lunedì, Dicembre 5, 2022
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Mohammad Mohaddessin parla delle recenti elezioni presidenziali-farsa in Iran

Intervista a Mohammad Mohaddessin, Presidente del Comitato Affari Esteri del CNRI, sulle recenti elezioni presidenziali-farsa in Iran.

CNRI – Le elezioni presidenziali-farsa in Iran si sono concluse, ma i conflitti e le fratture al vertice del regime teocratico no. L’intervista che segue esamina le questioni più pressanti in gioco in queste “elezioni” e fa una previsione sugli eventi futuri.

D.: Ci sono notizie contraddittorie che arrivano dall’Iran. Alcune parlano di un aumento del malcontento popolare, in particolare tra le giovani generazioni ma, dall’altro lato, Teheran afferma che c’è stata una grossa affluenza alle elezioni, sostenendo che una tale affluenza dimostra una vasto appoggio al regime. Come spiega queste notizie contraddittorie?

• Che si sia del malcontento popolare in Iran è indiscutibile. E’ un fatto che nessuno può negare. Per 38 anni al popolo dell’Iran sono state negate le libertà più fondamentali, non solo in politica, ma anche nella sua vita privata e sociale. La gente è stata brutalmente oppressa. Decine di migliaia di persone sono state giustiziate. Molte di più sono state arrestate. Quando si tratta di libertà di espressione, libertà di stampa e di altre libertà in generale, l’Iran si classifica proprio in coda alla lista.

• Io penso che i fatti summenzionati debbano fornire risposta alla seconda parte della domanda. In un paese governato da una dittatura assoluta, il concetto di elezioni è diverso da quello dei paesi democratici. In realtà si tratta di una “selezione” e non di un’elezione. Guardate il caso dell’Iran. La lealtà dei candidati al leader supremo, nelle parole e nei fatti, è già stata approvata.

• E’ come dare alla gente la scelta tra Al Qaeda e l’ISIS. Tra di loro ci sono delle profonde differenze, ma sono realmente diversi? I due contendenti principali alle elezioni sono entrambi responsabili di 38 anni di esecuzioni e di repressione in Iran. Perciò parlare di un’alta affluenza è davvero un insulto al popolo dell’Iran, come se avesse preso parte a queste elezioni-farsa per eleggere uno dei suoi oppressori.

D: Ma il regime afferma che circa il 72% degli aventi diritto al voto hanno partecipato alle elezioni e alcuni giornalisti stranieri hanno anche riferito che i seggi elettorali che hanno visitato erano piuttosto affollati, il che indica un’alta affluenza.

• I dati riportati dal regime sono assolutamente falsi. E’ comune tra tutti i dittatori, fare queste assurde affermazioni di popolarità. Fa parte della loro fantasia che più opprimono il loro popolo e più diventano popolari.

• Abbiamo notizie, tra cui anche dei video provenienti da ben oltre 100 città di tutto il paese, che mostrano una bassa affluenza ai seggi elettorali, in alcuni si vedono pochissime persone nel corso di diverse ore. Ci sono state molte notizie e anche dei video di persone che si lamentano di essere state lasciate ad aspettare fuori dai seggi elettorali per ore, per far formare una fila e molti hanno ammesso di aver partecipato solo per avere il timbro sul loro documento di identità, per evitare qualunque problema amministrativo nella loro vita personale. Anche i detenuti sono stati costretti a prendere parte alle elezioni.

• In passato abbiamo rivelato documenti inconfutabili che dicono che in ogni elezione tenuta dall’attuale regime, il vero numero dei partecipanti è stato moltiplicato per 4 o 5 volte e che poi sono stati comunicati i dati. Esiste quella che viene chiamata “stanza per l’aggregazione dei voti” in cui si decide il numero che deve essere comunicato.

• I giornalisti vengono sempre portati in specifici seggi elettorali, in cui il regime ha già mobilitato la sua gente per mostrare un’alta affluenza. Quanti centri possono visitare? Due, cinque, dieci? Se si guarda alla propaganda del regime iraniano si afferma che c’è stata un’alta affluenza anche tra gli iraniani che si trovano fuori dall’Iran e si mostrano video di persone che attendono in fila per votare, affermando persino che, a causa dell’alta affluenza, si è dovuto prolungare l’orario del voto in alcuni paesi. Ma persino i dati ufficiali mostrano che solo il 6,7% degli aventi diritto al voto hanno partecipato alle elezioni fuori dall’Iran. Su 2,5 milioni di iraniani aventi diritto al voto, secondo i dati ufficiali, solo 168.430 hanno votato.

