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Iran: un prigioniero politico muore sotto tortura

CNRI – Per un altro crimine disumano, Hamzeh Naroui, 23 anni, un prigioniero politico del Balucistan, è deceduto nella prigione centrale di Zahedan il 25 Giugno, a causa delle brutali torture inflittegli dagli aguzzini del disumano regime dei mullah. Cinque mesi prima anche suo fratello, Ali Naroui, era stato martirizzato sotto tortura nella prigione di Uromieh.

 

Hamzeh era stato arrestato a Zahedan sette mesi fa per la sua parentela con Ali Naroui ed era stato torturato nelle celle di isolamento dell’ufficio dell’intelligence di Zahedan per tre mesi. Poi era stato trasferito nella sezione di isolamento della prigione centrale di Zahedan dove era stato tenuto in condizioni disumane per quattro mesi. Quando Hamzeh aveva protestato con gli agenti del regime per le sue condizioni, era stato di nuovo torturato su ordine di Sargol Zai, il vice di Mohammad Marzieh, il criminale procuratore della provincia del Sistan-Balucistan, è questo lo ha portato alla morte.

Venerdì 20 Giugno Habib Abbassi, 40 anni, un detenuto della prigione di Uromieh, è misteriosamente deceduto in cella di isolamento. Cinque giorni prima era stato strasferito in isolamento per una discussione avuta con uno dei suoi aguzzini e, a causa di questo, era stato brutalmente torturato. Per impedire che questa notizia trapelasse, i carcerieri avevano bloccato tutte le porte della sezione ed impedito ogni movimento dei prigionieri. Avevano anche portato via il corpo di Abbassi dalla cella molto velocemente.

Per un altro crimine, Jaaber Sakhravi, 30 anni, un prigioniero politico di Ahwaz, è divenuto paralitico e quasi cieco a causa delle torture praticategli alle gambe. E’ stato selvaggiamente torturato nonostante soffrisse per un tumore al cervello ed avesse avuto anche un leggero attacco cardiaco.

Questi crimini sono solo una piccola parte delle atrocità compiute ogni giorno nelle prigioni medievali dei mullah, nelle case sicure e nelle camere segrete della tortura delle città di tutta la nazione.

Il trend in crescita della repressione, della tortura e delle esecuzioni, che sono aumentate da quando Rouhani ha assunto la sua carica, ha svelato la sfacciata falsità della presunta “moderazione” dello stato del Velayat-e faqih.

La Resistenza Iraniana chiede, ancora una volta, la presentazione del dossier sugli orribili crimini del regime dei mullah al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e alla Corte Penale Internazionale. Sottolinea inoltre che qualunque relazione economica con il fascismo religioso al potere in Iran, dovrà essere subordinata alla fine delle torture e delle esecuzioni e ad un miglioramento della situazione dei diritti umani in Iran.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

4 Luglio 2014

 

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