sabato, Dicembre 3, 2022
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IRAN: RAJAVI, REGIME PIU’ VICINO A BOMBA PER POLITICHE SBAGLIATE OCCIDENTE

Roma, 19 dic. – (Aki) – Il governo di Teheran, dopo l’accordo di  Ginevra del 24 novembre, “e’ piu’ vicino alla bomba nucleare” e questo  a causa dell'”accondiscendenza dell’Occidente nei confronti degli  ayatollah”.

Lo ha affermato Maryam Rajavi, leader del Consiglio  nazionale di resistenza dell’Iran (Cnri), uno dei principali gruppi  iraniani di opposizione all’estero, nel corso di una conferenza a Roma  del Cnri alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’ex sindaco di  Roma Gianni Alemmanno e l’ex ministro degli Esteri francese Bernard  Kouchner.

      La Rajavi, criticando la politica “arrendevole degli Usa e  dell’Europa” nell’affrontare la questione nucleare iraniana, ha  sottolineato tuttavia che a suo parere “il blocco del programma  nucleare di Teheran e’ a portata di mano”. Per fermare “la corsa dei  mullah verso l’atomica”, ha dichiarato, la comunita’ internazionale  deve mettere in campo un pacchetto di misure: “si deve obbligare  Teheran ad accettare il protocollo aggiuntivo dell’Agenzia  Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) che prevede ispezioni a  sorpresa a tutti gli impianti nucleari, annientare le riserve di  uranio esistenti e mantenere le sanzioni adottate contro il regime”,  ha spiegato.

“Se il gruppo 5+1 avesse insistito con  le sanzioni, avrebbe spinto il regime teocratico a stoppare il suo 

programma nucleare, cosi’ che l’intera regione e gli iraniani  sarebbero stati liberati dal piano diabolico (di Teheran, ndr)”, ha  proseguito la Rajavi, secondo cui i piani atomici della Repubblica  islamica sono “odiati dagli iraniani perche’ a loro non hanno portato  alcun vantaggio, ma solo poverta’” e hanno esposto la regione ad “alti  rischi ambientali”. “Gli iraniani – ha aggiunto – Vogliono che siano  rispettati i diritti umani, non vogliono il nucleare e non sanno che  farsene di un reattore”.

      L’Iran oggi, secondo Rajavi, e’ un paese in cui il governo e’  “terrorizzato dai moti interni e i mullah sono sprofondati in una  crisi esistenziale”. Lo stesso accordo di Ginevra, ha detto la leader  del Cnri, segna un “passo indietro da parte del regime e rappresenta  una sua pesante sconfitta”.

      Rajavi ha infine chiuso il suo intervento con un riferimento ai  fatti di Camp Ashraf del 1 settembre, dove secondo l’opposizione  iraniana all’estero sono stati uccisi 52 dissidenti da parte delle  forze irachene. “Non si possono occultare gli atti crudeli e  l’eccidio, nessun aguzzino e’ immune dalla resa dei conti”, ha  dichiarato la leader del Cnri, riferendosi ai “52 eroi assassinati per  mano dei sicari del premier iracheno, Nuri al-Maliki, e della Guida  suprema iraniana, Ali Khamenei. Coloro che hanno assediato, sparato e  ucciso le persone dopo averle seviziate -ha concluso – prima o poi si  dovranno rispondere delle loro azioni davanti alla giustizia”.

 

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