giovedì, Dicembre 8, 2022
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Il cambiamento democratico in Iran è vicino

L’anniversario della cattura degli ostaggi ricorda la necessità di un cambiamento in Iran

di Ali Safavi, The Hill. Il 4 Novembre il regime iraniano ha commemorato il 38° anniversario dell’irruzione nell’ambasciata americana del 1979, quando decine di americani vennero presi in ostaggio per 444 giorni. Quest’anno il regime ha fatto sfilare i suoi missili balistici di fronte alla ex-ambasciata americana di Teheran. Al grido di “Morte all’America”, il disprezzo per le norme internazionali e l’accordo sul nucleare è giunto forte e chiaro.

Ma quell’immagine non rappresenta l’Iran.

Oggi il cittadino medio iraniano vuole legami di amicizia e beneficio reciproco con il mondo esterno, in particolare con gli Stati Uniti. Nel 1979 non furono solo gli americani ad essere presi in ostaggio da un ordine teocratico e medievale. Anche il popolo iraniano fu preso in ostaggio e tenuto prigioniero dopo che la sua rivoluzione democratica fu usurpata da Khomeini.

Decenni dopo, le prospettive di cambiamento in Iran sono più vicine e più praticabili che mai. Le condizioni interne stanno portando ad una trasformazione socio-politica fondamentale e il popolo iraniano si sta sollevando per chiedere democrazia.

Almeno tre fattori distinti, ma collegati, accentuano queste prospettive di cambiamento:

Primo, le dinamiche interne. La sistemica, invasiva e cattiva gestione dell’economia da parte dei mullah, ha allontanato e lasciato senza risposta le richieste del popolo iraniano sui suoi diritti fondamentali. “L’esercito dei disoccupati”, una moneta svalutata, l’inflazione e la corruzione sono legate ad una serie di mali sociali, come la prostituzione, il consumo di droga e i suicidi.

Molte migliaia di persone sono state letteralmente derubate dei loro risparmi dopo che istituti finanziari legati al regime, privi di ogni regola e responsabilità, le hanno truffate. Queste aziende sono legate al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), all’ufficio del leader supremo Ali Khamenei e alle forze di sicurezza dello stato (SSF).

Queste persone ora stanno organizzando proteste di massa nelle città di tutto l’Iran, compresa Teheran. Ogni giorno, a migliaia, si riversano nelle strade per protestare contro questa malversazione economica e le ingiustizie.

Il regime è chiaramente terrorizzato. Il mese scorso decine di migliaia di persone hanno cercato di organizzare una manifestazione per commemorare la nascita del re persiano Ciro il Grande, noto per il suo rispetto per i diritti umani e per la libertà di espressione.

Il regime ha dispiegato tutte le sue truppe per fermarla. Molti dei più alti comandanti dell’IRGC sono stati inviati di corsa alla tomba di Ciro. Non meno di 6000 agenti dell’IRGC e della polizia di stato sono stati piazzati là per impedire le proteste.

Il secondo importante fattore per il cambiamento, è la perdita dell’importantissimo appoggio degli Stati Uniti al regime. Purtroppo, l’amministrazione Obama si è data troppo da fare per cercare di convincere il governo della Repubblica Islamica ed evitare conflitti  per otto anni. Ora la nuova amministrazione, definendo Teheran “una dittatura”, si è guadagnata il dovuto rispetto del popolo iraniano, non dei suoi assassini.

La decisione di riapplicare le sanzioni al regime, insieme all’inclusione dell’IRGC nella lista terroristica e l’imposizione di nuove sanzioni del Tesoro, ha segnato una partenza importante per la politica americana. L’IRGC è da sempre la spina dorsale del regime, controlla il suo apparato per la sicurezza e la repressione e aumenta il suo dominio sull’economia iraniana.

Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro sono un passo necessario per affrontare la repressione, il programma sui missili balistici e il terrorismo del regime. Tuttavia, queste devono essere estese agli individui, alle aziende e alle organizzazioni affiliate all’IRGC, nonché ai complici stranieri dell’IRGC.

Oggi, i comandanti dell’IRGC dislocati in 31 province di tutto l’Iran sono responsabili della repressione delle proteste e delle assemblee pacifiche. Questi individui devono anch’essi essere sottoposti a sanzioni.

Infine, il terzo elemento che facilità il cambiamento è il felice trasferimento in Albania, di tutti i membri dei Mujahedin-e Khalq (MEK) dal loro campo in Iraq avvenuto nel 2016. Sin dall’invasione dell’Iraq nel 2003, il regime iraniano ha cercato di eliminare fisicamente i membri di questo importante movimento di opposizione.

I suoi piani sono stati sventati e ora il nucleo organizzato dell’opposizione ha ripreso energia, aumentando la sua forza e la sua coesione.

Le crescenti rivolte sociali in Iran, l’aumento delle restrizioni di Washington sui mullah e il rafforzamento dell’opposizione organizzata, in grado di guidare il malcontento popolare verso il rovesciamento del regime, sono i fattori cruciali per il cambiamento.

E’ giunto il momento che il mondo veda la vera immagine dell’Iran. Quello che rifiuta il rapimento degli ostaggi e il terrorismo e che sostiene invece una repubblica non-nuclearizzata, democratica e laica che rispetti i diritti umani, la parità dei sessi e l’economia di libero mercato.

Un cambiamento democratico in Iran non è solo necessario, ma è anche vicino, grazie a decenni di lotta incessante e di perseveranza del popolo iraniano e del suo movimento di opposizione organizzato. Come le altre dittature, i mullah non possono trattenere la marea del cambiamento per sempre.

 

Ali Safavi (@amsafavi) è membro del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, che si dedica alla creazione di una repubblica democratica, laica e non-nuclearizzata in Iran.

 

 

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