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Nuovi documenti, dettagli sui 7 ostaggi di Ashraf detenuti dalle forze di Maliki in Iraq

Massacro e esecuzione collettiva ad Ashraf – n. 90

La Resistenza Iraniana ha ottenuto nelle ultime settimane ulteriori documenti e informazioni dall’interno del regime iraniano sui sette ostaggi di Ashraf, così che non rimane alcun dubbio sul fatto che essi sono stati rapiti da forze irachene e sono attualmente detenuti da forze speciali di Maliki a Baghdad.

Essi si trovano sotto il controllo di Maliki in prigioni e ‘case di sicurezza’ all’aeroporto internazionale di Baghdad, all’aeroporto al-Mothana e nella ‘Green Zone’ di Baghdad. Oltre ai documenti e alle informazioni che possono essere presentati e difesi davanti a qualsiasi autorità internazionale, vi sono numerose persone pronti a testimoniare in qualsiasi tribunale equo in Europa o negli Stati Uniti, se la loro sicurezza è garantita.

1. In una lettera segreta nella seconda metà di ottobre del 2013, il consigliere nazionale per la Sicurezza di Maliki ha impartito ordini sulla detenzione degli ostaggi al generale Faruq al-A’raji, capo di stato maggiore del comandante in capo delle forze armate irachene.

2. In un’altra lettera segreta, Maliki ha ordinato: “Gli individui arrestati membri dell’organizzazione Khalq devono essere immediatamente trasferiti al quartier generale della Divisione Aurea entro le prossime 24 ore e si dovranno condurre indagini sull’uso della forza da parte loro contro le forze irachene”!

3. Prima di questo, come rivela un altro documento segreto, in una riunione con i comandanti del suo apparato di sicurezza Maliki aveva emesso ordini personalmente sulla detenzione dei 7 ostaggi di Ashraf. Tale documento stabilisce: “Le guardie che hanno arrestato e che detengono attualmente i 7 membri dell’OMPI devono essere sottoposte a rotazione e i membri dell’OMPI arrestati e le loro guardie devono essere trasferiti alla prigione dell’aeroporto sotto completa protezione”.

4. Molti dignitari e politici iracheni a livello nazionale e locale hanno affermato privatamente che l’attacco del 1° settembre da parte delle forze irachene è stato un atto organizzato e che gli ostaggi sono detenuti dalle forze irachene stesse.

5. Secondo rapporti ottenuti dall’interno del regime dei mullah, nella prima settimana dopo la cattura degli ostaggi Maliki ha usato la propria influenza sull’apparato giudiziario iracheno e si è servito di giudici che sono suoi agenti per fabbricare misure contro i 7 ostaggi per poterli consegnare al regime iraniano. Tuttavia, la vasta campagna della Resistenza per il loro rilascio ha indotto Maliki a non attuare questo piano criminale.

6. Uno dei luoghi in cui sono detenuti gli ostaggi è la base della Divisione ‘Aurea’ (o ‘Sporca’) di Maliki all’aeroporto internazionale di Baghdad. Tale prigione è gestita dall’apparato di intelligence del Primo Ministro ed è situata tra i quartieri Rezvaniya e Abu Ghoreib nella parte occidentale di Baghdad. Un rapporto consegnato recentemente dalla ‘Forza Quds’ all’ufficio della ‘Guida Suprema’ del regime iraniano Khamenei e al Ministero dell’Intelligence (MOIS) dei mullah afferma che i sette ostaggi sono stati tenuti nella base della Divisione ‘Aurea’ all’aeroporto di Baghdad fino al 22 settembre.

7. Nella ‘Green Zone’ di Baghdad si trovano varie prigioni e ‘case di sicurezza’ che appartengono al Servizio di Intelligence, all’Intelligence dell’Ufficio del Primo Ministro, alla Sicurezza Nazionale e ad altri apparati repressivi iracheni. Alcune di queste prigioni sono note agli americani e altre sono strutture adibite a tale uso in anni recenti, e quindi sono loro sconosciute. Pertanto, alcuni degli ostaggi si trovano in queste nuove ‘case di sicurezza’.

