domenica, Novembre 27, 2022
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Nontombi Tutu – Il trasferimento al Campo Liberty non è vantaggioso per i residenti del Campo di Ashraf

Sabato 11 febbraio, che coincide con il 33esimo anniversario della rivoluzione anti monarchica in Iran, durante un grande raduno a Parigi migliaia di iraniani, nonostante godessero dell’ appoggio di alcuni importanti dignitari europei ed americani, ci hanno ricordato che in Iran è in corso uno cambiamento significativo, e che un cambiamento democratico è imminente, come soluzione per evitare una crisi regionale ed internazionale senza precedenti. Nontombi TUTU, attivista dei diritti umani e figlia dell’arcivescovo Desmond Tutu:
Buon pomeriggio. E’ davvero un onore per me essere qui con lei, Presidente eletto Signora Rajavi, con questo incredibile gruppo di personaggi, e con tutti voi. E’ un giorno che speravo avremmo festeggiato a Tehran, 33 anni dopo la vostra rivoluzione. Quindi, è con emozioni contrastanti. (francese), che mi appello alla vostra pazienza e continuo in inglese.
Sono qui in veste di una persona che durante la propria vita ha sperimentato il fatto che i diritti umani sono indivisibili, che se rimaniamo in silenzio verso la sofferenza di alcuni nostri fratelli e sorelle, allora stiamo semplicemente aprendo la porta alla nostra stessa oppressione. Vengo come una persona che ha sperimentato l’appoggio della comunità internazionale, quando il mio popolo veniva oppresso. E quindi particolarmente importante per me essere qui oggi con gli iraniani, ed in particolare con i residenti del Campo di Ashraf.
 Sappiamo che questo trasferimento a Camp Liberty non è a vantaggio dei residenti del Campo di Ashraf. Sappiamo che anche la scelta del nome “Liberty”, è davvero un insulto alla comunità di Ashraf, che ha costruito una citta nel deserto, e a cui ora viene chiesto di trasferirsi non in un campo rifugiati ma in una prigione. So come in Sudafrica durante l’apartheid,  si è abusato delle parole: quando il governo ha distrutto le comunità nera a Capetown, hanno chiamato il luogo in cui erano stati trasferiti con la forza (caya licha), “nuova casa”, sapendo perfettamente che non era una nuova casa, ma un luogo che permetteva ai militari di tenere tutti gli abitanti sotto controllo. Quando hanno distrutto la vitale comunità mista di (Safayatown), hanno dato al quartiere il nuovo nome Triumphe, cioè trionfo…Un trionfo dell’oppressione sulla libertà. E quindi oggi, mentre sentiamo che il governo iracheno ha chiamato questo nuovo campo prigione Camp Liberty, che dandogli questo nome sta semplicemente aggiungendo altre ferite ai residenti del Campo di Ashraf.
Chiediamo ora a coloro che dicono che i rappresentanti delle Nazioni Unite dicono che il campo è abitabile ed e adatto ad ospitare i residenti del campo: “ mettereste i vostri figli in questo campo? (Applauso), Chiediamo loro, sareste disposti a vivere in questo campo? Quando sento parlare di quelle strutture, so che io non lo sarei. E diciamo ai rappresentanti delle Nazioni Unite: se non siete disposti a vivere li, perchè dovremmo chiedere ai residenti del Campo di Ashraf di farlo?”
Sono qui in quanto cittadina di due paesi, due paesi che in modi diversi hanno un ruolo importante in quello che sta succedendo in Iran e ad Ashraf. Sono qui come cittadina del Sudafrica, ed una dei miei compatrioti, la Signora Pillay, è la presidente dell’ UNHCR. E faccio quindi appello a lei, come compatriota che ha conosciuto l’oppressione, di chiarire che l’ UNHCR non si farà da parte, ed insisterà a svolgere il suo lavoro con i rifugiati di Ashraf, per permettere loro di essere propriamente definiti rifugiati, e quindi in grado di recarsi in altri paesi.
Sono qui anche come cittadina degli Stati Uniti, un paese che ha firmato un accordo con ogni singolo residente del Campo di Ashraf, un accordo che assicurava loro che sarebbero stati protetti dagli Stati Uniti. Sono quindi qui e chiedo al mio governo di non rimangiarsi la parola. Ciò sarebbe una vergogna per noi in quanto americani e sarebbe un disastro per i residenti di Ashraf.
Non possiamo stare in disparte ed aspettare il prossimo massacro. Non possiamo stare in disparte e permettere ai residenti di Ashraf di venire ammazzati in un campo prigione chiamato Camp Liberty. Non possiamo permettere il trasferimento forzato dei residenti di Ashraf perché ciò non è solo contrario a tutte leggi internazionali, ma anche contro ogni legge morale. Siamo qui con voi, la vera opposizione iraniana, i forti e coraggiosi residenti di Ashraf, e promettiamo che non avremo pace finche sarete liberi, protetti e al sicuro. (Applauso)
Poiché sappiamo che tutti i nostri diritti sono indivisibili, che non possiamo rimanere in silenzio quando una persona viene privata dei suoi diritti, (tanto più questo vale) quando un gruppo viene privato dei suoi diritti, perché i diritti umani dei residenti del Campo Ashraf sono i nostri diritti. Grazie (Applauso)

 

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