domenica, Gennaio 29, 2023
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Parlamentare del Regime Iraniano: la lotta alla corruzione dovrebbe iniziare dall’Ufficio di Khomeini

Staff del CNRI

CNRI – Un parlamentare del regime iraniano confessa che la corruzione si è diffusa su vasta scala nella struttura del regime, che ha scarsissime probabilità di essere affrontato dalla legge, e che sarebbe bene iniziare la lotta alla corruzione partendo dall’ufficio del leader supremo, Ali Khamenei.

Gholamali Jafarzadeh Imenabadi, rappresentante di Rasht nel parlamento del regime, ha rilasciato la sopra citata dichiarazione in un’intervista con l’organo di stampa statale Rouydad 24 e ha aggiunto: “La corruzione ha dominato ed è stata incoraggiata nelle strutture del paese, e non nutro speranze che questa legge possa impedire questo volume di corruzione.”

Ha avvisato: “Se un giorno la nostra rivoluzione (il regime) affronterà dei problemi, sarà per l’onnipresente corruzione.”

Lo stesso rappresentante ha anche rilevato l’esistenza di una “diffusa corruzione morale” in aggiunta alla corruzione finanziaria, nel regime, aggiungendo che “purtroppo, oggi, le persone si raccomandano chiaramente l’un l’altra alle autorità senza temerne le conseguenze.”

Questa non è la prima volta che un parlamentare parla del dilagare della corruzione nella struttura del regime.

L’ex parlamentare Ahmad Tavakoli fu il primo a parlare di come la corruzione fosse “sistematica” nel regime e aggiunse: “Gli organi responsabili della lotta alla corruzione sono loro stessi in qualche modo corrotti.”

Tavakoli avvertì esplicitamente che il regime sarebbe stato “rovesciato” se non avesse lottato contro la corruzione.

Imenabadi, che è membro della commissione bilancio, tesoro e programmazione del parlamento, dichiarò lo scorso anno che alcune agenzie in Iran “sfuggono” alla supervisione e che certe istituzioni statali non rendono conto a nessuno.

In contemporanea, Mostafa Tajzadeh, affiliato alla cosiddetta fazione riformista, ha recentemente scritto una lettera aperta a Ahmad Tavakoli dichiarando che Ali Khamenei è “il portabandiera della lotta alla corruzione solo nel pensiero e nella parola.”

Secondo Tajzadeh, Khamenei e i suoi subordinati sono o “direttamente coinvolti nella corruzione, come la magistratura” oppure “giocano indirettamente un ruolo nel diffondere la corruzione, come le Guardie della Rivoluzione (CGRI), con un massiccio ingresso negli affari economici.”

Nella sua lettera, inviata il 18 Marzo, Tajzadeh ha anche scritto: ”La leadership e la lotta faziosa dei suoi subordinati alla corruzione secondo cui l’una ( la corruzione del pensiero e della parola) dovrebbe essere contrastata e l’altra ( la corruzione finanziaria) dovrebbe essere ignorata hanno ampliato la portata della corruzione.”

Le preoccupazioni circa la diffusione della corruzione e la sua istituzionalizzazione nella struttura del regime vengono espresse in un momento in cui, secondo l’Organizzazione Internazionale per la Trasparenza, nel 2016, l’Iran, con 29 punti, si è classificato 131esimo tra i paesi corrotti.

 

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