mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Rapporto mensile del maggio 2018 di Iran Human Rights Monitor

Secondo il Rapporto mensile di Iran Human Rights Monitor di maggio, durante il mese in Iran si sono verificati molti casi di violazioni dei diritti umani e abusi, tra cui 16 esecuzioni, cinque condanne alla flagellazione, 17 casi di omicidi arbitrari, aumento della pressione sui prigionieri, pestaggi di venditori ambulanti, distruzione di case popolari, maltrattamenti di una bambina delle scuole elementari perché ‘velata male’ e repressione di proteste pacifiche in tutto il Paese.

L’incidente più scioccante in maggio si è verificato nella città meridionale di Kazerun, quando le proteste sono diventate letali poiché le forze di sicurezza del regime iraniano hanno aperto il fuoco sui manifestanti. Iran Human Rights Monitor riferisce che almeno quattro manifestanti sono stati uccisi, diversi feriti e molti sono stati arrestati. Video filmati a Kazerun mostrano agenti in borghese che sparano ai manifestanti dal tetto del palazzo della magistratura. Altri video mostrano forze di sicurezza inviate dalle autorità delle città vicine come Shiraz e Teheran, per sedare le proteste.

Iran Human Rights Monitor ha registrato 16 esecuzioni nel mese di maggio. Tre sono avvenute in pubblico. Inoltre, i nomi di 57 detenuti in attesa di esecuzione sono stati annunciati nella prigione di Rajaie Shahr (Gohardasht), nella provincia di Karaj.
Anche diciassette omicidi arbitrari sono stati registrati da Iran Human Rights Monitor, inclusi 9 portatori uccisi dalle guardie di confine iraniane. Sono stati riportati anche almeno quattro individui uccisi a colpi d’arma da fuoco durante le proteste a Kazerun, nel sud dell’Iran.
Durante la detenzione, due prigionieri si sono uccisi a causa delle dure condizioni carcerarie. Almeno un detenuto è morto dopo che gli era stato negato l’accesso a cure mediche adeguate.
Secondo Iran Human Rights Monitor, ci sono stati 410 arresti registrati in tutto l’Iran, tra cui 148 arresti politicamente motivati, 7 arresti per motivi religiosi ed etnici e 255 arresti sociali.

Circa 16 prigionieri hanno condotto scioperi della fame per far riconoscere i propri diritti. Arrestati durante le proteste contro un insulto trasmesso dalla televisione di Stato, 8 prigionieri arabi di Ahvazi hanno inscenato uno sciopero della fame per protestare contro l’entità troppo alta della cauzione stabilita per loro.
Una delle conseguenze dei 40 anni di questo regime è l’alto numero di prigionieri. Il 16 maggio, il sito web statale Jamaran ha riferito che in Iran 52 persone vengono imprigionate ogni ora, citando Hassan Moussavi Chelak, il capo dell’associazione Iran Social Aids, che recentemente ha dichiarato che 459.660 detenuti sono stati aggiunti alla popolazione carceraria nel 2017. Chelak ha aggiunto che l’aumento del numero di prigionieri è un segnale di “deterioramento dei valori morali” e che “15 milioni di fascicoli giudiziari mostrano la debolezza della morale sociale in Iran”. A causa della mancanza di trasparenza di fonti ufficiali che forniscono informazioni sugli arresti, questa cifra deve essere considerata come minima.

Come riportato dall’agenzia di stampa statale IRNA, At’hareh Nejadi, responsabile per il presidente Rouhani della programmazione e del coordinamento delle donne e degli affari familiari, ha affermato: “Sulla base dei rapporti che abbiamo avuto dalle prigioni del Paese, le donne non sono in condizioni adeguate nelle carceri. Sfortunatamente, le madri che hanno commesso crimini non intenzionali sono in prigione con i loro bambini piccoli. Bambini che ricordano solo la vita entro le mura della prigione…”. Per quanto riguarda l’età media delle donne, ha aggiunto: “Secondo le informazioni ricevute, l’età media era tra i 17 e i 37 anni. Naturalmente c’erano anche donne anziane”.

