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Il salario minimo per i lavoratori è quattro volte più basso della soglia di povertà

Solo il rovesciamento del regime clericale e l’instaurazione della sovranità popolare porranno fine alla sofferenza degli operai e dei lavoratori.
Il Consiglio Supremo del Lavoro del regime clericale ha fissato il salario minimo dei lavoratori per il 2018 a un milione e 114 mila toman (circa $ 220 al mese).

Nel frattempo, secondo Hadi Aboui, il capo del Centro Supremo delle Associazioni dei Lavoratori, il paniere per il sostentamento dei lavoratori, sulla base dei dati del mercato, della valutazione dei prezzi, dello stato delle famiglie e della contrazione della tabella dei lavoratori, che è stato presentato al Consiglio Supremo del Lavoro, è di tre milioni e 700 mila toman, che è più di tre volte il salario minimo stabilito dal regime (sito governativo Aftab – 3 aprile 2018).
Nel frattempo, questo salario minimo si applica solo ai lavoratori che sono coperti dal diritto del lavoro del regime. In precedenza, Ali Beigi, il capo del l’organo di governo del “Consiglio Supremo dei Consigli islamici”, ha riconosciuto che il 93 per cento dei lavoratori iraniani hanno contratti al di fuori del campo di applicazione del diritto del lavoro. Devono firmare fogli in bianco per lavori che sono pagati molto meno del salario minimo, cioè accettare la schiavitù del regime clericale.
Pertanto, 13 milioni di lavoratori e le loro famiglie, che secondo un censimento del governo formano quasi 43 milioni di persone, rappresentando la metà della popolazione del Paese, dovranno affrontare povertà e angosce molto maggiori che in passato.
Il Consiglio Supremo del Lavoro del regime dei mullah sostiene che il salario minimo sia proporzionale al tasso di inflazione, che, secondo la dichiarazione della Banca Centrale, nei 12 mesi terminati nel marzo 2018 è stato del 9,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (Sito Tabnak, 28 marzo 2018). Ma il tasso reale di inflazione per la maggior parte delle materie prime di base è almeno del 30-40% e le prospettive per l’inflazione nel 2018 sono più cupe. Nobakht, il portavoce del governo, ha detto che il bilancio del 2018 “causa inflazione” (giornale Etemad, 16 dicembre 2017) e Naghavi Hosseini, un membro del ‘Parlamento’, ha detto che la legge di bilancio include il 30% di inflazione; tuttavia dicono che l’inflazione sia inferiore al 10% (Agenzia giornalistica Fars dell’IRGC, Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche – 7 marzo).
Secondo il direttore generale del Ministero del Lavoro, nel regime anti-lavoro del Velayat-e Faqih (il “Supremo Giureconsulto”, o “Guida Suprema”), la quota di “compensazione per il servizio” – l’importo totale pagato per la forza lavoro (compresi i salari, i premi ecc.) – è solo il 5% del costo di produzione, la cifra più bassa al mondo. Questa cifra nella maggior parte dei Paesi industrializzati è superiore al 50%, negli Stati Uniti, il 70% e in Paesi simili all’Iran è tra il 25% e il 35% (televisione governativa – 13 marzo 2018).
Un altro trucco del regime per impostare questo salario minimo catastrofico è stato ridurre nelle statistiche la dimensione della famiglia, cioè il numero medio di persone nelle famiglie dei lavoratori; il regime ha ridotto tale numero nel 2018 da 3,5 a 3,3.
Un altro grande saccheggio del regime corrotto del Velayat-e Faqih dalle retribuzioni dei lavoratori è che d’ora in poi i “premi per cure mediche” dei lavoratori saranno trasferiti al Tesoro dello Stato invece di essere versati al Fondo di Sicurezza Sociale. La mossa segue la collusione di Rouhani con il ‘Parlamento’ del regime e l’inclusione di una clausola nella legge di bilancio del 2018 (paragrafo “Z” della nota 7 del bilancio). I premi assicurativi dei lavoratori equivalgono al 30% delle loro retribuzioni, di cui il 7% viene detratto dalle loro retribuzioni, e il restante 23% deve essere versato al Fondo di Sicurezza Sociale dal governo per provvedere alle spese mediche dei lavoratori. Con il saccheggio dei premi dei lavoratori da parte del governo, che sicuramente non avrà alcun ritorno, i lavoratori che già lamentano mancanza di assicurazione sanitaria e pensioni avranno più probabilità di incontrare ulteriori problemi.
I lavoratori iraniani sono stati privati per molti mesi anche di questo salario minimo, ed è per questo che non c’è un solo giorno in cui non si sentano le loro grida e la loro rabbia dai quattro angoli del Paese, dalle acciaierie di Ahvaz ai zuccherifici di Haft Tapeh, dai ferrovieri agli impiegati comunali… ed essi non sono ascoltati.
Il Comitato del Lavoro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana saluta i lavoratori di tutto il Paese e chiede loro di protestare contro le pratiche oppressive e anti-lavorative del regime. Solo rovesciando questo regime predatorio e stabilendo la libertà e la sovranità del popolo si elimineranno la povertà, la disoccupazione e le privazioni. L’unico modo per sbarazzarsi dei tormenti causati dal regime del Velayat-e faqih è unire e rafforzare tutti gli operai e gli strati poveri della popolazione.

Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana – Comitato del Lavoro
4 aprile 2018

 

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