 

D: Sta dicendo che l’intero processo è viziato e che Rouhani non è stato eletto dal voto del popolo? Ma ci sono delle reali differenze tra Rouhani e il suo principale contendente Raisi? Sta dicendo che non ci sono differenze tra loro?

• La risposta è sia sì che no. Sì, l’intero processo è viziato. Tutti i candidati sono stati selezionati dal leader supremo. Ciò significa che tutti rientrano nella sfera accettabile del fascismo religioso al potere in Iran. Ogni elezione in cui non ci sia possibilità per l’opposizione di essere presente è viziata, figuriamoci scegliere i candidati. Il regime parla sempre di un’alta affluenza a prescindere dal vero numero di persone che votano.

• No, io non dico che non ci siano differenze tra Rouhani e Raisi, e in termini più generali tra le due fazioni del regime. Esiste una intensa lotta di potere. Ma quello che dico è che i loro punti in comune sono più delle loro differenze. Entrambi i candidati appoggiano il potere assoluto dei religiosi. Entrambi sono stati figure di spicco all’interno del regime sin dall’inizio. Naturalmente Rouhani aveva una carica più importante. Entrambi sono responsabili dei crimini commessi dal regime negli ultimi 38 anni. Raisi era un membro della “Commissione della Morte”, responsabile del massacro dei prigionieri politici nel 1988. Rouhani è stato anche uno dei primi funzionari in Iran a chiedere l’esecuzione pubblica degli oppositori durante la preghiera del venerdì. Inoltre ha definito le esecuzioni che avvengono in Iran un’applicazione della legge o di un comando di Dio.

D: Da una parte lei dice che esiste un’intensa lotta di potere, ma dall’altra dice che entrambe le fazioni del regime hanno molto in comune. Non è un po’ confuso? In Occidente sono noti come moderati o intransigenti. Non crede che questa sia una spiegazione migliore e più semplice?

• No, non è confuso. E’ la realtà della situazione in Iran. “Moderati” contro “intransigenti” è un concetto fuorviante che non riflette la realtà dell’Iran. Infatti, ha consentito al regime iraniano di opprimere ulteriormente il popolo iraniano e di continuare con il suo comportamento disonesto nella regione, con una certa impunità. E’ ora di porre fine a questa idea falsa e dannosa.

• L’aspra lotta di potere all’interno del regime non è dovuta a differenti scuole di pensiero o al fatto che una fazione è moderata e l’altra è intransigente, è un riflesso del fallimento del regime nell’affrontare le più fondamentali necessità del popolo e del crescente malcontento popolare. E’ semplicemente la paura dell’approssimarsi della loro fine. La loro disputa è su come meglio preservare il sistema, cioè il fascismo religioso che governa il paese. Presentare tutto questo come moderati contro intransigenti è una rappresentazione ingannevole.

• Una fazione, quella di Rouhani, dice che si è già raggiunta la fine e che non si potrà sopravvivere a meno che non si ottenga aiuto dal mando esterno, cioè dai governi occidentali. Dice che si può ottenere l’aiuto degli occidentali mantenendo al contempo il sistema e le stesse politiche, solo cambiando tono. In pratica Rouhani crede, e lo ha detto in discussioni interne private, che si possa ingannare l’Occidente come ho fatto sulla questione nucleare nel 2003 e anche nell’accordo sul nucleare, che facendo alcune concessioni temporanee, è riuscito a mantenere la struttura del programma nucleare.

• Dall’altro lato Khamenei rifiuta con fermezza quest’idea bollandola come pura ingenuità e, come ha dichiarato pubblicamente una settimana prima delle elezioni, egli ritiene che un cambiamento di comportamento equivalga ad un cambiamento di regime. Ha sottolineato che se ci si ritirasse di un centimetro dalle politiche interne e regionali, sarebbe l’inizio di una rapida caduta, come nel caso del regime dello Scià. Infatti questo è quello che è successo a molte dittature nella storia. Quando arrivano alla conclusione che non possono più sopravvivere con il pugno di ferro, è già troppo tardi per una riforma dall’interno. Le richieste del popolo vanno ben al di là di un cambiamento calcolato e limitato di atteggiamento che i dittatori intendono adottare per restare al potere.

