mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Iran: nucleare; leader opposizione, Occidente troppo debole

Rajavi, lotta per libertà e democrazia continua 

(ANSA) – ROMA, 19 DIC – “La politica di accondiscendenza di Stati Uniti e Unione Europea nei confronti del regime iraniano dei Mullah non potrà mai togliere la bomba dalle loro mani e i 5+1 avrebbero dovuto insistere e stoppare il programma nucleare per intero e liberarci dal loro piano diabolico.

La soluzione è a portata di mano, ma servono pressioni aggiuntive”. E’ l’appello lanciato da Maryan Rajavi, leader dell’opposizione iraniana e presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, intervenuta oggi pomeriggio a Roma in un incontro organizzato dal Comitato Italiano di parlamentari e cittadini per l’Iran Libero. 

   “Bisogna obbligare l’Iran – ha detto Rajavi – affinchè venga applicato il protocollo aggiuntivo della Aiea che consente visite a sorpresa a siti dichiarati e non. Bisogna poi annientare le riserve di uranio e distruggere i siti di arricchimento, evitando di ridurre le sanzioni fin quando Teheran non accetterà di applicare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti”.

   L’accordo del 24 novembre tra i 5+1 (Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna, e Germania) e regime iraniano, sostiene la leader, può essere un bluff. Parla davanti ad una platea gremita tra cui siedono molti membri e sostenitori dell’Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo iraniano e a pochi giorni dalla sentenza emessa da una corte spagnola che ha condannato Faleh Al-Fayad, consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro iracheno Nouri Al Maliki, per l’attacco avvenuto il primo settembre a Camp Ashraf (Iraq) che provocò la morte di 52 membri della Resistenza iraniana e ilrapimento di sette persone di cui ancora non si conoscono le sorti. “Questa sentenza – sottolinea Rajavi – ha smascherato la trama tessuta dalla seconda carica del governo fantoccio iracheno dall’aver commesso questo massacro riconoscendolo quale crimine contro l’umanità. Nessuno è immune dalla resa dei conti. 

La nostra lotta per la liberazione dei sette rapiti e per quella di tutti i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri iraniane continua”. La leader per la Resistenza rilancia poi una nuova battaglia per libertà e per il rispetto dei diritti umani e per la laicità dello Stato, perchè – conclude – solo grazie alla separazione tra Stato e Religione si potrà avere una democrazia e un Iran libero. 

   All’appello lanciato dalla Rajavi fanno eco i tanti interventi succedutosi dal palco. Da Ingrid Betancourt, candidata alle presidenziali della Colombia, che tuona: “non si fa la pace con i dittatori, si fa la pace con la democrazia”. All’ex ministro della Difesa e degli Esteri francese, Michéle Alliot-Marie, che è tornata a ribadire la necessità di vigilare e non abbassare la guardia sull’accordo 5+1 e levare le sanzioni. Durissima infine la posizione espressa anche dal suo collega, l’ex responsabile della Diplomazia d’Oltralpe, Bernard Kouchner, che ha ricordato che in merito all’attacco al campo di Ashraf senza il consenso del leader Maliki da lui definito un premier “indegno”, quel massacro non ci sarebbe mai stato.

(ANSA).

 

 

 

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