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Iran: l’esito delle elezioni presidenziali del 19 maggio 2017

Il 19 maggio alla Sala stampa della Camera dei Deputati ha avuto luogo una conferenza stampa presieduta dall’ambasciatore Giulio Terzi di S’Agata, già ministro degli Esteri, in cui hanno partecipato Sen.Lucio Malan questore del Senato della Repubblica, On.Daniele Capezzone, Elisabetta Zamparutti tesoriere del Nessuno Tocchi Caino e  dottor Feisal Al Mohamad, portavoce dell’associazione “Siria libera e democratica”.    

In questa conferenza ambasciatore Giulio Terzi ha detto che: I mass media occidentale hanno valutato le recenti elezioni presidenziali in Iran come la continuazione della politica riformista in Iran e positive per quanto riguarda per il commercio con l’Italia. Devo dire però che purtroppo le cose non sono andate così. Queste elezioni da una parte sono sì la continuazione della situazione precedente, ma dall’altra parte sono un profondo cambiamento. In tutte e due i casi avrà una pessima influenza sulla situazione del Medio Oriente e sulla condizione degli iraniani. Influenzerà negativamente sulla situazione della democrazia e del rispetto dei diritti umani in Iran sulla condizione delle donne e sulla parità tra i sessi. L’eliminazione sistematica dei dissidente è tuttora in atto in Iran e nell’88 in poche settimane i capi di regime, in un lampo di tempo, hanno deciso di eliminare i leader e membri dei Mojahedin del popolo e tutti coloro che non si piegavano alla dittatura del regime. Gli artifici di questo drammatico genocidio hanno partecipato alle recenti elezioni come candidati alla presidenza. Uno di questi è Ebrahim Raisi, che ha perso si elezioni, ma era uno dei principali membri della Commissione della morte dell’88. Alcuni membri del governo di Rouhani, come il ministro della Giustizia Puor-Mohammadi, hanno partecipato a quel genocidio. Parlo di quel genocidio perché, purtroppo, nei quattro anni della presidenza di Rouhani la situazione non è cambiata e in Iran ci sono state oltre tre mila di impiccagioni. Altra cosa importante è che l’Iran non ha rinunciato alle sue espansioni e si riama per attuarle. A tal scopo toglie con atti terroristici ogni ostacolo sul suo cammino, dallo Yemen al Libano. In questa situazione soprattutto l’Italia che pensa a far affari con l’Iran, deve aprirsi gli occhi alle conseguenze dell’espansione dell’Iran. la novità è che ora alla Casa Bianca c’è Donald Trump e questo vuol dire che la politica statunitense in Medio Oriente cambierà rispetto a come era durante la presidenza di Barack Obama. Questo significa che l’Iran deve giocare a favore della stabilità della Regione. Il fatto è che il regime dei mullà non potrà avere questo ruolo nella Regione e gli Stati Uniti hanno intenzione di intraprendere una politica ferma nei loro confronti. questa nuova politica s’è vista con chiarezza nella recente conferenza di Trump a Riad in presenza dei capi dei paesi mussulmani. S’è visto che le regole di gioco sono cambiate. Questo cambiamento deve influenzare il punto di vista europeo e quello italiano. 

Onorevole Daniele Capezzone ha detto che: Ogni regime convive con le sue contraddizioni. Io capisco che i giornalisti cercano di capire questo meccanismo, ma un regime è sempre un regime. I giornalisti italiani parlano delle elezioni in Iran come neanche l’ambasciata iraniana lo farebbe. È giusto rappresentare il regime iraniano, che toglie ogni libertà al suo popolo, in questo modo? Questo è un regime che nella sua totalità reprime e uccide gli iraniani, destabilizza la Regione, e persegue assiduamente il riamo missilistico e nucleare. Le forze contrarie all’interno del regime su alcuni punti come i diritti umani si riuniscono. Questa stampa che attacca Trump, ha fatto di Rouhani un eroe. Ora bisogna vedere il commercio con l’Iran, a lungo andare, quanto è utile all’Italia.

