sabato, Dicembre 10, 2022
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Si aggravano le condizioni di salute di un prigioniero politico curdo iraniano in sciopero della fame

CNRI – Il prigioniero politico curdo iraniano Mohammad Sediq Kaboudvand, che ha superato i 23 giorni di sciopero della fame, si è sentito male e pare sia in pericolo di vita.

Kaboudvand, giornalista curdo e prigioniero politico detenuto nella sezione 350 del carcere di Evin, ha iniziato lo sciopero della fame all’inizio di questo mese per protestare contro le nuove accuse fabbricate dal regime contro di lui e per l’aumento delle pressioni e delle molestie in carcere. 

Nonostante le sue gravissime condizioni, il regime ha aumentato le pressioni su di lui e lo ha convocato per essere processato per nuovi reati.

Domenica sono giunte notizie che dicevano che Kaboudvand era svenuto a causa di un improvviso calo di pressione sanguigna e che doveva essere ricoverato al Taleqani Hospital di Tehran.

I medici dell’ospedale hanno detto ai familiari che Kaboudvand sta rischiando un attacco cardiaco e che deve essere ricoverato nel reparto di terapia intensiva.

Mohammad Sediq Kaboudvand era già stato ricoverato al Taleqani Hospital il 21 Maggio mentre era in sciopero della fame, ma era stato dimesso senza aver ricevuto nessuna cura.

Kaboudvand si trova in carcere dal 1° Luglio 2007 ed è stato condannato da un tribunale fantoccio a 10 anni di reclusione per “atti contro la sicurezza”.

Soffre di diverse malattie, tra cui problemi cardiaci e renali e il persistere delle attuali condizioni è molto pericoloso per lui.

Reporters Without Borders (RSF) in un comunicato del 18 Maggio ha ribadito la sua “profonda preoccupazione” per l’arresto dei giornalisti in Iran e per le condizioni in cui vengono detenuti, aggiungendo che è “particolarmente preoccupato” per Kaboudvand (Mohammad Sadegh Kabodvand), che sta praticando lo sciopero della fame.

Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana il 24 Maggio ha chiesto a tutti i difensori dei diritti umani, in particolare all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, all’Inviato Speciale dell’ONU sulla tortura ed altre pene crudeli e disumane, all’Inviato Speciale dell’ONU sul diritto di ognuno a godere del più alto standard possibile di salute fisica e mentale, all’Inviato Speciale dell’ONU sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran e al Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie, di avviare un’azione efficace per garantire il rilascio dei prigionieri politici in sciopero della fame come Mohammad Kaboudvand.

 

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