domenica, Febbraio 5, 2023
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L’America deve mantenere la sua parola sull’Iran

di Rudy Giuliani * Fonte: Roll Call

Quando noi americani diciamo che faremo una cosa, noi la facciamo. Quando facciamo una promessa, la manteniamo. La nostra parola è un impegno.

Di solito.

Purtroppo, non è stato cosi per un gruppo di dissidenti iraniani in Iraq che stanno vivendo in un campo di sterminio sotto la costante minaccia di un attacco. Infatti, non solo gli Stati Uniti non sono riusciti a mantenere la parola data riguardo alla sicurezza di questi dissidenti, ma neanche le Nazioni Unite.

 

Il mancato rispetto delle promesse fatte dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite è un chiaro tradimento della buona fede. Queste persone corrono il rischio di venire massacrate per amore di un discutibile accordo nucleare con l’Iran. 

L’unico vero modo di far sì che l’Iran non abbia la capacità di costruire armi nucleari, è rimpiazzare gli attuali governanti dell’Iran con qualcuno che voglia veri principi democratici, i diritti delle donne e libere elezioni.

Questi sono gli obbiettivi dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e dell’organizzazione che racchiude i dissidenti iraniani, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ed io ho il piacere di unirmi ai tantissimi leaders di tutto lo spettro politico per appoggiare le loro aspirazioni.

I mullah faranno tutto ciò che possono per vanificare questi sforzi e, sfortunatamente, hanno l’appoggio del regime in Iraq che noi abbiamo messo al potere.

Proprio ora, i dissidenti iraniani in Iraq sono confinati in quello che gli iracheni chiamano un “campo di reinsediamento”, noto come Camp Liberty (può un nome essere meno appropriato?), dopo averli trasferiti dalla pacifica città che avevano costruito chiamata Campo Ashraf. Camp Liberty non è un campo di reinsediamento, è un campo di concentramento. Solo un paio di mesi fa, più di 50 iraniani sono stati assassinati ad Ashraf ed altri sette sono stati presi in ostaggio, sei di loro sono donne. A queste persone ad Ashraf e Liberty era stata promessa protezione dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite, e ora passano ogni giorno con la paura, legittima, di una morte imminente. Questo è un momento critico per le persone a Liberty, per la loro salvezza e sopravvivenza.

L’accordo stesso sembra tragicamente inopportuno. Sembra quasi come se, all’ultimo momento, avessimo strappato la sconfitta dalle fauci della vittoria. L’Iran stava per essere schiacciato dalle sanzioni, si trovava in un tale isolamento che ha eletto come presidente un cosiddetto moderato – e tutto ciò è avvenuto a causa dell’efficacia delle sanzioni.

Le sanzioni sono state paralizzanti. I loro effetti devastanti hanno spinto l’Iran a fare qualcosa che non facevano da anni. L’Iran voleva disperatamente un accoro e, credo, fosse pronto a fare concessioni sostanziali. Non saprai mai se i tuoi avversari faranno concessioni sostanziali fino a che non glielo chiedi.

E allora, che è successo? Abbiamo chiesto all’Iran di rinunciare a tutti i suoi impianti nucleari? Gli abbiamo chiesto di rivelarne una lista completa e consentire le ispezioni in tutti gli impianti? Abbiamo chiesto che nell’accordo fosse chiaro che le sei risoluzioni delle Nazioni Unite che l’Iran ha violato, delle intese che dicono che l’Iran non deve arricchire uranio, fossero alla fine riconosciute valide?

Non abbiamo domandato niente. E quale è stato il risultato?

Beh, tutti nel regime in Iran stanno festeggiando. Non si vedono troppi festeggiamenti in Iran vero? Eppure stanno festeggiando. Anche se tutti in Francia e in Gran Bretagna e nel resto del mondo libero sono arrabbiati. Qui negli Stati Uniti, non abbiamo molti interessi bipartisan. Ma è emerso il consenso sul fatto che questo vacuo accordo sia stato una vittoria per l’Iran ed una sconfitta per gli Stati Uniti. I repubblicani lo dicono. I democratici lo dicono.

Impareremo qualcosa dalla storia o siamo destinati a ripetere gli stessi errori ancora e ancora?

Una cosa che non dovrebbe accadere è legare la disponibilità a negoziare con il regime iraniano all’abbandono  delle nostre promesse alla gente di Camp Liberty. Queste due cose non sono connesse. Si crede che combattere troppo duramente per proteggere la gente di Liberty danneggerà questi negoziati. Infatti, il 26 Dicembre, un altro attacco missilistico mortale a Camp Liberty, che ha ucciso tre residenti e ne ha feriti oltre 50, ha portato il Dipartimento di Stato a elogiare l’Iraq per l’aiuto dato nel soccorrere i feriti, invece di ritenere il Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki responsabile per complicità nell’attacco o per non aver protetto i residenti.

Noi non dobbiamo abbandonare questa gente innocente per essere massacrata in Iraq da un governo sotto il giogo di Tehran.

Dobbiamo mantenere la promessa che abbiamo fatto quasi 10 anni fa di proteggere queste persone, portarle via da Camp Liberty e portarle in paesi dove saranno al sicuro e potranno lavorare per liberare la loro patria.

Rudy Giuliani è stato sindaco della città di New York dal 1994 al 2001.

 

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