martedì, Gennaio 31, 2023
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Iran: 32 esecuzioni in cinque giorni

Queste esecuzioni sono avvenute in concomitanza con la visita di alcuni membri del Parlamento Europeo in Iran

L’ondata di esecuzioni in diverse città della nazione continua. Proprio dal 14 al 18 Dicembre, sono state pubblicate le notizie di 32 esecuzioni che hanno portato la media del numero delle esecuzioni ad oltre sei al giorno.

E ciò nonostante molte delle esecuzioni, che avvengono nelle prigioni del regime, vengano condotte in segreto e la notizia non trapeli mai. Due dei condannati erano minorenni al momento del loro arresto.

Nella prigione di Ghezel Hessar a Karaj otto prigionieri sono stati giustiziati collettivemente giovedi 18 Dicembre.

A Shiraz il 14 Dicembre, tre prigionieri sono stati impiccati nella prigione di Adel Abad. Secondo gli aguzzini della prigione, altri 39 prigionieri verranno giustiziati nei prossimi giorni. Nemat Parakandeh, un giovane detenuto, ha perso la capacità di parlare a causa dello shock subito dopo aver sentito la notizia ed una atmosfera di orrore ha sopraffatto i prigionieri.

A Rasht, dal 14 al 16 Dicembre sono stati impiccati quattro prigionieri.

Ad Urumiyah, in due gruppi di esecuzioni il 16 e il 18 Dicembre sono stati giustiziati sette prigionieri i cui nomi erano Payman Mohammadi, Mehdi Agir Kaffash, Hossein Aghazadeh, Qader Neikandish, Eraj Nassirei, Changiz Salehi e Ahad Shakouri. Eraj Nassirei aveva meno di quindici anni all’epoca del suo arresto.

A Tabriz, sono stati giustiziati quattro giovani detenuti il 18 Dicembre.

A Zahedan, dal 16 al 18 Dicembre sono stati giustiziati tre prigionieri. Quello giustiziato il 16 Dicembre aveva 24 anni e meno di 18 anni all’epoca del suo arresto. Gli altri due, Nasser Gomshadzehi e Mehdi Javanmard avevano rispettivamente 31 e 28 anni.

A Semnan, due prigionieri di 31 e 34 anni e a Qazvin uno di 46 anni, sono stati giustiziati rispettivamente il 17 e il 15 Dicembre.

Parvin Garavand, 52 anni, madre di Feraydoun Khanjari, si è suicidata il 18 Dicembre, tre giorni dopo l’esecuzione di suo figlio avvenuta nella prigione di Diesel Abad a Kermanshah e a causa del dolore provocatole da questa atrocità ha perso la vita.

Il ricorso ad un aumento del trend repressivo, in particolare dell’uso della pena di morte, da parte del disumano regime teocratico, è dovuto alla sua incapacità di contrastare le crescenti crisi interna ed internazionale e alla sua paura di rivolte del popolo iraniano che si trova a subire una grande pressione.

Queste esecuzioni, concomitanti alla visita di alcuni rappresentanti del Parlamento Europeo all’Iran dei mullah, è il benvenuto che questi hanno tributato a questo viaggio al quale si erano opposti la grande maggioranza del membri del Parlamento Europeo.

Il mortale silenzio di questi pochi rappresentanti riguardo alle barbare e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran e il loro stringere le mani degli assassini del popolo iraniano, non ha alcun significato se non quello di complicità in queste atrocità.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

21 Dicembre 2013

 

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