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Le dichiarazioni di Martin Kobler al Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro i residenti di Ashraf approntano la scena per il terzo massacro

Esprimere gratitudine al Governo dell’Iraq ed ignorare le sistematiche violazioni dei suoi impegni, equivale a chiudere deliberatamente gli occhi sulle realtà e i diritti dei richiedenti asilo, le leggi e gli standards umanitari internazionali
Il Governo dell’Iraq si è rifiutato di fornire il 75 per cento della lista dei requisiti minimi umanitari, compresa l’acqua e l’eletticità, i veicoli passeggeri e di servizio, i muletti, le attrezzature e i materiali necessari per la costruzione di portici, strutture per i pazienti, e crea impedimenti alla vendita dei beni dei residenti di Ashraf.
Qualunque individuo di buon senso sarebbe rimasto scioccato e deluso dalla gratitudine e l’apprezamento che Martin Kobler ha espresso alla sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di ieri riguardo alla flessibilità che il governo di Maliki ha mostrato nei confronti dei residenti di Ashraf. Le sue affermazioni sulle “difficoltà nel mantenere il dialogo tra l’UNAMI e i residenti e tra i residenti e il Governo dell’Iraq ….” sono assolutamente false. I residenti e i loro rappresentanti hanno ripetutamente accolto favorevolmente il dialogo con l’UNAMI e con i funzionari del Governo dell’Iraq. Si sono solo rifiutati di prendere parte ai meeting presieduti da un individuo che ha torturato e assassinato i residenti e che è perseguito a livello internazionale, dopo tre mesi di inutili tentativi, per impedire il verificarsi di ulteriori crisi e tensioni. Martin Kobler si è scusato con i residenti per aver portato proprio quest’individuo con lui ad Ashraf a presiedere il meeting dello scorso Gennaio.
Le lamentele di Martin Kobler al Consiglio di Sicurezza riguardo la “mancanza di una reale volontà dei residenti di partecipare a questo processo assistito dall’UNAMI” è in aperta contraddizione con le sue dichiarazioni alla sessione del Consiglio di Sicurezza del 10 Aprile. In quella occasione, dopo il trasferimento di 1200 residenti di Ashraf a Liberty, sottolineò:
“Vorrei anche mettere in luce che i residenti del campo, nonostante le difficoltà iniziali, hanno recentemente mostrato buona volontà e collaborazione nel processo di trasferimento. I residenti hanno davvero, fatto grandi progressi. E’difficile abbandonare il luogo in cui hanno vissuto per più di due decenni”.
A seguito di queste dichiarazioni, altri 800 residenti di Ashraf sono stati trasferiti a Liberty,  in pratica i 2/3 dei residenti di Ashraf. Inoltre, meno di un mese fa, nel suo comunicato del 23 Giugno, Martin Kobler ha ringraziato i residenti e ha dichiarato: “2000 residenti sono stati trasferiti a Camp Hurrya in maniera pacifica e ordinata, e ne rimangono solo 1200. In questa occasione, vorrei ringraziare sia il Governo dell’Iraq che i residenti per la loro collaborazione”.
E questo nonostante nulla sia stato fatto per risolvere la questione dell’acqua che attualmente viene portata dai residenti da una distanza di 12 kilometri dal campo con una temperatura di 55°C a costi enormi. Kobler aveva scritto in precedenza in diverse occasioni*, che il Governo dell’Iraq si era impegnato ad allacciare il sistema idrico del campo alla rete cittadina prima del mese del Ramadan (con inizio il 20 Luglio) o di consentire ai residenti di pompare acqua da un canale che si trova a 150 metri e di purificarla.
*(compreso il documento del 28 Maggio 2012 “Preparazione del trasferimento 6”/articolo 2/ e “Nota al File” del 1° Giugno 2012 sul meeting a Liberty con George Bakoos e i rappresentanti dei residenti del 31 Maggio)
Martin Kobler non ha neanche sentito il bisogno di menzionare la sistematica violazione degli impegni presi dal governo iracheno (280 violazioni a Camp Liberty dal 18 Febbraio al 4 Luglio 2012), il rifiuto di 30 richieste legali e legittime dei residenti secondo le dichiarazioni dell’UNHCR: vendita o trasferimento delle proprietà dei residenti a Liberty, restituzione delle proprietà confiscategli, acquisto del carburante allo stesso prezzo cui viene venduto ai cittadini iracheni, trasferimento dei veicoli di servizio delle donne che sono stati fatti tornare indietro ad Ashraf a metà strada da Liberty, trasferimento dei generatori appartenenti ai residenti, di 10 veicoli ogni 400 residenti come da precedenti accordi e neanche di 5 muletti per 3300 residenti, dato che 2000 di loro devono portare carichi pesanti a braccia e a spalla a Camp Liberty. E questo nonostante nel suo comunicato del 23 Giugno avesse sottolineato:
“Il SRSG Kobler continuerà a sollecitare il Governo dell’Iraq a rispondere positivamente alle legittime e ragionevoli richieste dei residenti per ciò che riguarda le questioni umanitarie, in conformità con le leggi umanitarie internazionali e dei diritti umani”.
