domenica, Dicembre 4, 2022
HomeNotizieIran NewsPressione non vuol dire vittimismo nei colloqui sul nucleare iraniano

Pressione non vuol dire vittimismo nei colloqui sul nucleare iraniano

Da quando il nuovo Congresso si è riunito in sessione questo mese, c’è stato un gran botta e risposta tra i legislatori e il capo dell’esecutivo riguardo alla questione dei colloqui sul nucleare iraniano e le sanzioni all’Iran.

Parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno detto chiaramente che una legge che delinei nuove sanzioni sarà la massima priorità e che prevedono di presentarla al Senato all’inizio di Febbraio. Alcuni hanno suggerito che potrebbe essere prevista una maggioranza a prova di veto.

Tuttavia l’amministrazione Obama ha risposto di essere pronta ad opporre il suo veto alla legge e il presidente ha chiesto al Congresso di “soprassedere”, spingendosi fino al punto di affermare che i parlamentari pro-sanzioni saranno “responsabili” del risultato, se l’approvazione di questa legge porterà ad una rottura dei colloqui sul nucleare o, addirittura, ad una nuova guerra in Medio Oriente.

E’ difficile capire come questi risultati potranno scaturire direttamente dagli sforzi del Congresso. E inoltre i parlamentari potrebbero chiedere al presidente quale sarà il risultato se l’Iran continuerà ad ritardare e ad ostacolare i colloqui fino a che un’auto-imposto terzo termine scadrà senza che si possa parlare di alcun vero progresso. La pace e la sicurezza mondiale sarebbero meglio salvaguardate se questi colloqui si rivelassero praticamente senza fine?

In un meeting del Comitato del Senato per le Relazioni Estere mercoledì, il democratico Robert Menendez si è eccezionalmente rivolto direttamente al presidente accusandolo di alimentare “la narrativa vittimista iraniana” con commenti che “sembrano argomentazioni  arrivate direttamente da Tehran”.

Questa narrativa vittimista è apparsa chiara durante tutto il processo dei negoziati e il leader supremo iraniano ne ha tratto un gran vantaggio, dipingendo ogni ritardo e ostacolo posto ai colloqui come una vittoria della “Repubblica Islamica” sulle forze di oppressione.

Dopo che il secondo termine fissato per i colloqui è scaduto a Novembre, il responsabile ultimo del regime, Ali Khamenei, ha dichiarato attraverso il suo sito web personale: “Sulla questione nucleare gli Stati Uniti e i paesi colonialisti europei hanno riunito e messo in campo tutti i loro sforzi per mettere in ginocchio la Repubblica Islamica, ma non ci sono riusciti e non ci riusciranno”.

Questa narrativa vittimista è stata iniziata e viene portata avanti dalla lobby dei mullah a Washington, ma non prende in giro nessuno. L’idea che il mondo probabilmente incolperebbe gli Stati Uniti se i negoziati fallissero sotto la spinta di nuove sanzioni, sfida ogni logica e due decenni di inganni dei mullah. Incolpare la legge pro-sanzioni dell’abbandono dei colloqui da parte dell’Iran, significherebbe non solo ignorare tutti gli anni di non-collaborazione del regime iraniano, ma anche i precedenti 12 anni di tentativi per ottenere armi nucleari dilungando e ostacolando le indagini internazionali sul tale programma. Significherebbe anche ignorare che l’atteggiamento conciliante di Europa e Stati Uniti ha fatto arrivare il regime di Tehran così vicino alla bomba atomica.

La convinzione dell’amministrazione Obama che il presidente iraniano Hassan Rouhani sia un moderato, non assolve il regime dei mullah da più di un decennio di ricerche nucleari e di disprezzo verso la volontà internazionale. Infatti questa convinzione prova più di qualunque altra cosa che la prospettiva dell’amministrazione sui colloqui sul nucleare è fuori dalla realtà, eccessivamente ottimista e sorprendentemente pro-regime.

Dopo tutto è stato Hassan Rouhani che ha ammesso pubblicamente l’ambizione del regime di fare progressi nel nucleare, limitando le indagini internazionali. In un discorso del 2004 al Consiglio Culturale Supremo della Rivoluzione, l’allora negoziatore-capo sul nucleare disse: “Mentre parliamo con gli europei a Tehran, stiamo installando apparecchiature in alcune parti dell’impianto di Isfahan… Infatti, creando un ambiente rilassato, siamo riusciti a completare il lavoro ad Isfahan. Oggi possiamo convertire l’ossido di uranio”.

E cosa sta chiedendo il Presidente Obama al suo Congresso mentre questo sta considerando una nuova legge sulle sanzioni? Un ambiente rilassato. Chiede al Congresso di “soprassedere”. E queste richieste giungono in un momento in cui i problemi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica per i probabili aspetti militari del programma nucleare iraniano stanno continuando ad andare male quanto i negoziati sul nucleare stessi.

A Novembre il capo dell’Agenzia Yukiya Amano ha detto: “L’Iran non ha fornito nessuna spiegazione che consenta all’Agenzia di chiarire le misure pratiche in sospeso, né ha proposto nessuna misura pratica per la prossima fase del Framework of Cooperation, nonostante le diverse richieste dell’Agenzia”.

Una tale mancanza di collaborazione solleva gravi questioni sul fatto che la storia si ripete, sul fatto che il regime teocratico sta continuando il suo lavoro illegale mentre continua stancamente a dare segni di una limitata interazione con negoziatori ed ispettori. Una tale mancanza di collaborazione dovrebbe sostanzialmente minacciare la narrativa vittimista iraniana. E lo farebbe senz’altro se questa narrativa non venisse sostenuta dall’amministrazione Obama.

La paura del crescente malcontento popolare, unita alla pressione economica e all’isolamento mondiale, ha creato una situazione insostenibile per il regime iraniano. Aprirsi ai colloqui ha solo avuto lo scopo di rimandare l’inevitabile rivolta di una popolazione scontenta che vuole mettere fine a questa dittatura religiosa e ristabilire la libertà e la democrazia.

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,633FollowersFollow
40,418FollowersFollow