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Iran: Nuova proposta di legge del Congresso degli Stati Uniti: ancora un risultato del movimento che chiede giustizia per le vittime del massacro del 1998

Di Mahmoud Hakamian

Giovedì 26 aprile 2018, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato l’Atto H. R. 4744 – che definisce il regime iraniano responsabile della sua brutalità – con una schiacciante maggioranza di 410 voti contro 2.

La proposta di legge bipartisan considera funzionari del regime iraniano responsabili per il loro ruolo nelle violazioni dei diritti umani e nella presa di ostaggi e richiede l’imposizione di sanzioni contro di loro; inoltre condanna le esecuzioni di massa del 1988 di 30.000 prigionieri politici e chiede che esse siano oggetto di indagini.

Precedentemente approvata dalla Commissione per gli Affari esteri della Camera dei Rappresentanti nel marzo 2018, la proposta deve ora passare al Senato ed essere firmata dal Presidente degli Stati Uniti per trasformarsi in legge.
Considerando la sua natura bipartisan e il fatto che sia stata approvata a maggioranza assoluta, si prevede che la legge non si troverà di fronte a una vera sfida prima di essere promulgata. In seguito a questo, il Presidente degli Stati Uniti sarà tenuto a presentare una relazione alle competenti Commissioni del Congresso entro 270 giorni dalla sua entrata in vigore, determinando quali alti funzionari del regime iraniano sono responsabili di violazioni dei diritti umani, secondo i criteri descritti in leggi precedenti.
Un’altra sezione della legge accusa il regime iraniano di presa di ostaggi e detenzione arbitraria di cittadini statunitensi e obbliga il Segretario di Stato a presentare entro 120 giorni dalla data dell’entrata in vigore una relazione contenente una strategia per impedire ai funzionari del regime iraniano di adottare tali misure. Vale la pena di ricordare che la proposta di legge risale ai primi di gennaio in seguito alla rivolta nazionale in Iran, quando la Camera dei Rappresentanti USA ha tenuto una riunione e ha approvato la risoluzione H. Res. 676 in un voto quasi unanime, sostenendo la rivolta del popolo iraniano contro il regime oppressivo.
Esprimendo le sue osservazioni sull’Atto il 23 aprile, il presidente della Commissione per gli Affari esteri della Camera dei Rappresentanti Ed Royce si è riferito a quella stessa risoluzione e alla recente rivolta del popolo iraniano, dicendo “oggi, agiamo per rendere effettiva quella risoluzione. La legge chiede al governo di imporre sanzioni agli alti funzionari del regime iraniano per violazioni dei diritti umani”.
La legge H. R. 4744 chiede infatti al governo statunitense di imporre sanzioni nei confronti delle autorità del regime iraniano che hanno commesso determinate azioni contro cittadini statunitensi o cittadini iraniani.
Le azioni e le persone soggette a queste sanzioni includono autorità responsabili o complici di violazioni dei diritti umani, o persone che sono coinvolte nella censura o nella corruzione finanziaria.
Per le persone identificate come responsabili di tali atti, ci saranno sanzioni come la negazione del visto USA e il sequestro di beni.
Prima di votare sull’Atto, molti deputati hanno espresso le proprie osservazioni, discutendo diversi aspetti delle politiche e misure criminali del regime, di cui le più gravi furono le esecuzioni di massa di migliaia di prigionieri politici nell’estate del 1988.
“Come la legge specifica, il regime iraniano viola in modo flagrante gli impegni assunti di rispettare i diritti fondamentali del popolo iraniano. Molti di noi ricordano le esecuzioni di massa condotte nell’arco di quattro mesi nel 1988. Migliaia di prigionieri politici furono giustiziati mediante impiccagione o fucilazione per avere rifiutato di rinunciare alle loro affiliazioni politiche”, dice uno dei deputati.
I relatori hanno sostenuto che il regime sta ancora continuando con i suoi crimini, “perseguitando gruppi di minoranze etniche e religiose come baha’i, cristiani, sufi, sunniti e musulmani sciiti dissidenti”, aggiungendo: “E tutti ricordiamo come il regime abbia brutalmente represso il pacifico dissenso politico nel 2009, quando la precedente Amministrazione americana rimase imbarazzata in silenzio. Questa è stata una vera opportunità mancata dagli Stati Uniti”.
Rispetto alle precedenti leggi del Congresso degli Stati Uniti contro il regime iraniano, la nuova legge ha le seguenti caratteristiche uniche:
una è che per la prima volta in una decisione vincolante il governo statunitense è obbligato a indagare sul massacro dei prigionieri politici nel 1988;
un’altra è che il testo afferma che tutte le violazioni dei diritti umani da parte del regime, indipendentemente da quando e dove si sono verificate, saranno soggette alla legge.
Un’altra caratteristica della legge è la coincidenza con l’attuale turbolenta situazione sociale e politica dell’Iran: il fatto che la rivolta di gennaio ha mostrato al mondo la realtà dell’Iran; il fatto che il regime non ha spazio tra il popolo iraniano, che è più che ansioso di rovesciarlo; e il fatto che il regime sta ancora tremando per il colpo che ha ricevuto durante la rivolta, poiché questa ha reso chiaro a tutti che l’Iran è ora un vulcano attivo che potrebbe scoppiare terribilmente in qualsiasi momento con il minimo stimolo.
Alla situazione eruttiva della società iraniana si aggiungono le circostanze internazionali e regionali che stanno continuamente stringendo il cappio al regime iraniano. Con solo due settimane prima della scadenza di 120 giorni da parte degli Stati Uniti per ripensare l’accordo nucleare, gli sviluppi politici contro il regime stanno accelerando. Tali condanne e sanzioni circa i diritti umani si uniscono intanto a quelle che prendono di mira i programmi nucleari e missilistici del regime nonché i suoi interventi regionali, rafforzando così più che mai l’assedio ai mullah.
È chiaro che il regime sta ricevendo questo colpo mentre sta soffrendo per il più alto livello di debolezza e impotenza. Indicando questa situazione, Javadi Amoli, uno dei mullah del regime, ha recentemente messo in guardia contro la rivolta del popolo affamato, dicendo: “La prossima volta che si verificherà un’alluvione ci porterà via tutti, poiché non abbiamo alcun luogo dove correre”.

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