Roma, 19 dic. – (Aki) – Il governo di Teheran, dopo l’accordo di Ginevra del 24 novembre, “e’ piu’ vicino alla bomba nucleare” e questo a causa dell'”accondiscendenza dell’Occidente nei confronti degli ayatollah”.
Lo ha affermato Maryam Rajavi, leader del Consiglio nazionale di resistenza dell’Iran (Cnri), uno dei principali gruppi iraniani di opposizione all’estero, nel corso di una conferenza a Roma del Cnri alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemmanno e l’ex ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner.
La Rajavi, criticando la politica “arrendevole degli Usa e dell’Europa” nell’affrontare la questione nucleare iraniana, ha sottolineato tuttavia che a suo parere “il blocco del programma nucleare di Teheran e’ a portata di mano”. Per fermare “la corsa dei mullah verso l’atomica”, ha dichiarato, la comunita’ internazionale deve mettere in campo un pacchetto di misure: “si deve obbligare Teheran ad accettare il protocollo aggiuntivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) che prevede ispezioni a sorpresa a tutti gli impianti nucleari, annientare le riserve di uranio esistenti e mantenere le sanzioni adottate contro il regime”, ha spiegato.
“Se il gruppo 5+1 avesse insistito con le sanzioni, avrebbe spinto il regime teocratico a stoppare il suo
programma nucleare, cosi’ che l’intera regione e gli iraniani sarebbero stati liberati dal piano diabolico (di Teheran, ndr)”, ha proseguito la Rajavi, secondo cui i piani atomici della Repubblica islamica sono “odiati dagli iraniani perche’ a loro non hanno portato alcun vantaggio, ma solo poverta’” e hanno esposto la regione ad “alti rischi ambientali”. “Gli iraniani – ha aggiunto – Vogliono che siano rispettati i diritti umani, non vogliono il nucleare e non sanno che farsene di un reattore”.
L’Iran oggi, secondo Rajavi, e’ un paese in cui il governo e’ “terrorizzato dai moti interni e i mullah sono sprofondati in una crisi esistenziale”. Lo stesso accordo di Ginevra, ha detto la leader del Cnri, segna un “passo indietro da parte del regime e rappresenta una sua pesante sconfitta”.
Rajavi ha infine chiuso il suo intervento con un riferimento ai fatti di Camp Ashraf del 1 settembre, dove secondo l’opposizione iraniana all’estero sono stati uccisi 52 dissidenti da parte delle forze irachene. “Non si possono occultare gli atti crudeli e l’eccidio, nessun aguzzino e’ immune dalla resa dei conti”, ha dichiarato la leader del Cnri, riferendosi ai “52 eroi assassinati per mano dei sicari del premier iracheno, Nuri al-Maliki, e della Guida suprema iraniana, Ali Khamenei. Coloro che hanno assediato, sparato e ucciso le persone dopo averle seviziate -ha concluso – prima o poi si dovranno rispondere delle loro azioni davanti alla giustizia”.
