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Aumento delle misure repressive, assedio e pressioni disumane ai residenti di Camp Liberty

Nonostante siano più di cento giorni che i sette membri del PMOI di Ashraf sono stati presi in ostaggio e trattenuti dalle forze al comando di Maliki e che i residenti di Camp Liberty e gli iraniani in diverse città del mondo siano al loro 101° giorno di sciopero della fame, il Comitato del Primo Ministro incaricato della repressione di Ashraf sta intensificando le restrizioni, le pressioni e le misure repressive a Camp Liberty.

 

Sin da lunedi mattina 9 Dicembre,  Sadeq Mohammed Kadhim e Ahmed Khozair, due noti aguzzini legati al primo ministro iracheno, hanno impedito alle cisterne dei liquami di lasciare il campo con il pretesto di dover perquisire gli autisti e i loro accompagnatori. E ciò nonostante che, per due anni, le cisterne dei liquami abbiano circolato con la scorta della polizia senza che vi fossero simili disposizioni. L’obbiettivo degli ufficiali del primo ministro, è quello di provocare i residenti e creare degli scontri per dare il via ad un altro massacro.

In questo stesso giorno,  Ahmed Khozair, personalmente coinvolto in tutti e tre i massacri ad Ashraf, ha impedito l’ingresso a Camp Liberty ad alcune ditte ed ingegneri che erano venuti per il sistema di drenaggio e per riparare le strade del campo ormai non più praticabili neanche con i veicoli a causa della pioggia. Contemporaneamente, molti beni primari procurati dai residenti per la riparazione dei containers fatiscenti, sono stati rispediti indietro una volta giunti ai cancelli di entrata del campo.

Domenica 8 Dicembre, Ahmed Khozair ha ostacolato la partenza delle ambulanze facendo sì che i pazienti arrivassero tardi in ospedale e che, di conseguenza i loro appuntamenti venissero cancellati. Questo è un metodo comune usato dalle forze irachene per tormentare i pazienti. Lo stesso giorno, ad una traduttrice è stato impedito di andare in ospedale. In maniera volgare gli agenti iracheni le hanno detto: “Noi diamo gli ordini e noi decidiamo chi va a Baghdad e chi no e tu non puoi dire niente. Altrimenti ti schiacciamo sotto i nostri stivali….”

101 giorni dopo il massacro e l’esecuzione di massa ad Ashraf, il Governo dell’Iraq si rifiuta ancora di riconsegnare i corpi dei 52 martiri e di permettere la loro sepoltura, torturando così psicologicamente tutti i residenti, nonché  le famiglie e gli amici dei morti.

Visti gli impegni scritti presi da Stati Uniti e Nazioni Unite sulla sicurezza e l’incolumità dei residenti di Liberty, la Resistenza Iraniana chiede un intervento immediato per porre fine a queste misure tiranniche e disumane e l’espulsione da Camp Liberty degli assassini dei residenti come Sadeq Mohammed Kadhim e Ahmed Khozair.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

10 Dicembre 2013