Senatore Lucio Malan ha detto che: Anch’io vorrei parlare della stampa italiana che ha superato ampiamente l’ambasciata iraniana. Non dimentichiamo che in Iran governa un regime teocratico. Secondo la Costituzione del regime la quasi totalità del potere è nelle mani del leader spirituale che ha l’ultima parola quasi su tutti i fatti del paese e può eliminare ogni candidato che vuole. Perciò quando parliamo di elezioni in Iran non dobbiamo pensare ad una cosa come accade, per esempio, in Francia. Questo è un terribile errore e una palese malafede. Il regime al potere in Iran secondo la sua Costituzione è un regime dittatoriale. Nelle recenti elezioni gli iraniani hanno votato Rouhani per non votare Raisi, il candidato preferito da Khamenei. Nei riguardi di Rouhani, il candidato cosiddetto moderato ricordiamo che sono state impiccate oltre tre mila persone durante la sua presidenza. Oppure il suo ministro della Difesa si vanta che il suo dicastero ha raddoppierà entro 2018 le sperse militari, forse le quadruplicherà; questo è moderatismo? Mentre la situazione degli iraniani ogni giorno peggiorerà e la gente si impoverisci ogni giorno. Con tutti brogli, in ogni caso gli iraniani non hanno votato il candidato di Khamenei. Questo deve aprire gli occhi di chi vuole fare affari con L’Iran. 

Elisabetta Zamparutti ha detto che: Devo dire chiamare elezioni in Iran come una elezioni tra moderati e conservatori è una vergogna. Rouhani e Raisi sono due facce della medaglia del velayat-e faghih che su ogni questione ha l’ultima parola. In Iran non è il voto del popolo che elegge il presidente, bensì il braccio di ferro delle contraddizioni interne, che è determinante. In una libera elezione i mullà sicuramente saranno perdenti! Per definire la natura del regime teocratico al potere in Iran basta ricordare la frase di Rouhani che riferendosi a Reisi l’ha definito uno che in 38 anni non fatto altro che imprigionare e impiccare. Rouhani confessa che il regime iraniano non sa fare altro che reprimere. L’ambasciatore Terzi ha ricordato 30.000 impiccagioni dell’88 e che Raisi era il giudice nella Commissione di morte. Sebbene Rouhani non avesse avuto un ruolo diretto in quel tragico evento, ma come un esponente dell’apparato di sicurezza e per il ruolo del suo ministro della Giustizia di genocidio è complice quanto Raisi. Per quanto riguarda l’aumento del budget delle spese militari che senatore Malan ha ricordato devo dire che questo aumento s’è potuto fare in seguito dell’accordo nucleare e al conseguente scongelamento del denaro iraniano. Non dobbiamo mai dimenticare che l’Iran non è la soluzione della problematica questione in Medio Oriente ma è il principale problema. Il regime teocratico iraniano seconda la sua natura non potrà mai rispettare i diritti umani, senno tutto il regime crollerà. Noi come associazione di Nessuno Tocchi Caino abbiamo chiesto sempre all’Unione Europea di inserire nel protocolli di incontri con regime la materia dei diritti umani, la questione delle donne, giovani e impiccagioni. Questo innanzitutto riguarda la nostra civiltà, la civiltà europea. 

Dottor Feisal Mohamad ha ricordato le attività della sua associazione a favore dei siriani, quali la costruzioni di ospedali e l’assistenza effettuata per curare i feriti e i profughi nel confine tra la Siria e la Turchia. Ha ricordato anche il ruolo distruttivo del regime iraniano che in Siria che gestisce oltre 60.000 mercenari per mantenere Assad al potere e con questo partecipa all’eccidio del popolo siriano. Il regime iraniano ha intenzione di effettuare la cancellazione della parte avversa in Siria. Feisal Mohamad ha detto che: Finalmente a Riad con la presidenza di Trump s’è presa una decisione corretto sul sostegno del regime iraniano al terrorismo nella Regione e le sue distruttive ingerenze negli affari di altri paesi. Per quanto riguarda le elezioni in Iran tutti sanno che chi prende le decisioni è la persona di Ali Khamenei, perciò in Iran non ci sono affatto le libere elezioni.                     

 

    

 

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