sabato, Novembre 26, 2022
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On. Elisabetta Zamparutti: L’ONU e il suo rappresentante in Iraq possono e devono risolvere la questione dei residenti del Campo Ashraf e devono evitare che il campo Liberty diventi un carcere o peggio un lager

Il discorso dell’On. Zamparutti in occasione della giornata delle donne al convegno della Resistenza Iraniana alla camera dei deputati

Roma, 8 Marzo – È in atto una tragedia umanitaria nel Medio Oriente che non suscita la giusta attenzione. Sto naturalmente parlando dei residenti del Campo Ashraf e di quelli trasferiti, come  ostaggi, nel nuovo campo chiamato paradossalmente campo Liberty. Questa nuova situazione difficile, di cui soffrono donne, uomini e perfino bambini, è opera del governo iracheno nelle mani di fatto  del regime dittatoriale iraniano. Un regime di cui non ci si deve fidare. Noi sappiamo con quale violenza la misoginia della teocrazia iraniana colpisce soprattutto le donne anche con la pena di morte e con quella sua forma arcaica e terribile che è la lapidazione. Il regime iraniano ha annunciato di aver abolito la lapidazione dal nuovo codice penale ma è solo un trucco. Anche se il nuovo codice penale non menziona la lapidazione come punizione per adulterio, essa in realtà rimane al suo posto, poiché continua ad essere presente in altre parti del nuovo Codice. La lapidazione rischia anzi di essere praticata in futuro più che in passato, perché il nuovo codice rimanda la decisione sul tipo di pena da applicare per adulterio alle fonti ufficiali islamiche e alle fatwa valide, cioè alla giurisprudenza e ai pareri legali e alle decisioni (fatwa) emessi da giuristi islamici che in passato hanno sempre stabilito la lapidazione come pena adeguata.
E il vizio dell’inaffidabilità del regime iraniano si è trasferito ormai a quello iracheno che non rispetta gli accordi fatti, a partire dal Memorandum dello scorso dicembre.
Circa 400 dei residenti del Campo Ashraf sono stati trasferiti a Liberty  a cui  è stato concesso solo una piccola parte, meno di 1 kmq dei 40 del totale.  Qui sorgono  mura alte circa 4 m dove la situazione reale è davvero peggiore di qualsiasi prigione. Le 400 persone, donne e uomini, devono vivere in un campo che non ha alcuna infrastruttura degna di una vita minimamente accettabile, dove manca l’acqua e l’elettricità. Le 400 donne e uomini devono vivere sotto gli occhi indiscreti di decine e decine di telecamere e sentire il fiato degli sgherri armati sul collo, notte e giorno. Queste persone sono state trasferite in questo posto con la promessa che sarebbe stato  per un breve periodo, ma vivere nel Liberty a queste condizioni non è possibile neanche per un istante.
Il motivo per cui oggi siamo qui è celebrare la giornata mondiale della donna, verso cui la Resistenza Iraniana è altamente sensibile, e premere sul nostro Governo, il Governo italiano, e altri organi internazionali per garantire la sicurezza dei residenti del Campo Ashraf. Noi vogliamo smascherare l’alibi dei responsabili internazionali che dicono  di non sapere della situazione dei dissidenti iraniani in Iraq e ricordare le loro responsabilità.
Le Nazioni Unite e il suo rappresentante in Iraq possono e devono risolvere la questione dei residenti del Campo Ashraf. Possono e devono evitare che il campo Liberty diventi un carcere o peggio un lager.  Le Nazioni Unite, gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea sono responsabili della scandalosa situazione creata al campo Liberty e di altre sciagure in arrivo. Noi tutti a nome della nostra civiltà e democrazia siamo responsabili. Non è accettabile che l’UNAMI e la persona di Martin Kobler non difendano le vittime. Il governo iracheno non onora gli accordi presi con l’Onu, non concede ai residenti di Liberty la superficie concordata e riempie  il campo con suoi numerosi militari e polizie. I residenti non possono uscire ed entrare liberamente e sono privi di ogni  elementare diritto.
Anche l’UE e la signora Ashton devono assolvere il loro compito e difendere i diritti dei rifugiati iraniani e aiutare la loro sistemazione nei paesi terzi europei.  
I Mojahedin del popolo hanno mostrato la loro buona volontà nella proposta di trasferimento di tutti i residenti del Campo Ashraf verso la frontiera della Giordania. Ora sono l’ONU, gli USA, l’UE, l’UNAMI e Kobler che devono mostrare altrettanta volontà per risolvere pacificamente la questione.
Il Governo italiano può svolgere un ruolo importante, deve attivarsi nei riguardi di quelle cento persone tra i residenti del Campo Ashraf che hanno lo status di rifugiato  riconosciuto dall’Italia e accoglierle urgentemente.

 

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