domenica, Dicembre 4, 2022
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Iran – Siena: In Provincia incontro con la resistenza femminile

Da anni, in lotta per diritti e riforme

 Per le donne iraniane la libertà è solo un optional

ImageSiena –  L’Iran è un paese favoloso. Persia di un tempo che fu , è terra di tappeti e di arazzi, di ingegneri e di pistacchi. Epperò vive in se un dramma insanabile in seno alla cultura islamica:
la questione femminile. Che alcune coraggiose donne iraniane, sebbene esiliate a miglia di distanza dalle loro frontiere, stanno concludendo con cocciutaggine. Per spezzare le catene dell’oppressione e della morte, che gravano sul proprio paese.

L’appello è di quelli forti. Assordanti. E la provincia di Siena non è rimasta in disparte. Ha deciso di dare voce al movimento nazionale di resistenza iraniano che lotta contro il medioevo culturale in cui Ahmadinejad e soci intendono mortificare l’Iran. E contro cui, guarda caso, sono proprio le donne musulmane a rivoltarsi per prime. Dal regime di Khomeini, il prezzo della vita delle donne iraniane vale la metà di quello degli uomini.

Ed è contro questo deprecabile status sociale che Pietro Del Zanna, assessore provinciale alla pace e alla cooperazione, ha deciso di ospitare alcuni incontri con l’Iride. “ Questa è la giornata clou per l’associazione interculturale femminile- premette del zanna – In particolare, vogliamo che si dia conoscenza e sostegno dello stato dei dritti delle donne che in Iran si battono da anni contro il vessatorio regime teocratico”. L’Iride, da sempre impegnata a corroborare le battaglie civili delle donne, ha appena tradotto il libro di Maryam Rajavi. Che sfida le forme del retrivo integralismo  patriarcale. Ma la Rajavi è soprattutto leader del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. E questo cambia tutto. “ Un ruolo d’avanguardia simile da parte delle donne è unico nel mondo islamico- ammette, aiutata dal traduttore, Farideh Araki Karimi, una dei membri “ al confino” della resistenza. In nome dell’Islam, Khomeini e i regimi  successivi hanno violato le nostre libertà. E noi continuiamo ad opporci”. Sebbene il delicato velo porpora che le occulta in parte la chioma castana, Farideh ha l’aria di chi sa cosa significhi ribellarsi a muso duro ad una dittatura etica. Che uccide e ha ucciso molte donne per imporre la propria continuità. “Khomeini ha assassinato più di centomila persone – prosegue Farideh – Ma anche le attuali manifestazioni femminili non sono ben viste”.

A resistere al dispotismo culturale e civile sono anche quei mujaheddin sostenitori di una soluzione politica laica e democratica che il regime, anche con l’ottuso benestare dell’Ue, indica come “terroristi internazionali”. Stranezze della storia. Che le instancabili donne di Teheran vogliono ribaltare. “Noi viviamo in esilio, lontano, e le nostre famiglie hanno enormi problemi in patria – confida Farideh – Ma siamo in tanti a lottare per le libertà civili e per la democrazia. Il libro di Maryam Rajavi mostra come il nostro movimento voglia pace e riforme democratiche”. I parlamentati italiani e inglesi pare se ne siano accorti. L’auspicio è che si ravvedano anche i custodi ortodossi dell’antica Persia.
Bruno Interlandi  

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