mercoledì, Novembre 30, 2022
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Iran, un prigioniero politico: “Nessun premio potrà rendermi felice fino a che non rovesceremo gli oppressori”

CNRI – In risposta al premio annuale di Reporters Without Borders che gli è stato assegnato, il prigioniero politico iraniano Soheil Arabi in una lettera ha detto: “Nessun premio potrà rendermi felice fino a che tutti insieme non sradicheremo l’oppressione e rovesceremo gli oppressori”.

In un punto della sua lettera questo prigioniero politico, attualmente detenuto nella sezione 8 del carcere di Evin, ha detto: “Quando la maggior parte dei media erano nelle mani di due fazioni che competono per censura e conservatorismo, quando certe persone venivano pagate per promuovere l’ignoranza e la superstizione per ingannarci, io decisi di essere un giornalista indipendente, in modo da poter riflettere tutta la verità senza ritocchi né censura”.

“Ma questi governanti arroganti e i loro subordinati hanno una paura inimmaginabile di noi, che comprendiamo e facciamo comprendere (la verità). Ci intrattengono con miti e superstizioni e sono felici di metterci a dormire per saccheggiare le nostre ricchezze e la nostra terra con facilità. Sì, svegliarsi vuol dire sbarazzarsi dei tiranni, per questo loro reprimono brutalmente i giornalisti”.

“Grazie mille a voi miei buoni amici di oltre confine che mi avete ritenuto degno di questo inestimabile premio. Questo riconoscimento mi da’ una duplice motivazione per continuare a lavorare da giornalista persino dietro le sbarre, per portare la voce dei prigionieri politici e ideologici iraniani all’attenzione di tutta la gente del mondo. E spero che voi continuerete ad aiutarmi in questo”, ha aggiunto Soheil.

In un’altra parte della sua lettera dice: “Molti giovani sono stati condannati al carcere insieme a me, compresi decine di altri prigionieri politici e prigionieri di coscienza in tutto l’Iran che non hanno un supporto adeguato. Nei campi per i lavori forzati del carcere di Evin, nelle sezioni 7 e 8, si trovano prigionieri che lavorano gratis perché costretti a fare il lavoro del personale della sicurezza, delle cucine e dell’infermeria, contro ogni regola del carcere”.

“Prigionieri costretti a dormire sul pavimento, vendita di cibo e merci a prezzi maggiorati, ispezioni violente e decine di altre violazioni dei diritti umani avvengono nelle carceri della Repubblica Islamica. Ahimé! Dov’è il salvatore!”.

Soheil Arabi, laureato in fotografia e padre di una bambina è stato arrestato dagli agenti dell’intelligence delle Guardie Rivoluzionarie nell’autunno 2013 e sottoposto a torture nella cella di isolamento della sezione A-2 dell’IRGC.

Soheil Arabi è stato prima condannato all’esecuzione, poi a sette anni e mezzo di reclusione per aver pubblicato le foto delle rivolte del 2009, una vignetta su Khamenei ed aver messo gli articoli in rete. E’ stato accusato di propaganda contro lo stato, apostasia, blasfemia verso il Profeta e insulti alle santità. Inoltre è stato condannato a tre anni di reclusione e a 30 frustate per insulti ai leaders del regime.

In base al verdetto del tribunale dell’inquisizione dei mullah, per dimostrare il suo pentimento e salvarsi dall’esecuzione, Soheil Arabi è stato condannato a due anni di “indagine religiosa”, alla lettura di 13 volumi degli assurdi libri dei mullah sulla religione e a scrivere un riassunto di queste cose senza senso.

Secondo questa disgustosa sentenza, deve presentare una risposta scritta ai suoi dubbi alla corte, scrivere un testo utilizzando cinque libri religiosi e presentare la sua ricerca alla corte ogni tre mesi, per due anni. La pena di morte verrà revocata dopo che avrà dimostrato alla corte il suo pentimento e il cambiamento del suo comportamento.

 

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