sabato, Dicembre 3, 2022
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Iraq: i sunniti si ritirano dai colloqui dopo il massacro alla moschea

Alcuni politici sunniti si sono ritirati dai colloqui per la formazione del nuovo governo in Iraq dopo che terroristi affiliati al regime iraniano hanno ucciso almeno 70 fedeli sunniti durante un attacco ad una moschea sunnita, in una instabile provincia fuori Baghdad, durante le preghiere del venerdì.

 

Gli schieramenti legati al portavoce del parlamento Salim al-Jabouri e al vice-primo ministro Saleh Al-Mutlak, hanno chiesto al primo ministro uscente Nouri al-Maliki e al principale blocco parlamentare sciita di consegnare i responsabili entro 48 ore e di risarcire le famiglie delle vittime “se vogliono che il processo politico e il nuovo governo vedano la luce del giorno”.

Un comunicato congiunto incolpa dell’attacco alcune “milizie” con un apparente riferimento a gruppi armati alleati del governo e affiliati al regime iraniano.

Lo smantellamento dei gruppi affiliati al regime iraniano è la richiesta primaria dei leaders sunniti. Il gruppi in difesa dei diritti umani dicono che questi operano al di fuori della legge e che hanno rapito e ucciso civili sunniti.

Gli Stati Uniti hanno condannato l’attacco e hanno detto di “essere al fianco del popolo dell’Iraq contro questa violenza”.

“Questo attacco insensato sottolinea la necessità urgente che i leaders iracheni di tutte le fazioni politiche facciano i passi necessari che contribuiranno ad unire la nazione contro tutti i gruppi estremisti eviolenti”, ha detto in un comunicato la vice-portavoce del Dipartimento di Stato Marie Harf. 

Al-Abadi, il  nuovo primo ministro, deve presentare entro il 10 Settembre la lista dei membri del governo al parlamento per l’approvazione.

Venerdì il massimo esponente religioso sciita dell’Iraq ha chiesto ai leaders nazionali di appianare le loro divergenze in maniera “realistica e fattiva” e di formare prontamente un nuovo governo per combattere l’insurrezione sunnita.

Il Grand’Ayatollah Ali al-Sistani ha detto che il prossimo governo dovrà essere formato da candidati che hanno a cuore “il futuro del paese e dei suoi cittadini” a prescindere dalla loro appartenenza etnica e religiosa.

Al-Sistani ha avvertito i politici che “richieste e condizioni potrebbero ritardare la formazione del nuovo governo”.

Le affermazioni di questo religioso eremita sono state riportate dal suo rappresentante, Abdul-Mahdi al-Karbalaie, durante la preghiera del venerdì nella città santa sciita di Karbala.

Fonte: Agenzie di stampa

 

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