giovedì, Dicembre 8, 2022
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NESSUNO TOCCHI CAINO DEDICA LA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE ALL’IRAN

Il 10 ottobre ricorre la giornata mondiale contro la pena di morte e Nessuno tocchi Caino la dedica all’Iran, il Paese che continua a registrare il maggior numero di esecuzioni pro-capite al mondo.

Secondo Human Rights Monitor, sono state almeno 456 le esecuzioni compiute nel 2017, tra cui quelle di 12 donne e di 4 persone minorenni al momento del fatto, mentre il totale delle esecuzioni compiute sotto la Presidenza Rouhani, dall’agosto 2013 al settembre 2017, ha raggiunto l’impressionante cifra di 3.111 esecuzioni.

Per Rouhani queste esecuzioni “si basano su leggi divine o su norme approvate dal Parlamento”, di cui si sente mero attuatore.

Le persone sono mandate al patibolo soprattutto per reati legati alla droga: sono state ben 238 le esecuzioni del 2017 compiute per reati nonviolenti legati alla droga e nonostante il Parlamento abbia deciso di abolirla per gran parte di questi casi, la legge è ancora al vaglio del Consiglio dei Guardiani da cui dipende l’entrata in vigore.

L’impiccagione è il metodo preferito con cui è applicata la Sharia in Iran, e le esecuzioni pubbliche sono continuate nel 2017 con almeno 25 persone che sono state impiccate sulla pubblica piazza.

Ma in Iran è l’intero sistema di promozione e tutela dei diritti umani ad essere disatteso dal regime teocratico: secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Non si tratta di casi isolati e avvengono in aperto contrasto con il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che l’Iran ha ratificato e queste pratiche vieta.

Per comprendere la natura di questo regime sanguinario è importante conoscere la linea di continuità che lega figure di primo piano istituzionale dell’attuale Governo con la messa a morte di 30.000 prigionieri politici nel 1988, un massacro a cui fa riferimento il recente rapporto dell’Inviato Speciale delle Nazioni Unite sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran e che lo stesso regime ha recentemente ammesso di aver compiuto. Infatti, Rouhani ha voluto come Ministro della Giustizia nel suo primo mandato proprio Mostafa Pour-Mohammadi, un membro della Commissione della Morte di Teheran ed ora, nel suo secondo mandato, Alireza Avaie, un altro responsabile di quel massacro nella provincia del Khuzestan e sottoposto dall’Unione Europea a sanzioni per le violazioni dei diritti umani di cui si è reso responsabile.

“Il silenzio da parte della Comunità internazionale su tutto questo incoraggia il regime iraniano a proseguire nelle esecuzioni come nella violazione degli standard internazionali sui diritti umani”, hanno detto Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, rispettivamente Segretario e Tesoriere di Nessuno tocchi Caino. “Per questo è importante che l’Assemblea Generale dell’ONU, in corso a New York, istituisca una commissione internazionale d’inchiesta sul massacro del 1988 e che ribadisca nei confronti dell’Iran la richiesta di moratoria in vista dell’abolizione della pena di morte. La questione della pena di morte e più in generale del rispetto dei Diritti Umani sia al centro di ogni intesa ed incontro tanto in sede multilaterale che bilaterale con rappresentanti della Repubblica Islamica dell’Iran, a partire dal suo Presidente Rouhani.”

 

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