appoggiare le assicurazioni minime richieste dai residenti, sottolinea che finché non si avrà questo minimum, in particolare la rimozione delle forze armate irachene e delle telecamere di sorveglianza dal campo, nessun altro residente dovrà essere trasferito a Liberty. ISJ chiede che il Segretario Generale delle Nazioni Unite nomini un comitato di inchiesta indipendente, approvato anche dai residenti, per indagare su questa disinformazione e non permettere che la campagna di demonizzazione e la parzialità dei funzionari delle Nazioni Unite preparino il terreno per un trasferimento forzoso e un altro massacro dei residenti di Campo Ashraf. Inoltre, chiediamo al Segretario Generale e al Rappresentante Speciale, di estendere la possibilità di visitare Ashraf e Liberty, alla prima opportunità, anche ad una delegazione del Parlamento Europeo in modo che possa comprendere direttamente la situazione e la verità.

Alejo Vidal Quadras , vice presidente del Parlamento europeo
Presidente del Comitato Internazionale “In Search of Justice” (ISJ)

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