D: Khamenei quale leader supremo ha l’ultima parola in Iran. E’ anche noto che Raisi era il suo candidato favorito. Lei dice anche che queste elezioni non sono state elezioni realmente libere. Allora, come mai Khamenei non è riuscito a far dichiarare vincitore il suo candidato?

• Questa domanda tocca il cuore della questione. Ha assolutamente ragione quando dice che il favorito di Khamenei era Raisi, nonostante anche tutti gli altri fossero accettabili per lui. Nessuno di loro è stato considerato al di fuori del sistema, altrimenti non avrebbe potuto partecipare. Ma Khamenei aveva posto un limite alla sua manipolazione delle elezioni, e cioè poteva spingersi solo fino al punto di non portare ad una rivolta popolare, a causa dell’inasprirsi delle lotte intestine.

• Khamenei ha scelto il candidato più deprecabile, noto al popolo solo come un boia crudele. Persino molti esponenti della sua stessa fazione si sono rifiutati di appoggiarlo, non per una questione di principio, ma per il loro interesse personale, per prendere le distanze da un famigerato assassino. Le attività della Resistenza in Iran hanno evidenziato il ruolo di Raisi nel massacro del 1988, e lo ha portato ulteriormente a conoscenza del popolo.

• In breve, Khamenei aveva perso la partita prima del giorno delle elezioni. E questo perché, in questo regime, le “elezioni”, non vengono decise dal voto del popolo, ma dagli equilibri di potere all’interno del regime. Khamenei, che resta la figura più autorevole all’interno del regime e la cui approvazione è il requisito essenziale per chiunque sia in grado di proporre qualunque cambiamento, ha perso il prestigio necessario per imporre il suo desiderio senza suscitare gravi obiezioni interne. Egli temeva che se avesse spinto troppo per il suo candidato, le lotte intestine avrebbero potuto innescare una rivolta, non in favore di Rouhani, ma contro tutto il regime. Perciò, queste elezioni sono state una enorme sconfitta per tutto il regime.

D: Che cosa direbbe a quelli che in Occidente dicono che con Rouhani potrebbe esserci una buona opportunità di ulteriori rapporti con l’Iran nella prospettiva di un cambiamento di atteggiamento da parte del regime?

• Vorrei esortali a guardare ai fatti e a formulare il loro giudizio basandosi sui fatti e non sulle loro pie illusioni. Rouhani non vuole, né può fare nessun cambiamento, figuriamoci dei cambiamenti sostanziali in Iran. Non è nuovo. E’ stato presidente del regime per quattro anni. L’editoriale del Telegraph del giorno successivo alle elezioni, giustamente ha detto: “La rielezione del presidente Hassan Rouhani non cambia niente. L’Iran resta una dittatura impoverita, governata da una élite teocratica”.

• Lui non “vuole”, perché è il prodotto dello stesso sistema. Ha fatto parte del sistema sin da principio. Sa che un vero cambiamento porterebbe alla caduta del regime. Non ha mai affermato di voler cambiare il sistema, ma solo di “modificarlo”. Non ha mai definito sé stesso o la sua fazione “riformista”, ma solo “moderata” all’interno del potere assoluto dei religiosi. Questo non è quello che vuole il popolo. All’interno egli afferma di potere avere entrambe le cose per il regime: mantenere il sistema, i suoi principi e le sue politiche e godere dei benefici dei governi occidentali.

• Lui non potrebbe fare nessun cambiamento neanche se lo volesse, perché in questo regime il presidente non ha molto potere. E’ semplicemente uno in grado di ottenere un qualche tipo di coordinamento e di agire da buon servitore del leader supremo, che detiene il potere assoluto. Inoltre è l’intero sistema ad essere irriformabile. Questo sistema si basa sul potere assoluto del leader supremo, sulla supremazia dei religiosi, sulla misoginia, sull’intolleranza verso le opinioni degli altri, e sul disprezzo delle minoranze religiose che è parte integrante di questo regime. Persino una questione semplice come il diritto delle donne a scegliere liberamente il loro abbigliamento viene considerata una questione di sicurezza nazionale. La repressione interna e l’ingerenza negli altri paesi attraverso il supporto ai gruppi estremisti e terroristici, sono i due pilastri portanti del regime, senza i quali non può sopravvivere. La diffusione dell’estremismo e del fondamentalismo islamico è un concetto racchiuso nella Costituzione del regime.

