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Meeting Internazionale a Ginevra sul pericolo derivante dall’ignorare le terribili condizioni dei diritti umani in Iran e la minaccia imminente di un nuovo massacro a Camp Liberty

Appello agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite, in particolare all’Alto Commissario per i Diritti Umani per:

Un’azione urgente per garantire la sicurezza e l’incolumità dei residenti come da impegni scritti

Venerdi 14 Marzo Maryam Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha partecipato ad un meeting internazionale a Ginevra intitolato: “Diritti Umani in Iran. Appello per una Indagine Internazionale sul Massacro di Ashraf”, su invito di cinque organizzazioni non-governative come il Movimento Contro il Razzismo e per l’Amicizia tra i Popoli (MRAP), il Partito Radicale Non-Violento, Trans-nazionale e Trans-partito, l’Associazione Internazionale per i Diritti Umani delle Donne (WHRIA), la fondazione “France Liberté ed il Centro per lo Sviluppo dell’Istruzione (EDC).

 

Maryam Rajavi ha condannato il silenzio e l’inerzia della comunità internazionale e degli Stati Uniti riguardo alla catastrofica condizione della repressione in Iran e ha detto: “Negli ultimi mesi, nello stesso momento in cui si affermava la moderazione di Rouhani, il numero delle esecuzioni ha raggiunto il nuovo record degli ultimi venticinque anni. Secondo i rapporti degli inviati speciali delle Nazioni Unite, dall’inizio del 2014, almeno 176 persone sono state giustiziate. Almeno quattro di loro erano minorenni al momento del loro arresto. Ciononostante, Javad Larijani, alto funzionario della Magistratura dei mullah, ha dichiarato: “Il mondo dovrebbe elogiare l’Iran per l’aumento del numero delle esecuzioni”. Pene selvagge come l’estrazione degli occhi e il taglio delle mani e dei piedi continuano ad essere applicate e le esecuzioni di prigionieri politici e di appartenenti a minoranze etniche e religiose, sono aumentate a livelli senza precedenti.

Le restrizioni su internet vengono decise dal un comitato di 13 uomini, sei dei quali sono ministri di Rouhani. La repressione delle donne con il pretesto di non osservare il dress-code islamico e la loro vasta discriminazione, continuano”.

Maryam Rajavi ha sottolineato: “E’ un errore enorme presumere che rimanere in silenzio e non agire sulla situazione dei diritti umani in Iran, possa agevolare un accordo sulla questione del nucleare”. Ha avvertito che nessuno dovrebbe sacrificare i diritti umani, la libertà e la resistenza del popolo iraniano per continuare i negoziati sul nucleare con i mullah.

Maryam Rajavi ha stigmatizzato il silenzio delle Nazioni Unite di fronte ai diritti umani calpestati dei richiedenti asilo che si trovano a Camp Liberty ed ha precisato: “In numerose occasioni abbiamo messo in guardia contro i piani del regime per ulteriori massacri. Sfortunatamente, questi ripetuti avvertimenti sono stati ignorati”. Ha ribadito che “..ciò che sta accadendo laggiù è un massacro pianificato. Da una parte il governo di Maliki lancia gli attacchi missilistici contro Liberty, dall’altra il regime iraniano sta facendo tutto ciò che è in suo potere per impedire il trasferimento dei residenti fuori dall’Iraq. Nel frattempo, le minacce, le intimidazioni e le provocazioni degli agenti dell’ufficio del primo ministro, si sono intensificate. E stanno preparando il terreno agli scontri”.

Oltre a Maryam Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, hanno tenuto i loro discorsi:  Bernard Kouchner, ex-Ministro degli Esteri francese e fondatore di Medici Senza Frontiere (Médecins Sans Frontières -MSF); Linda Chavez, ex-esperta in diritti umani della sotto-Commissione dell’ONU per i Diritti Umani; il Professor Jean Ziegler, membro del Comitato Consultivo del Human Rights Council dell’ONU dal 2008 al 2012; il Professor Alfred Zayas, Esperto Indipendente delle Nazioni Unite sulla Promozione di un Ordine Internazionale Equo e Democratico; il Dr. Jean-Charles Rielle, membro del Parlamento di Ginevra e del Consiglio Cittadino;Christiane Perregaux, co-Presidente del Consiglio Legislativo di Ginevra; Nejat Bubaker, membro del Parlamento della Palestina; il Dr. Taher Boumedra, ex-vice Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU ed Antonio Stango, Presidente di “Helsinki Watch” e membro del Partito Radicale italiano.

In un’altra parte del suo discorso Maryam Rajavi ha fatto appello agli Stati Uniti, all’Unione Europea e alle Nazioni Unite perché presentino al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il dossier sulla terribile condizione dei residenti di Camp Liberty che rischiano in ogni momento un enorme massacro, lavorino per il rilascio dei sette ostaggi di Ashraf, il trasferimento dei residenti in paesi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti e forniscano i requisiti di sicurezza fondamentali contro gli attacchi missilistici ai residenti di Camp Liberty.

E ha avvertito le Nazioni Unite: “.. rifiutandovi di intraprendere una indagine indipendente, state dando il via libera ai dittatori in Iran e Iraq per ulteriori massacri”.

Gli oratori hanno energicamente condannato gli attacchi del governo iracheno compiuti per conto del regime iraniano contro i rifugiati iraniani ad Ashraf e Liberty in Iraq, il blocco sanitario e logistico ed hanno chiesto che gli attacchi e le limitazioni che hanno portato finora alla morte di 116 persone, alla morte lenta di altri 18, al rapimento di altri sette, tra i quali sei donne, vengano immediatamente interrotti. Uno dei più scioccanti di questi attacchi è stato il massacro dei residenti di Ashraf del 1° Settembre 2013. Tutti hanno sottolineato il fatto che atti vergognosi come impedire ai residenti il libero accesso ai servizi sanitari, impedire l’arrivo dei generi alimentari e ostacolare lo svuotamento delle cisterne delle acque nere, siano esempi lampanti di tortura.

Gli oratori hanno chiesto esplicitamente un’indagine totale, indipendente ed esaustiva su queste atrocità da parte degli organismi ONU competenti ed hanno chiesto agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite di rispettare i loro impegni verso i residenti di Camp Liberty che, attualmente, corrono il rischio di venire nuovamente massacrati in qualunque momento. Hanno sottolineato che gli Stati Uniti e l’ONU sono legalmente, moralmente e direttamente responsabili della sicurezza e della protezione di questi richiedenti asilo, i quali sono anche considerati “soggetti beneficiari” e sono sotto la protezione della Quarta Convenzione di Ginevra, perciò gli Stati Uniti e l’ONU dovranno essere ritenuti responsabili per qualunque minaccia o pericolo da loro subito.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

14 Marzo 2014

 

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