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Patrick Kennedy: “Il MEK ha difeso la libertà sia durante la lotta contro l’oppressione dello Scià che del regime dei mullah in Iran”

Gli iraniani hanno commemorato i 30.000 prigionieri politici massacrati nel 1988 in Iran durante una conferenza online che si è tenuta in contemporanea in 20 importanti città e capitali d’Europa e Nord America. I partecipanti hanno espresso il loro appoggio alle proteste del popolo iraniano che vuole rovesciare il regime e al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana quale alternativa democratica al regime.

A questo evento hanno partecipato Maryam Rajavi, la presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, l’ex-deputato americano Patrick Kennedy, rappresentanti eletti europei, insieme a moltissimi illustri giuristi, esponenti politici e religiosi.
Di seguito le dichiarazioni rese da Patrick Kennedy:
Come ho già detto in eventi precedenti, quando si è trattato di lottare per coloro che erano intrappolati ad Ashraf, in altre battaglie per i diritti umani in Iran, questa non è solo una questione iraniana, questa è una questione di diritti umani. E questo è il motivo per cui abbiamo persone di tutto il mondo riunite qui per ricordare questo 30° anniversario della morte di 30.000 prigionieri politici giustiziati in maniera sommaria da un regime totalitario e fascista. Perché noi li dobbiamo ricordare. Perché se è potuto accadere in Iran, in epoca moderna, potrebbe accadere ovunque nel mondo, ovunque la gente non si sollevi e combatta per i diritti umani e per coloro che soffrono.

Così come Martin Niemöller, un famoso scrittore ed esperto dell’Olocausto ebraico, disse una volta a proposito dei nazisti “Prima vennero per gli zingari, ma io non ero uno zingaro, perciò non dissi nulla. Poi vennero per i sindacalisti, ma io non ero un sindacalista, perciò non dissi nulla. Poi vennero per i cattolici e poi vennero per gli ebrei, ma io non ero un ebreo, così non dissi nulla. Alla fine vennero per me e non c’era rimasto nessuno per dire qualcosa”.
Noi siamo qui oggi per ricordare questi 30.000 martiri perché è importante per tutti noi sapere che la grazia di Dio è per ognuno di noi e per le nostre famiglie. Ed ecco perché io dico che questa non è solo una causa iraniana, ma una causa universale per i diritti umani. E come dico spesso, è per questo motivo che dichiaro quanto sia incredibile che in questo 30° anniversario della morte di questi martiri per la libertà in Iran, abbiamo una nuova generazione di persone in Iran disposte a lottare e a proclamare il loro sostegno ad un nuovo Iran, che sia libero e democratico e che rispetti la libertà di religione e il ruolo delle donne nella società.
Come ha appena detto Maryam Rajavi “Nulla di tutto questo sarebbe avvenuto se non ci fosse stata un organizzazione a sostenere le unità di resistenza”.
Voglio ringraziare tutti voi che state guardando questo programma. Voglio ringraziare il MEK e Madame Rajavi perché voi siete quelli che stanno mantenendo vive e forti le fiamme della resistenza.

Voi siete quelli che stanno sostenendo i giovani che protestano in Iran. Voi avete l’integrità dei vostri principi perché voi siete quelli che hanno combattuto lo Scià e un sadico regime di oppressori e voi siete quelli che oggi combattono contro una nuova dittatura totalitaria.
Perciò il MEK è sempre stato là, dalla parte della libertà, sia che combattesse l’oppressione dello Scià o che oggi combatta il regime teocratico dei mullah.
Infine, un segnale di quanto efficace lei sia stata Madame Rajavi, è l’impressionante coraggio dei giovani oggi in Iran.
Sono scesi nelle strade di Teheran gridando “Abbasso Khamenei e Rouhani!”, “Abbasso il dittatore!”. Rifiutano entrambe le fazioni del regime dicendo “Estremisti, riformisti, il gioco è finito!”.

Non sono più confusi da quelli che dicono di essere moderati. Noi sappiamo che tutti loro sono dalla parte dell’oppressione. Tutti loro sono dalla parte della dittatura e se non vi foste mai resi conto che il MEK sta facendo la differenza, tutti voi dovete sapere che il MEK è l’obbiettivo, il primo obiettivo di questi mullah che hanno progettato attentati sia in Albania che alla conferenza di Parigi. Loro stanno cercando di colpire le attività del MEK negli Stati Uniti.
Perché il regime spenderebbe così tanto tempo ed energie per colpire il MEK se non sapesse che il MEK è una minaccia esistenziale al proseguimento della dittatura fascista in Iran? È un grande vanto che siano l’obbiettivo numero uno di questo regime clericale e fascista, perché questo è un segnale che il loro lavoro per realizzare un cambiamento in Iran rappresenta una minaccia per loro.
Per questo ai giovani manifestanti di Teheran che stanno rendendo onore a questi martiri, 30.000 martiri di più di 30 anni fa, che stanno rendendo onore al loro sacrificio riversandosi nelle strade di tutto l’Iran, lasciatemi dire qualcosa di personale. Oggi è anche l’anniversario della morte di mio padre, ma io sono stato molto fortunato. Mio padre ha vissuto una vita piena ed è morto per cause naturali.

Non riesco ad immaginare di essere uno di quei familiari che hanno perso un loro caro a causa di una fatwa. Non riesco ad immaginare di vivere la mia vita sapendo che chissà dove in Iran i resti di mio padre, di mia madre, di mia sorella o di mio fratello sono dispersi in qualche campo che nessuno è ancora riuscito a localizzare.
Perciò io dico che è per questo che siamo qui oggi, per votare di nuovo noi stessi al sacrificio fatto 30 anni fa e per dare compimento a quel sacrificio realizzando un Iran nuovo, libero e democratico.