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L’ONU adotta la 66esima risoluzione di condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran

Dichiarazione di Maryam Rajavi: l’ONU adotta la 66esima risoluzione di condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran 

MARYAM RAJAVI: È ORA DI PORRE FINE ALL’IMPUNITÀ DEI LEADER DEL REGIME; DEVONO ESSERE PROCESSATI PER CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ

La Sig.ra Maryam Rajavi, Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha accolto con favore la 66esima risoluzione delle Nazioni Unite, che condanna le gravissime e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran.

La Sig.ra Rajavi ha dichiarato che i responsabili della gran parte parte dei crimini a cui si fa riferimento nella risoluzione sono gli stessi che nelle ultime quattro decadi hanno continuato a perpetrare crimini contro l’umanità, in particolare il massacro del 1988, aggiungendo che questa risoluzione riconferma che bisogna imperativamente porre fine all’impunità dei leader criminali di questo regime medioevale, che devono essere consegnati alla giustizia per questi 40 anni di crimini contro l’umanità.

La Sig.ra Rajavi ha inoltre sottolineato che sebbene questa risoluzione ometta molte delle violazioni dei diritti umani in corso in Iran, come l’assassinio dei dissidenti all’estero, la repressione delle proteste popolari, la mancata possibilità per i cittadini di partecipare al proprio futuro politico, l’assenza dello stato di diritto, la preclusione della possibilità di accedere a corti competenti, ed il divieto di costituire sindacati indipendenti, evidenzia tuttavia che la teocrazia al potere in Iran è, ad oggi, la più grande violatrice dei diritti umani al mondo. Essa ha violato e viola apertamente tutti i diritti fondamentali della nazione iraniana, sia in ambito politico che in quelli sociale ed economico, non è in alcun modo compatibile con il 21esimo secolo, e deve quindi essere bandita dalla comunità internazionale.

La Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha sottolineato come il più lampante e crudele esempio delle violazioni dei diritti umani sia il massacro del 1988, in cui persero la vita 30.000 prigionieri politici indifesi, ed i cui responsabili sono gli ex e gli attuali leader del regime, che continuano a difendere a spada tratta il crimine commesso. Purtroppo, ad oggi, nessuno di loro è stato consegnato alla giustizia. Il silenzio dell’ONU e la sua mancata azione nei confronti di questo ignobile crimine contro l’umanità sono una cicatrice nella coscienza dell’umanità. Pertanto, un’indagine su questo atroce crimine è il banco di prova per la comunità internazionale.

L’adozione, adottata con 84 voti a favore, esprime seria preoccupazione per “l’allarmante frequenza con cui viene imposta e messa in atto la pena di morte, […] in violazione dei suoi obblighi interni, come nel caso delle esecuzioni basate su confessioni forzate o per crimini che non rientrano tra quelli più gravi, inclusi quelli definiti in modo troppo ampio o vago, in violazione della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici […], il continuo impiego della pena capitale nei confronti dei minori […] in violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo.”

La risoluzione esprime anche allarme per “il sistematico e diffuso uso degli arresti e delle detenzioni arbitrarie […] i casi di morti sospette in custodia […] le pessime condizioni delle prigioni, la deliberata negazione dell’accesso a cure mediche adeguate per i detenuti, con conseguente pericolo di morte”, il mancato rispetto del “diritto alla libertà di espressione e di opinione, negato anche nello spazio digitale, e del diritto alla libertà di associazione e di riunione pacifica […], la discriminazione ed altre violazioni dei diritti umani nei confronti dele donne, […] le violenze, le intimidazioni e le persecuzioni nei confronti degli oppositori politici, dei difensori dei diritti umani, degli attivisti per i diritti delle donne e delle minoranze, dei sindacalisti, degli attivisti dei movimenti studenteschi, degli ambientalisti, degli accademici, dei registi, dei giornalisti, dei blogger, degli utenti dei social media e degli amministratori delle pagine, degli operatori dei mezzi d’informazione, dei leader religiosi, degli artisti, degli avvocati, inclusi i difensori dei diritti umani, e delle loro famiglie, e di coloro che appartengono a minoranze religiose riconosciute e non e dei loro parenti e famigliari”. A ciò si aggiungono altre fonti di preoccupazione, come le “discriminazioni ed altre violazioni dei diritti umani perpetrate verso le minoranze etniche, linguistiche ed altre, tra cui le minoranze araba, azera, curda, turcomanna e belucia ed i loro difensori.”

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

14 Novembre 2019

 

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