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Il governo iracheno continua a negare l’applicazione delle misure minime umanitarie e di sicurezza a Liberty ( campo dissidenti iraniani )

Esecuzioni di massa e massacri ad Ashraf – No. 89

Due mesi e mezzo dopo il massacro ad Ashraf, il governo iracheno continua a vietare il ripristino dei muri a T e a negare l’applicazione delle misure minime umanitarie e di sicurezza  a Liberty

Gli allagamenti e la fuoriuscita di liquami rende impossibile muoversi in diverse parti di Liberty.

Due mesi e mezzo dopo il massacro e il rapimento dei residenti di Campo Ashraf per mano delle forze irachene, gli agenti al comando di Nouri al-Maliki continuano a non garantire i requisiti minimi di sicurezza a Camp Liberty.

 

Il 5 Settembre un piano congiunto di UNAMI e Ambasciata U.S.A. a Baghdad, approvato dal governo iracheno, aveva stabilito: “il GOI garantisce la sicurezza e l’incolumità dei residenti di Camp Liberty” e “adotterà tutte le necessarie misure di sicurezza per prevenire qualunque attacco missilistico o altra minaccia alla sicurezza di Camp Liberty… Il GOI accetta di installare i muri a T e a consentire l’invio di altri sacchetti di sabbia a protezione dei residenti di Camp Liberty, a seguito di una direttiva ONU sulla sicurezza”.

Ciononostante, a Settembre il governo iracheno, invece di reinstallare i 17.500 muri a T che proteggevano i containers, ne ha reinstallati solo 192, un misero 1%. Dalla fine di Settembre, le forze irachene hanno impedito qualsiasi ulteriore installazione dei muri a T che potrebbero ridurre la vulnerabilità dei residenti ai missili e ai colpi di mortaio.

Contemporaneamente, per conto del regime iraniano, il governo iracheno ha intenzione di installare altre telecamere di sorveglianza a Liberty. Cos? facendo, inganna gli Stati Uniti e le Nazioni Unite, affermando che le telecamere verranno usate con scopi di protezione e sicurezza.

Nonostante le migliaia di incontri, lettere e contatti avuti con i residenti e i loro rappresentanti a Liberty, Washington, DC, New York e Ginevra, negli ultimi 18 mesi il governo iracheno si è rifiutato di fornire altri requisiti umanitari e di sicurezza a Liberty, compresa la costruzione di strade, di canali di scarico ed altre necessità. Stando cos? le cose, con le pioggie, la situazione a Liberty è divenuta nuovamente molto critica (V. Foto allegate).

Gli allagamenti hanno reso impossibile alle auto e ai residenti, in particolare a quelli malati o feriti, muoversi sulle strade infangate. I ripetuti tentativi dei residenti, sin dall’inizio del 2012, di assumere ditte irachene a loro spese per asfaltare le strade e riparare i canali di scarico, sono stati stroncati dal governo iracheno. Inoltre la stagione delle piogge e le conseguenti inondazioni stanno causando la contaminazione dell’ambiente e la diffusione di malattie infettive per tuto il campo.

Molti containers sono fatiscenti o sono stati danneggiati dai colpi di mortaio a Febbraio e a Giugno 2013 e questo fa s? che vi entri la pioggia rendendoli inutilizzabili. Alcuni mesi fa, i residenti avevano acquistato della colla siliconica ed altri prodotti per impermeabilizzare i containers, ma le forze irachene ne hanno impedito l’ingresso al campo. Le ripetute richieste dei residenti all’UNAMI e all’Ambasciata U.S.A. di risolvere questa questione non hanno avuto alcun esito.

Con le sue menzogne Martin Kobler, l’ex-Rappresentante Speciale in Iraq del Segretario Generale delle Nazioni Unite, aveva falsamente affermato che Camp Liberty era un Luogo di Transito Temporaneo (TTL) conforme  agli standards minimi umanitari, obbligando i residenti a trasferirsi da Ashraf a Liberty. 

Ora, dopo 21 mesi e nonostante i 20 milioni di dollari spesi per migliorare il campo, Liberty è ancora lontano dal rispettare gli standards umanitari fondamentali.

Ma ancora più importante è il fatto che un TTL è progettato per un soggiorno di poche settimane o pochi mesi: che non è il caso di Liberty.

Viste le ripetute assicurazioni scritte del Governo U.S.A. e delle Nazioni Unite riguardo alla sicurezza e l’incolumità dei residenti di Liberty, la Resistenza Iraniana richiede l’intervento immediato del Presidente Obama, del Segretario Kerry e del Segretario Generale Ban Ki-moon perché garantiscano i requisiti minimi, umanitari e di sicurezza, a Liberty fino a che tutti i residenti non saranno stati risistemati in paesi terzi.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

11 Novembre 2013 

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