8. Secondo un rapporto dell’ambasciata del regime iraniano a Baghdad, un gruppo di sgherri di Maliki e numerosi torturatori delle ‘Forza Quds’ sono incaricati di interrogare gli ostaggi. Uno di questi inquisitori è il generale di brigata Adnan Auda. Secondo recenti rapporti, gli ostaggi vengono tuttora interrogati. Gli inquisitori sono iracheni e a volte sono accompagnati da membri della ‘Forza Quds’ e del MOIS dei mullah. I verbali dei loro interrogatori sono analizzati dagli ‘esperti di Monafeqin’ della ‘Forza Quds’ e del MOIS (il termine ‘Monafeqin’, ovvero ‘ipocriti’, è usato dal regime dei mullah con riferimento all’OMPI). I risultati di queste indagini sono tenuti in un luogo speciale.

9. Il 19 settembre, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea Catherine Ashton ha scritto ai membri del Parlamento Europeo: “Abbiamo ragione di credere che fino a sette residenti del campo sono tenuti in stato di detenzione presso Baghdad, e c’è un significativo rischio che essi possano essere mandati in Iran”. Prima di questo, l’ambasciatore dell’Unione Europea a Baghdad ha informato numerosi parlamentari europei di avere raggiunto la conclusione che gli ostaggi erano a Baghdad.

10. Kamel Amin, portavoce del Ministero per i Diritti Umani iracheno, ha annunciato il 12 settembre: “Le forze di sicurezza hanno arrestato questi individui [i sette ostaggi] perché questi le avevano attaccate” (Radio Free Iraq – 12 settembre 2013). Il canale televisivo Biladi, appartenente alla coalizione al potere in Iraq, ha annunciato il 13 settembre: “le forze di sicurezza irachene stanno interrogando alcuni membri dell’OMPI accusati di essere coinvolti in attività terroristiche. Una fonte di grado elevato delle forze di sicurezza ha detto che le autorità hanno arrestato sette membri di questa organizzazione per ragioni giudiziarie”.

11. L’ACNUR ha annunciato in una dichiarazione del 13 settembre: “Secondo rapporti pervenuti all’ACNUR”, i sette individui “sono detenuti in qualche luogo in Iraq e possono trovarsi a rischio di essere trasferiti involontariamente in Iran. Questi sette sono tutti noti all’ACNUR come chiedenti-asilo”.

12. Il 19 settembre, Tahar Boumedra, già responsabile per i diritti umani dell’UNAMI e consigliere sulla questione di Ashraf (2009-2012), ha testimoniato nella sede ONU di Ginevra e ha dichiarato che nessuno sarebbe potuto entrare ad Ashraf senza la cooperazione attiva delle forze irachene, aggiungendo:“Non c’è alcun modo per l’UNAMI di non sapere. Non c’è alcun modo per l’ambasciata americana di non sapere dove essi si trovano… Quando 36 residenti nel 2009 vennero prelevati da Al Khalis essi sparirono ma io riuscii a seguirli. Erano a Baghdad nella Green Zone, a 50 metri dalla sede dell’UNAMI e anche a 50 metri dalla Presidenza dell’Iraq, in un edificio con la targa ‘Consiglio Superiore dell’Educazione Nazionale’, e l’Educazione Nazionale era usata come una prigione segreta. Li tenevano lì. Andai a visitarli alla presenza di ufficiali della sicurezza irachena. Dissi loro ‘Ora siete miei vicini e verrò a visitarvi ogni giorno’. Il giorno dopo quando andai a visitarli furono trasferiti altrove”.

Mentre le prove e le informazioni su riferite non lasciano dubbi sul ruolo delle forze e del governo iracheni nell’attacco del 1° settembre e nella detenzione degli ostaggi, qualsiasi tentativo di sminuire il ruolo del governo iracheno è solo un incentivo per esso e per il regime iraniano a compiere ulteriori attacchi, specialmente dato che i numerosi appelli della Resistenza per un’indagine indipendente, trasparente e completa da parte dell’ONU sono stati lasciati inascoltati.

La Resistenza Iraniana, ricordando i loro ripetuti impegni per la protezione e la sicurezza dei residenti, chiede al governo degli Stati Uniti, al Presidente Obama, all’ONU e al suo Segretario Generale Ban Ki-moon di intraprendere un’azione urgente per il rilascio degli ostaggi. Il governo iracheno, approfittando del silenzio e dell’inazione della comunità internazionale, particolarmente degli USA e dell’ONU, sta intanto continuando i propri crimini contro i rifugiati iraniani.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

12 novembre 2013

 

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