sabato, Novembre 26, 2022
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Maryam Rajavi ha esortato la comunità internazionale a presentare il dossier sulle violazioni dei diritti umani dei mullah al Consiglio di Sicurezza, a battersi per la libertà dei prigionieri politici e la cessazione delle esecuzioni in Iran

Conferenza Internazionale a Parigi alla vigilia della Giornata Internazionale dei Diritti Umani:

Il crimine contro l’umanità commesso ad Ashraf e le esecuzioni di massa in Iran non dovrebbero essere ignorati con il pretesto dei negoziati sul nucleare

Nonostante sia stato costretto a fare un passo indietro sul suo progetto per la bomba atomica, il regime iraniano non ha mai abbandonato il suo obbiettivo di produrre armi nucleari

Ad una conferenza internazionale tenutasi a Parigi sabato 7 Dicembre, alla vigilia della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, illustri personalità americane ed europee hanno avvertito di non chiudere gli occhi di fronte al massacro dei dissidenti iraniani in Iraq e alle pesanti violazioni dei diritti umani in Iran, come l’ondata di esecuzioni di gruppo, con il pretesto dei negoziati sul nucleare con i mullah.

 

Hanno anche sottolineato la necessità del rilascio immediato dei sette ostaggi di Ashraf, prelevati dalle forze speciali di Maliki per conto del regime iraniano, e la necessità di garantire sicurezza ed incolumità ai 3000 dissidenti del regime iraniano a Camp Liberty. Per ottenere risposte a queste richieste, sono ormai più di tre mesi che centinaia di richiedenti asilo residenti a Camp Liberty e le loro famiglie in vari paesi del mondo stanno facendo lo sciopero della fame. E ora la vita di molti di loro è in pericolo.

I partecipanti alla conferenza hanno avvertito che, alleggerire le sanzioni in un momento in cui il regime iraniano non ha completamente abbandonato il suo progetto per sviluppare la bomba atomica e mentre ancora possiede gli strumenti per conquistare una capacità di produrre armi nucleari, è un colossare errore, altamente distruttivo e che serve solo ad incoraggiare i mullah a lavorare per ottenere armi nucleari. 

Alla conferenza, aperta da Jean-François Legaret, Sindaco del 1° arrondissement di Parigi, hanno tenuto i loro discorsi : Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana; Rudy Giuliani, ex-Sindaco di New York City e candidato alla presidenza (2008); Howard Dean, candidato alle presidenziali U.S.A. (2004), ex-Presidente del Comitato Democratico Nazionale ed ex-Governazote del Vermont; Michael Mukasey, Procuratore Generale degli Stati Uniti (2007-2009); Louis Freeh, Direttore dell’FBI (1993-2001); Nontombi Naomi Tutu, attivista per i diritti umani e figlia dell’arcivescovo sud-africano Desmond Tutu, che ha presieduto la conferenza; Cynthia Fleury, neo-filosofa e docente di filosofia politica all’American University di Parigi; Geir Haarde, ex-Primo Ministro islandese.

In occasione della Giornata Internazionale per i Diritti Umani, Maryam Rajavi ha detto : “La questione Iran riguarda la resistenza di una nazione che è alla disperazione, che chiede a questo fascismo religioso di andarsene, che chiede venga spianato il cammino a libere elezioni e al governo del voto del popolo. Ma i mullah stanno sradicando i loro diritti umani nel modo più crudele per rimanere al potere”.

Riferendosi al rapporto di Amnesty International sulle 600 esecuzioni negli ultimi undici mesi, delle quali circa 400 avvenute dopo l’elezione di Rouhani, Maryam Rajavi ha detto che quotidianamente i mullah stanno aumentando la repressione, in particolare le esecuzioni, imponendo varie discriminazioni ai seguaci di altre religioni, ad appartenenti ad altre etnie e nazionalità e limitazioni e violenza verso le donne, ….. tutto allo scopo di mantenere il loro potere.

Maryam Rajavi ha chiesto alla comunità internazionale ed in particolare ai governi occidentali, di presentare il dossier sulle violazioni dei diritti umani del regime iraniano al Consiglio di Sicurezza, di battersi per la libertà dei prigionieri politici e di subordinare gli accordi economici con il regime alla cessazione delle esecuzioni.

Il Presidente eletto della Resistenza Iraniana, ha definito la firma degli accordi sul nucleare tra il regime iraniano e i P5+1, un importante punto di svolta negli sviluppi sull’Iran ed ha aggiunto: “Sebbene vi siano delle ingiustificabili mancanze negli accordi, il regime del Velayat-e Faqih non ha comunque avuto altra scelta se non fare un passo indietro a causa della sua debolezza e dell’impasse che sta affrontando.

Tuttavia, non si dovrà arrivare alla conclusione che i mullah abbiano rinunciato alla loro intenzione di fabbricare la bomba. Per questo regime il negoziato e l’accordo sono solo mosse tattiche e non un cambiamento della sua natura e non un abbandono della fabbricazione della bomba. Il regime sta, piuttosto, cercando un’opportunità per ritornare alle condizioni precedenti.”

Maryam Rajavi ha fatto poi riferimento alle oltre 100 rivelazioni sul nucleare fatte dalla Resistenza Iraniana e al suo ruolo primario nell’impedire al regime di acquisire le armi nucleari. Sottolineando che la politica del minacciare la pace e la sicurezza mondiale tramite la fabbricazione della bomba fa solo parte delle funzioni del regime, ha detto: “La dittatura del Velayat-e Faqih ha costruito il suo potere sui pilastri della repressione del terrorismo e del fondamentalismo contro il popolo dell’Iran. Ecco perché una politica decisa nei confronti di questo regime è necessaria”.

In un’altro passo del suo discorso Maryam Rajavi ha detto: “Il massacro ed il rapimento degli ostaggi ad Ashraf il 1° Settembre è un crimine contro l’umanità ed il Consiglio di Sicurezza è responsabile dinnanzi ad esso. Gli Stati Uniti nondimeno hanno la maggiore responsabilità, in particolare per i ripetuti impegni scritti che ha preso riguardo la sicurezza e l’incolumità dei residenti di Ashraf. Sia prima che dopo questa catastrofe, ci siamo rivolti agli organismi degli U.S.A., dell’UE e dell’ONU perché prendessero provvedimenti. Ma nessun provvedimento è stato preso. E ciò nonostante un crimine contro l’umanità venga commesso dal governo iracheno che  trattiene i sette ostaggi. Il governo iracheno ha persino preso in ostaggio i corpi dei martiri e non li ha ancora restituiti per la sepoltura dopo 100 giorni.

Nel 60° anniversario del “7 Dicembre”, il giorno che ricorda il movimento studentesco in Iran, il Presidente eletto della Resistenza Iraniana, si è rivolta a tutti gli studenti e ai giovani iraniani dicendo loro di diffondere le proteste contro il regime della dittatura dei mullah che si trova in una fase di indebolimento e cedimento.

 

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

7 Dicembre 2013

 

 

 

 

 

 

 

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