Nel rievocare questa giornata storica, ho il cuore colmo di rabbia e malinconia. E’ passato un secolo dall’annuncio della giornata internazionale della donna, ma le violenze, gli stupri, gli sfregi con l’acido, le torture, le discriminazioni, gli sfruttamenti e le uccisioni dominano una gran parte del mondo.
Le donne, perfino nelle società più evolute, devono subire ancora la diseguaglianza e ataviche umiliazioni di ogni tipo. La rabbia e la malinconia suscitate dall’esistenza di questa cappa di vetro che impedisce l’affermazione delle donne, anche le più competenti, nei luoghi decisionali sono le stesse provocate dalla politica di appeasement dei governi occidentali nei confronti della dittatura religiosa al potere in Iran, cuore pulsante dell’integralismo e della misoginia.
Noi possiamo avere diritto ad essere arrabbiate e sconvolte, ma non ad essere deluse. Questo mondo caotico e ingiusto deve essere cambiato. La responsabilità del cambiamento pesa sulle spalle delle donne. Sono le donne il messaggio della speranza.
Sostegno alla lotta delle Donne Iraniane per la Libertà e l’Uguaglianza dei Sessi
Appello urgente per la sicurezza delle 1000 donne a Camp Liberty
e il rilascio dei 7 residenti di Ashraf rapiti tra i quali 6 donne
Negli ultimi 35 anni, da quando la Primavera Iraniana fu rubata dai mullah nel Febbraio 1979, le donne dell’Iran sono state le prime vittime della dittatura religiosa e misogina al potere in Iran. Le donne vengono completamente private dei loro più fondamentali diritti in ogni campo. Il 30% dei 120.000 oppositori politici giustiziati da questo regime, erano donne.
Dei 450 giustiziati sotto Rouhani, l’attuale presidente del regime, 19 erano donne.
L’Iran è tra i pochissimi paesi ad non aver firmato la Convenzione sull’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le donne, consentendo perciò, la sistematica violazione dei diritti delle donne attraverso le sue leggi costituzionali ed altre leggi.
Viste queste circostanze, le donne iraniane hanno avuto una presenza dominante nel movimento di Resistenza. In questa lotta, che va avanti da 35 anni, decine di migliaia di coraggiose donne iraniane hanno perso la vita per la libertà. Il 52% dei membri del CNRI sono donne.
Il PMOI è guidato dalle donne ed Ashraf City, residenza dei membri della principale opposizione iraniana in Iraq, è stata amministrata da donne nei suoi momenti più duri.
Maryam Rajavi, Presidente della Resistenza Iraniana, ha riunito migliaia di donne a formare l’avanguardia della resistenza contro il fondamentalismo religioso al fianco di uomini amanti della libertà. La sua piattaforma in 10 punti per il futuro Iran, prevede la totale uguaglianza tra i sessi e l’abolizione di ogni forma di discriminazione contro le donne.
Al centro di una crisi umanitaria, i dissidenti a Campo Ashraf, comprese circa un migliaio di donne, sono stati ripetutamente attaccati in anni recenti dalle forze irachene per conto del regime iraniano. Lo scorso anno, sono stati forzatamente trasferiti a Camp Liberty, nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. L’ultimo attacco a Campo Ashraf è avvenuto il 1° Settembre, e ha provocato la morte di 52 rifugiati , tra i quali sei donne. Altri sette sono stati rapiti durante questo massacro, sei di loro sono donne. Amnesty International ha confermato che gli ostaggi si trovano ora rinchiusi in una prigione segreta e rischiano di essere estradati in Iran. A Dicembre 2013 inoltre, il Tribunale Investigativo di Spagna, che ha giurisdizione universale, ha accusato il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Primo Ministro iracheno, di crimini contro la comunità internazionale compiuti nei diversi massacri a Campo Ashraf.
Visti i suddetti fatti:
1.Chiediamo alle Nazioni Unite, agli Stati Unit e all’Unione Europea di intraprendere azioni immediate per il rilascio dei 7 residenti rapiti tra i quali vi sono 6 donne, e per garantire la sicurezza dei 3000 residenti di Camp Liberty tra i quali vi sono 1000 donne;
2.Chiediamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di esaminare la vergognosa e sistematica situazione dei diritti umani in Iran, in particolare di quelli delle donne, ed intraprendere azioni punitive:
3.Appoggiamo la piattaforma in 10 punti di Maryam Rajavi come azione concreta per il ristabilimento della pace, della democrazia e dei diritti delle donne in Iran;
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