In precedenza, il 6 Dicembre, di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Martin Kobler si impegnò, dicendo che “ogni soluzione praticabile dovrà essere accettabile sia per il Governo dell’Iraq che per i residenti di Campo Ashraf. Questa soluzione dovrà rispettare la sovranità irachena, da una parte, e le leggi internazionali umanitarie sui rifugiati applicabili e i diritti umani, dall’altra” e questo è ciò che Martin Kobler non ha mai rispettato.
Inoltre, egli non ha mai negato le dichiarazioni esplicite del Consigliere per la Sicurezza del Governo dell’Iraq sull’intervento del regime iraniano nel caso di Ashraf. Il Consigliere per la Sicurezza del Governo dell’Iraq ha dichiarato alla televisione ufficiale irachena il 24 Aprile:
“Martin Kobler, Rappresentante Speciale per l’Iraq del Segretario Generale delle Nazioni Unite ha discusso in dettaglio cono le parti irachena e iraniana attraverso l’Ambasciata Iraniana ed altri canali di comunicazione con l’Iran allo scopo di fornire i requisiti per l’implementazione dell’intesa concordata tra lui e l’Iraq di chiudere Campo Ashraf e porre fine alla presenza di questa organizzazione sul territorio iracheno. I colloqui hanno riguardato i meccanismi e ruolo dell’Iran  in ciò che dovrà essere fatto per risolvere questa questione….”.
Secondo ricerche professionali di esperti di organizzazioni internazionali “secondo ogni  standard Camp Liberty è una prigione e i residenti sono soggetti a detenzione arbitraria”.
Kobler ha dichiarato nella sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU:
– “La responsabilità ricade anche su molti sostenitori internazionali. E’ di enorme importanza che questi contribuiscano ad influenzare positivamente la posizione dei residenti.”.
– “Faccio appello anche  ai residenti del Campo affinché rispettino le leggi irachene ed evitino provocazioni e violenze. Il tempo per trovare una soluzione sostenibile sta scadendo. La pazienza del governo si sta esaurendo…”.
E’ davvero sorprendente che, nonostante tutte le vaste proteste internazionali sulla sua condotta faziosa a favore del governo di Maliki e del regime iraniano e contro la sua opposizione, come le proteste delle chiese del Regno Unito e degli Stati Uniti, del Congresso Americano e del Consiglio d’Europa e di oltre 4000 parlamentari di 46 paesi, così come dell’Unione Internazionale degli Avvocati, Kobler abbia apertamente chiesto ai sostenitori di Ashraf di stare dalla parte sua e del Governo dell’Iraq nell’esercitare maggiore pressione sui residenti indifesi affinché rinuncino ai loro diritti minimi e alle loro richieste legali e legittime.
Nelle sue dichiarazioni al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Kobler non ha ravvisato alcuna necessità di ricordare che 49 residenti di Ashraf sono stati uccisi e più di 1000 feriti nei raid del Luglio 2009 e Aprile 2011 ed ha anche dimenticato l’impegno dell’ONU su un’inchiesta a questo riguardo. Al contrario ha avvertito i residenti di non ricorrere alla violenza e alle provocazioni!
Le dichiarazioni di Martin Kobler al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sono state talmente di parte che per l’Ambasciatore iracheno è stato sufficiente dire: “Come ha detto l’Ambasciatore Kobler, il governo iracheno ha mostrato flessibilità nel trasferire queste persone”.
Le posizioni assunte da Kobler nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro i residenti di Ashraf, unite all’espressione della sua gratitudine per la pazienza e la flessibilità di Maliki, ignorando la sistematica violazione degli impegni del governo iracheno, enunciati nel Memorandum di Intesa, che il Governo dell’Iraq ha firmato con Martin Kobler, vogliono dire ignorare deliberatamente i diritti dei richiedenti asilo, gli standards umanitari e la volontà delle leggi umanitarie internazionali e senza dubbio prepara la via al terzo massacro ad Ashraf.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
20 Luglio 2012

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