giovedì, Febbraio 9, 2023
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L’America deve mantenere la sua parola

Di Howard Dean
 
HUFFINGTON POST, 22 AGOSTO – Ci sono state, ultimamente, molte discussioni su ciò che la perdita della tripla A significa per gli USA. Ma il mancato mantenimento della promessa di aiuto ai rifugiati del campo di Ashraf in Iraq, minaccia allo stesso modo di declassare il nostro grande Paese. Oggi, ci sono 3400 esponenti dell’opposizione iraniana, conosciuta con la sigla OMPI (Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano – ndt), che vivono in Iraq nel campo di Ashraf, molti dei quali hanno avuto membri della propria famiglia imprigionati, torturati e giustiziati dai mullah iraniani.
 
Nonostante l’OMPI abbia rinunciato alla violenza dal 2001, alcuni espongono e diffondono l’idea che l’OMPI sia un’organizzazione terrorista. Ci sono fatti di importanza capitale che sono stati nascosti, omessi o ignorati nei recenti articoli su questi 3400 civili disarmati.
 
Innanzitutto, molte cose sono cambiate da quando l’OMPI è stata classificata come organizzazione terrorista nel 1997. In una recente deposizione al Congresso, da parte di Martin Indyk, ex ambasciatore americano in Israele e Segretario di Stato aggiunto per gli affari del Vicino Oriente, del governo Clinton, è stato rivelato che il motivo che sta dietro alla classificazione del 1997 è stato quello di aiutare ad aprire un dialogo fra le parti al potere in Iran.
 
Secondariamente, nel luglio del 2010, la Corte d’Appello statunitense a Washington, ha stabilito che il gruppo non aveva beneficiato delle corrette procedure nel 1997, ed ha ordinato al Dipartimento di Stato di rivalutare la designazione definitoria di organizzazione terrorista. Attualmente, le uniche due nazioni che rimangono d’accordo su quella che è ormai una classificazione totalmente screditata sono gli Stati Uniti e l’Iran.
 
In terza istanza, nel 2003, l’esercito americano ha pacificamente disarmato gli abitanti di Ashraf. Alcuni agenti dell’FBI sono entrati nel campo per interrogare ognuno dei suoi 3400 residenti. Nessuno di loro ha potuto essere associato a dei terroristi o ad alcuna forma di terrorismo in generale. L’esercito degli Stati Uniti aveva allora messo per iscritto che ogni residente di Ashraf sarebbe stato protetto contro minacce esterne.
 
In quarto luogo, nel 2009 e di nuovo nel 2011, le truppe americane hanno ricevuto l’ordine, dal governo iracheno, allora diretto dal primo ministro Maliki, di allontanarsi dal territorio di Ashraf. Dopo di ché le truppe irachene hanno attaccato il campo uccidendo a sangue freddo 47 civili disarmati. La maggior parte dei feriti non ha avuto accesso alle cure mediche, mentre le truppe americane rimanevano con le mani in mano a pochi chilometri di distanza.
 
Infine, in risposta all’attuale richiesta dei residenti di Ashraf di essere reinsediati in un altro Paese, il piano avanzato da Lawrence Butler del Dipartimento di Stato statunitense è stato, al contrario, di reinsediarli in un’altra zona dell’Iraq al fine di “garantire la loro sicurezza”. Pertanto, né il governo degli Stati Uniti né il governo iracheno hanno mantenuto, ad oggi, la parola data ai residenti di Ashraf.
 
Alcuni hanno insinuato che un gruppo scelto di esperti statunitensi, preparati e di entrambi gli schieramenti politici, dell’anti-terrorismo, fra i quali ex direttori della CIA, dell’NSA, dell’NSC e dell’FBI, un ministro della Giustizia, un segretario alla Sicurezza Interna, alcuni comandanti dello Stato Maggiore dell’esercito, un comandante del corpo dei Marines, un comandante della NATO, un comandante del CENTCOM, un segretario di Stato aggiunto per l’anti-terrorismo, alcuni governatori, ambasciatori, generali ed altri ancora, venga pagato per il suo sostegno ai residenti di Ashraf.
 
Tutto questo è semplicemente falso. Gli Stati Uniti hanno dato la loro parola all’OMPI che saranno protetti; che li proteggeremo. Noi pensiamo che sia un errore permettere che 3400 persone siano assassinate a sangue freddo e rompere dunque questa promessa. Noi pensiamo che, in fin dei conti, questo dibattito concerna gli USA e non i residenti di Ashraf. Gli Stati Uniti sono un Paese per il quale la libertà e lo stato di diritto contano. Noi dobbiamo mantenere la parola data e aiutare i rifugiati di Ashraf ad uscire dall’Iraq. Noi dobbiamo sostenere coloro che, pacificamente e con mezzi democratici, si battono per la loro stessa libertà. Se dovessimo fallire e rimanere ancora lì a non far niente, mentre 3400 uomini, donne e bambini, disarmati, vengono assassinati dal governo iraniano o dai suoi agenti iracheni, noi denigreremo noi stessi in quanto grande nazione. È tempo per gli Stati Uniti di mantenere la sua promessa fatta ai residenti di Ashraf.
 
Howard Dean, medico, è stato governatore del Vermont. Quando ha fatto degli interventi a favore dell’OMPI, per tramite dell’agenzia Harry Walker, non ha ricevuto alcun compenso, come per questo articolo, e ogni opinione qui espressa e sostenuta è sua propria, fondata su questioni umanitarie praticate.

 

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