HomeNotizieDiritti UmaniL'appello dei prigionieri politici all'Inviata Speciale dell'ONU sui Diritti Umani, perché indaghi...

L’appello dei prigionieri politici all’Inviata Speciale dell’ONU sui Diritti Umani, perché indaghi sulle violazioni dei diritti dei prigionieri commesse dal regime iraniano

CNRI – In una lettera all’Inviata Speciale dell’ONU sui Diritti Umani in Iran, Asma Jahangir, i prigionieri politici di Gohardasht la esortano ad occuparsi della loro situazione e ad indagare sulle violazioni dei diritti dei prigionieri commesse dal regime iraniano.

Quella che segue è la lettera dei prigionieri politici di Gohardasht: Ad Asma Jahangir, Inviata Speciale dell’ONU sui Diritti Umani in Iran.

Ogg.: I nuovi trucchi escogitati dal regime iraniano per la violazione dei diritti umani

Come sa, la pressione e l’insistenza della comunità internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani non hanno avuto alcun effetto sul comportamento criminale e disumano della magistratura e del ministero dell’intelligence del regime iraniano nei confronti dei prigionieri politici.

Noi continuiamo ad assistere non solo a più esecuzioni, torture e abusi sui prigionieri perpetrate in maniera sempre più vasta dagli agenti del regime, ma di recente anche all’utilizzo di nuovi metodi per la repressione dei prigionieri. Questi non ne hanno immediatamente l’aspetto esteriore o l’apparenza, ma hanno effetti intimidatori sufficienti sui prigionieri, ed in particolare sulle loro famiglie, tali da impedire loro qualunque azione di protesta in forma intangibile.

Questi metodi, di cui lei è già stata messa a conoscenza, prevedono il rapimento e la scomparsa dei prigionieri dalle carceri durante il normale andirivieni all’interno della struttura.

Uno dei più recenti è il rifiuto di rilasciare il prigioniero ad una data prestabilita dopo la fine della sua pena detentiva, cosa che, non solo crea frustrazione ai prigionieri e ai loro familiari, ma provoca anche delusione e perdita di qualunque speranza di libertà e di applicazione della legge. E l’ansia e la preoccupazione dei familiari non finisce quando arriva la data del rilascio perché allora si trovano di fronte alla scomparsa dei prigionieri.

Ma cosa più importante, neanche le autorità carcerarie sono felici e soddisfatte di queste misure disumane o, quantomeno, non gli vengono spiegate, né vengono informate dei nuovi provvedimenti.

Saleh Kohandel, dopo aver subito 15 anni di detenzione, è stato portato in una località sconosciuta il giorno prima del suo rilascio e non si sa chi ne sia il responsabile. Ma dopo che sua madre, che dopo aver avuto notizia di questo scioccante provvedimento ha quasi avuto un attacco di cuore e che le proteste dei prigionieri sono cresciute, allora lo hanno riportato in carcere, invece di rilasciarlo. E naturalmente ora, persino secondo le loro leggi disgraziate che non hanno nessun appoggio esecutivo, Saleh Kohandel si trova detenuto in un carcere illegalmente.

Un’altra delle misure più recenti prese nei confronti dei prigionieri è quella che prevede le minacce fatte alla vigilia del loro rilascio. I prigionieri vengono avvertiti di non intraprendere alcuna attività politica una volta fuori dal carcere, ai loro familiari viene impedito di abbracciare e salutare i prigionieri di fronte al carcere al momento del loro rilascio e ai prigionieri viene negato il diritto di ricevere le visite dei loro amici e conoscenti nella loro casa, altrimenti verrebbero nuovamente denunciati.

Questo è il nuovo significato e il nuovo concetto di “sicurezza e autorità” del governo Rouhani che non ha neanche il coraggio di parlare delle esecuzioni di massa in Iran, di dire dove si trovi il prigioniero politico Ali Moezzi, il luogo in cui viene detenuto o, nel caso lo avessero già ucciso, non osano annunciarlo.

Noi, i prigionieri politici del carcere di Gohardasht a Karaj, ci rivolgiamo a lei come ultima risorsa e le chiediamo di occuparsi e di indagare su questa situazione.

I Prigionieri Politici del carcere di Rajaei Shahr (Gohardasht)

13 Gennaio 2017