Secondo l’agenzia di stampa statale ISNA, Asqar Jahangir, il capo dell’Organizzazione delle Carceri, ha dichiarato: “Abbiamo circa 18.000 prigionieri per reati finanziari che sono stati incarcerati per crimini non intenzionali. Questi detenuti hanno commesso reati come avere sottoscritto cambiali o fideiussioni e non essere stati in grado di onorarle”. Ha aggiunto: “Ci sono anche detenuti che hanno avuto incidenti nelle loro officine, hanno scritto un assegno con fondi insufficienti o non hanno pagato gli alimenti o la dote. Il numero di casi di dote non pagata è molto alto… Abbiamo 3.000 prigionieri a causa della mancata dote, dei quali 466 potrebbero essere liberati pagando meno di 10 monete d’oro, ma poiché non sono in grado di farlo sono ancora in prigione”. Jahangir ha evidenziato il risultato di un questionario, che dice: “Il 73% dei detenuti ha affermato che la povertà è la ragione della loro detenzione. Il 43% dei detenuti sono analfabeti e soffrono di povertà culturale. Il 17% di loro sono incarcerati per comportamenti pericolosi”, secondo l’agenzia di stampa statale Mehr.
Mohammad Ali Qhasedi, giudice principale della provincia di Ardebil nel nord-ovest dell’Iran, ha dichiarato: “Attualmente nelle prigioni della provincia si trovano 770 prigionieri condannati per reati finanziari. Di questi, 245 per non avere pagato la dote, 78 per non avere pagato gli alimenti e 436 per altri problemi”. L’agenzia di stampa statale ILNA riporta anche questa sua affermazione: “Sfortunatamente, il numero dei detenuti finanziari è maggiore e ci sono 35.000 di loro i cui fascicoli sono sotto controllo da parte di diversi organi giudiziari”.

La persecuzione delle minoranze religiose continua. Rapporti dall’Iran pubblicati recentemente affermano che le donne yaresan sono detenute in condizioni deplorevoli nella prigione di Qarchak a Varamin. Una di loro ha riportato ferite alla mano, al gomito e alle dita mentre veniva arrestata durante la manifestazione di protesta degli yaresan a Teheran. Le sue gambe sono state ustionate dai gas lacrimogeni, ma le sono state negate le cure mediche. Secondo quanto riferito, le donne sono sotto pressione per le loro visite settimanali.

Due membri del ‘parlamento’ hanno espresso allarme per la carenza di cibo in quattro delle province del Paese. Il 75% degli abitanti della provincia di Sistan-Balucistan nel sud-est dell’Iran vivono in condizioni di povertà e sono soggette a scarsità di cibo. Mohammad Amini Fard, che rappresenta il Sistan-Balucistan nel ‘parlamento’ del regime, ha affermato che “il livello della provincia è molto basso per quanto riguarda lo sviluppo e l’ingiusta distribuzione della ricchezza, e purtroppo, a causa della mancanza di risorse naturali e di una siccità di 18 anni, essa è di fronte a un’enorme carenza di cibo. Questo è il motivo per cui gli abitanti dei villaggi sono emigrati verso la periferia di città come Zabol, Zahedan e Chabahar”.

Il membro del ‘parlamento’ di Zahedan, Alim Yar Mohammadi, ha discusso le gravi circostanze che vedono il 75% degli abitanti della provincia colpiti dalla povertà alimentare. “Le persone dei villaggi di questa provincia non hanno acqua potabile sufficiente o addirittura pane. Secondo qualsiasi standard essi vivono in pessime condizioni”, ha detto, e ha aggiunto: “In questa provincia sono diffusi tutti i tipi di malattie e questo non può essere negato. Anche nella città di Zahedan più di 350.000 persone non dispongono di acqua corrente adeguata e in molte parti della città l’acqua è fornita da camion cisterna”.

 

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