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Parigi – Conferenza Internazionale in occasione della Giornata Internazionale della Donna: Avvertimento contro la diffusione del misogino fondamentalismo islamico dei mullah al potere in Iran

Maryam Rajavi: “Se i mullah abbandonassero la loro misoginia, la teocrazia al potere collasserebbe. Perciò, né Khatami né Rouhani, che ha lanciato una accattivante offensiva di riforme e moderazione, non si azzardano neanche ad alleggerire la repressione e la sottomissione  delle donne.

 

I mullah hanno trasformato l’Iran nell’epicentro del fondamentalismo, ma il popolo e la sua resistenza si sono trasformati nell’epicentro dell’ideale di uguaglianza e di liberazione dal fondamentalismo e, alla fine, le donne sconfiggeranno la dittatura religiosa in Iran

Sabato 1° Marzo, i partecipanti ad una conferenza internazionale tenutasi a Parigi in occasione della Giornata Internazionale della Donna, hanno messo in guardia contro il ruolo del regime iraniano nella diffusione del fondamentalismo islamico nella regione e in tutto il mondo.

La conferenza si è svolta alla presenza di Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana, e di un gran numero di illustri figure politiche, sociali ed artistiche, nonché di attivisti per i diritti umani e di donne provenienti da cinque continenti e di delegazioni in rappresentanza di decine di associazioni ed organizzazioni femminili iraniane di tutta Europa e Stati Uniti.

Gli oratori hanno sottolineato che la misoginia è uno dei principali ed immutabili aspetti del fascismo religioso al potere in Iran e che è solo andato a peggiorare negli ultimi tre decenni. Con la presidenza di Rouhani, la misoginia del regime è rimasta immutata. Hanno anche aggiunto che le donne sono doppiamente vittime dell’illusione di moderazione di un regime in cui la misoginia è strettamente legata alla sua mentalità e alle sue pratiche.

Gli oratori hanno puntualizzato che questo regime è la banca centrale del terrorismo e del fondamentalismo nel mondo di oggi che sta minacciando la sicurezza e la pace mondiale. Hanno aggiunto che la lotta contro questa minaccia richiede una politica decisa non solo nei negoziati sul nucleare, ma anche verso la selvaggia e sistematica misoginia, le barbare violazioni dei diritti umani in Iran e contro la distruttiva incitazione alla guerra che ha sommerso  nel sangue tutta la regione.

In questa conferenza, inaugurata dal Sarvnaz Chitsaz, Presidentessa del Comitato Femminile del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, gli oratori hanno sottolineato che in questa fragile situazione  che circonda i paesi islamici, la questione dei diritti delle donne è stata una delle maggiori sfide ed è quella che viene sempre minacciata ed aggredita. Perciò, il sostegno al vasto fronte contro il fondamentalismo, nel quale il movimento della Resistenza Iraniana guidato da Maryam Rajavi gioca un ruolo decisivo, è un’esigenza storica sia per il movimento per l’uguaglianza che per garantire la pace e la sicurezza mondiale. Le donne sono la principale forza e il dinamismo di questo fronte.

Parlando alla conferenza Maryam Rajavi ha detto: “Davvero, l’ideale di uguaglianza è vivo, ma non solo a causa della depravazione, delle umiliazioni e dell’oppressione, ma piuttosto perché  una generazione di donne si è sollevata per rovesciare le dittature di Tunisia, Libia, Egitto, Yemen, Ucraina, Siria e Iraq. Donne che sono intenzionate ad abbattere la dittatura religiosa al potere in Iran”.

Ed ha detto al pubblico presente: “Davvero, siate certi che alla fine queste donne oppresse rovesceranno la teocrazia al potere in Iran”.

Il Presidente eletto della Resistenza ha descritto il ruolo del regime teocratico come “epicentro del fondamentalismo” ed ha affermato che la teocrazia al potere in Iran è responsabile del massacro di 140.000 persone innocenti in Siria. Allo stesso modo, il bombardamento e il massacro degli indifesi cittadini iracheni vengono ordinati dalla Forza Quds ed eseguiti dalle forze irachene. Non c’è praticamente nessun paese del Medio Oriente e del mondo islamico che sia stato risparmiato dalle provocazioni e dal terrorismo del regime iraniano.