• L’esperienza degli ultimi quattro anni, ed in particolare gli eventi occorsi dopo l’accordo sul nucleare, non lasciano assolutamente nessun dubbio sul fatto che questo regime è totalmente incapace di qualunque riforma, a prescindere da chi possa essere il presidente del regime. Durante il primo mandato da presidente di Rouhani, il numero delle esecuzioni è cresciuto in Iran. Si potrebbe dire che è stata colpa della magistratura, ma quantomeno egli avrebbe potuto esprimere la sua opposizione all’aumento del numero delle esecuzioni che fa dell’Iran il primo boia del mondo per il numero di esecuzioni pro-capite. Ma invece Rouhani le ha chiamate, l’applicazione della legge e dei comandamenti di Dio. Secondo il suo stesso ministro della difesa, il budget per la difesa iraniana è stato aumentato del 140% e sono stati fatti molti più test missilistici che in passato. L’ingerenza dell’Iran in Siria è aumentata, persino il denaro ottenuto a seguito dell’accordo sul nucleare è stato destinato alla Siria e al supporto dei gruppi terroristici in Iraq e altrove.

D: Quindi, secondo lei, qual’è stato il significato delle elezioni? Sta dicendo che non sono state per nulla importanti? 

• Il regime dei mullah, alla fine delle sue elezioni presidenziali-farsa è un regime diviso, gravemente indebolito dalle sue lotte interne di potere. Nelle attuali critiche circostanze interne, regionali ed internazionali, per Khamenei è fondamentale ricompattare questo regime medievale, per potere affrontare la crisi e mantenere l’equilibrio del regime. Ma come ho già detto, temendo una enorme rivolta di massa, Khamenei ha dovuto abbandonare il suo candidato favorito ed optare per Rouhani. Perciò il fallimento di Khamenei è un duro colpo per lui ed un segnale dell’approssimarsi della scomparsa del regime. Il secondo mandato di Rouhani vedrà solo un aumento della crisi e una lotta di potere più intensa. La crisi è arrivata a livello della leadership del fascismo religiso e continuerà fino alla caduta del regime del velayat-e faqih (il potere assoluto dei religiosi). Lasciatemi essere più specifico.

• Con l’approssimarsi delle elezioni, l’attenzione del pubblico è stata maggiormente attratta dalle questioni della libertà politica, delle esecuzioni ed in particolare dal massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici, la maggior parte dei quali erano membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK). Infatti questa questione, che per oltre 29 anni era stata zona proibita e un tabù, si è trasformata in una richiesta popolare. La crescita del movimento per ottenere giustizia per le vittime del massacro, che ha messo in luce il ruolo di entrambe le fazioni del regime nelle esecuzioni politiche, ha creato un’ondata di shock che ha investito tutto il regime, dimostrando che il desiderio del popolo è il rifiuto di tutto il regime con tutte le sue fazioni.

• Un altro fatto significativo è rappresentato dalle massicce attività della rete del PMOI in Iran. I media ufficiali, compresa la TV nazionale, hanno continuamente espresso preoccupazione per le sue attività e il suo impatto in Iran. La combinazione di queste attività e della richiesta di giustizia del popolo per il massacro dei membri del PMOI compiuto dal regime, ha completamente cambiato la scena della “campagna elettorale”. Mentre i candidati denunciavano il ruolo degli altri nel furto delle ricchezze del popolo e persino il loro ruolo nella repressione, una nuova corrente è emersa nella società diffondendo lo slogan “No al boia! No al ciarlatano! Il nostro voto è per il rovesciamento del regime!”.

• A causa di questa massiccia campagna e delle pressioni del pubblico, Rouhani è stato costretto a fare alcune dichiarazione con cui ha accusato l’altra fazione di avere un passato fatto solo di esecuzioni e di arresti negli ultimi 38 anni o insinuando che l’altra fazione fosse stata responsabile di tagli della lingua e di bocche cucite. Questo ha fatto sì che l’altra fazione denunciasse il ruolo di Rouhani nelle esecuzioni e nella repressione. Questa ferita, che il regime ha lasciato chiusa per così tanti anni, si è riaperta. Entrambe le fazioni hanno anche denunciato una le ruberie dell’altra, affermando che solo il 4% del popolo iraniano possiede tutta la ricchezza del paese e gode di tutti i privilegi. Hanno anche dipinto un’immagine buia dell’economia iraniana, con le vere statistiche, non con quelle ufficiali e parlato della portata della corruzione. Inoltre Rouhani ha dovuto fare promesse che non potrà mantenere, cosa che pone tutto il regime in una posizione ancora più vulnerabile.

 

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