sabato, Dicembre 10, 2022
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“Liberate i sette ostaggi di Campo Ashraf”, chiede una senatrice australiana

CNRI – “I sette ostaggi catturati durante il massacro di Campo Ashraf devono essere rilasciati prima che vengano deportati per essere giustiziati in Iran”, ha chiesto una senatrice australiana.

 

Claire Moore ha inoltre elogiato i membri e i sostenitori dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (Mujahadeen-e-Khalq MEK) che stanno praticando uno sciopero della fame per ottenere il rilascio dei sette ostaggi.

La Moore ha detto in un discorso al Senato Australiano il 12 Novembre che i 3000 dissidenti iraniani che vivono ora a Camp Liberty sono stati traditi dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite che gli promisero di proteggerli dagli attacchi.

“Ma la cattura dei sette ostaggi, ora a rischio di essere riportati in Iran contro la loro volontà, ha creato una situazione ancor più urgente”, ha detto la senatrice Moore.

Ed ha aggiunto: “Noi sappiamo che queste persone si trovano in diverse prigioni dell’Iraq. Tutti sotto la minaccia immediata di essere riportati in Iran. In seguito a questi timori, sono iniziati scioperi della fame in tutto il mondo.

Gli iraniani a Camp Liberty e in cinque paesi, Svizzera, Inghilterra, Germania, Canada e, dalla metà di Settembre, Australia, hanno cominciato uno sciopero della fame per ottenere il rilascio dei sette residenti di Ashraf tenuti in ostaggio dalle forze irachene.

“Queste persone chiedono la garanzia che i loro amici, le loro famiglie e la loro gente siano al sicuro, che continueranno ad essere trattati come veri rifugiati, con la speranza di riuscire a trovare un nuovo futuro.

Noi conosciamo la storia dei diritti umani in Iran. Noi sappiamo che c’è davvero una cultura laggiù che considera l’esecuzione come la pena comune per tutti i crimini e sicuramente il PMOI è considerato nemico dello stato in Iran. Perciò, strappare le persone da questa organizzazione e riportarle in Iran, è come firmare le loro condanne a morte.

“Le persone che stanno facendo lo sciopero della fame nella nostra città di Melbourne, sono cittadini australiani. Hanno a cuore le loro famiglie rimaste in patria, ma ritengono l’Australia la loro casa e si stanno rivolgendo a noi per far sì che anche noi facciamo parte di quei portavoce internazionali che possono parlare alle Nazioni Unite perché si impegnino a garantire che queste persone siano al sicuro.

“Io credo che dovremmo ascoltare, comprendere e mantenere vivo questo messaggio”.

 

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