Maryam Rajavi ha aggiunto: “Nonostante i mullah abbiano trasformato l’Iran nell’epicentro del fondamentalismo, grazie al passato di lotta del popolo iraniano, alla sua cultura e potendo contare su cinque decenni di perseveranza dei Mojahedin del Popolo, l’Iran è l’epicentro della liberazione dal fondamentalismo e, allo stesso tempo, l’epicentro dell’emancipazione e dell’uguaglianza delle donne”.

Ha aggiunto inoltre: “Il fondamentalismo islamico prospera sulla disuguaglianza mentre contina a causare oppressione e discriminazione. Perciò, se il regime abbandonasse la sua misoginia, la teocrazia al potere collasserebbe. Ecco perché né Khatami, né Rouhani, che ha lanciato una accattivante offensiva di riforme e moderazione, non l’hanno mai fatto e non si azzarderanno mai ad alleggerire l’oppressione e la sottomissione delle donne iraniane. Perché questo sarebbe l’inizio della fine del regime.

Gli stessi decreti che Ahmadinejad aveva presentato al Majlis per aumentare la disuguaglianza tra i sessi, sono state convertite in leggi da Rouhani. Tra queste vi sono: la legge vergognosa che consente ad un uomo di sposare le sue figlie adottive; quella che stabilisce delle quote ed applica la segregazione sessuale nelle università e che proibisce alle donne di studiare in decine di facoltà universitarie”.

Maryam Rajavi ha sottolineato: “Difendere le pioniere a Camp Liberty, che negli ultimi due decenni hanno avuto un ruolo unico nella lotta contro il fondamentalismo, è un dovere essenziale per il movimento per l’uguaglianza. Esse, insieme agli uomini che combattono al loro fianco, non vengono solo private dei requisiti minimi di sicurezza e protezione contro i continui attacchi missilistici, ma il complice governo iracheno le ha private dei minimi standards umanitari, sanitari e igienici”. Si è rivolta poi a tutti gli attivisiti dei movimenti femminili del mondo perché chiedano alle Nazioni Unite e al Governo degli Stati Uniti di rispettare i loro impegni per garantire la protezione dei residenti di Camp Liberty. In particolare, questi dovranno includere nella loro agenda il rilascio dei sette ostaggi di Ashraf, trai quali vi sono sei donne, e la presentazione al Consiglio di Sicurezza del dossier sul crimine contro l’umanità commesso il 1° Settembre.

Oltre a Maryam Rajavi, Presidente eletto delle Resistenza Iraniana, gli altri oratori di questa conferenza sono stati: Linda Chavez, ex-Direttore delle Relazioni Pubbliche della Casa Bianca; Kim Campbell, ex-Primo Ministro del Canada; Michèle Alliot-Marie, ex-Ministro francese della Difesa, degli Affari Esteri, degli Interni e della Giustizia; Rita Süssmuth, ex-Presidente del Bundestag; Ingrid Betancourt, ex-candidata presidenziale in Colombia; Carmen Quintanilla, Presidente del Comitato Femminile del parlamento spagnolo; Edit Bauer, membro del Parlamento Europeo; Els Demol, membro del parlamento belga; la delegazione italiana con Gianna Gancia, Presidente della Provincia di Cuneo ed Elisabetta Zamparutti, ex-membro del parlamento italiano; la delegazione islandese con Ragnheiður Ríkharðsdótti, presidentessa del Partito Indipendente islandese ed Ásta Ragnheiður Jóhannesdóttir, ex-portavoce del parlamento; Aude de Thuin, fondatrice del Forum Internazionale delle Donne, Naayem Al-Ajaremeh, Presidente della Commissione delle donne del parlamento Giordania; Najima Thay Thay, Rhozali, ex ministro Marocchino; Nontombi Naomi Tutu, attivista dei diritti umani dal Sud Africa; Mariane Pearl, giornalista francese e Zinat Mir-Hashemi, membro del CNRI.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

1° Marzo 2014

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