HomeNotizieResistenza IranianaIran: Messaggio di Maryam Rajavi in occasione della Festa dei Lavoratori

Iran: Messaggio di Maryam Rajavi in occasione della Festa dei Lavoratori

Il cambio di regime è indispensabile per l’emancipazione dei lavoratori

Il 1° Maggio 2018 la Sig.ra Maryam Rajavi, presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha mandato il seguente messaggio ai lavoratori:

Cari lavoratori, fratelli e sorelle

In occasione della Festa Internazionale del Lavoro vorrei estendere le mie sincere congratulazioni a ciascuno di voi. Questo giorno preannuncia un brillante futuro in cui i lavoratori non saranno più sfruttati, depredati nè oppressi ma godranno di libertà, giustizia, uguaglianza e fraternità.

Vorrei porgere i miei saluti ai lavoratori che hanno dato la loro vita per questa nobile causa, a coloro che hanno accolto a braccia aperte il dolore della prigionia, perdendo il proprio lavoro e venendo deprivati dei loro diritti.

Porgo i miei saluti ai giovani lavoratori iraniani ed ai giovani disoccupati che sono scesi nelle strade durante le coraggiose rivolte di Dicembre e Gennaio, specialmente a coloro che hanno dato la loro vita.

Porgo i miei saluti ai lavoratori che, durante lo scorso anno, hanno continuamente indetto scioperi e proteste per domandare i loro diritti. I lavoratori di HEPCO ed Azarab ad Arak, i metalmeccanici del Khuzistan, i lavoratori dell’impianto petrolchimico di Mahshahr, i lavoratori del Gachsaran e di Asaluyeh, e i lavoratori dell’industria della canna da zucchero di Haft Tappeh.

Estendiamo i nostri saluti agli agricoltori di Isfahan, le cui proteste e manifestazioni continuano da oltre due mesi.

Cari lavoratori,

Le rivolte che hanno attraversato il paese nei mesi di Dicembre e Gennaio coinvolgendo 142 città hanno prospettato un brillante futuro per il movimento nazionale ed in particolare per la lotta per l’emancipazione dei lavoratori. I lavoratori più consapevoli del nostro paese hanno partecipato numerosi a quelle rivolte ed hanno domandato un cambio di regime con i loro slogan “morte al dittatore”, “morte a Khamenei” e “morte a Rouhani”.

Le rivolte di Dicembre e Gennaio hanno confermato la validità della soluzione che porterà, alla fine, all’emancipazione dei lavoratori iraniani e del popolo oppresso dell’Iran, ed alla restituzione dei loro diritti. La soluzione è il rovesciamento del regime clericale che può avvenire solo per mano di una rivolta organizzata; è questa la prospettiva annunciata dalla continuazione e dall’espansione del movimento di protesta. Le proteste dei nostri compatrioti arabi nel Khuzistan e dei residenti di Kazeroon, e gli scioperi in varie città del Kurdistan, a Kermanshah e nell’Azerbaijan Occidentale in supporto dei facchini oppressi sono un’evidenza della determinata decisione della nostra nazione ad ottenere un cambio di regime.

Coraggiosi lavoratori dell’Iran,
il rovesciamento del regime clericale è il primo passo verso l’emancipazione dei lavoratori iraniani. Ogni singolo giorno della storia del regime, a partire da quando ha preso il potere, attesta questa verità, dal momento che i mullah hanno eliminato tutti i diritti e le libertà dei lavoratori iraniani, col massimo grado di crudeltà.

Massoud Rajavi afferma: “Nel nostro paese i lavoratori sono soggetti alle più crudeli forme di sfruttamento ed oppressione, sotto le più disumane condizioni, reminiscenze del Medioevo.”

Il regime non ha lasciato aperta nessuna finestra per la restituzione dei diritti base dei lavoratori. Oggi persino il regolare versamento dei salari è diventato una richiesta inverosimile; gli stipendi non vengono versati per mesi ed anche per più d un anno. I lavoratori non possono fare altro che chiedere in prestito il denaro e pagare interessi mensili, vendere i propri reni o darsi fuoco.

Tre settimane fa, ad Isfahan, una coraggiosa donna ha tenuto un discorso nella moschea di Khorasgan, commuovendo molti degli agricoltori,affermando che: “I padri, prima di tornare a casa, devono aspettare che stiano tutti dormendo perché si vergognano di guardare negli occhi i propri figli.” Riferendosi agli ufficiali del regime ha chiesto: “Hanno forse loro a casa una figlia che si rifiuta di sposarsi a causa della povertà? Hanno forse esperienza relativamente ai divorzi dovuti alla disoccupazione?… Perché non rispondono alle nostre domande?”

La situazione, per i lavoratori iraniani, è sempre stata questa; furono loro le prime vittime della guerra di Khomeini con l’Iraq, durata otto anni, e dei successivi governi, entrati in carica con i motti “costruzione” e “riforma”. Furono questi governi a dare inizio, temporaneamente, ai cosiddetti contratti “a firma bianca” per l’assunzione dei lavoratori, cancellando completamente ogni forma di sicurezza del lavoro. Oggi, il 95% della forza lavoro iraniana si vede negare contratti a tempo indeterminato.

I cosiddetti mullah “moderati”, mano nella mano con i loro rivali “fondamentalisti”, hanno permesso alla compagnie appaltatrici di dominare il mercato del lavoro del paese. Le compagnie appartenenti al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e alle cosiddette fazioni “riformiste” hanno fatto la parte del leone, appropriandosi della gran parte degli stipendi dei lavoratori.

Oggi la paga minima è stata fissata ad un quarto della soglia di povertà assoluta. Il consiglio dei ministri di Rouhani non si è fermato qui, ha anche introdotto un piano che permette ai datori di lavoro di assumere i laureati dando loro solo un terzo della paga minima e senza alcuna copertura assicurativa. Secondo gli ufficiali del regime tutto questo è parte di un piano che ha il fine di creare forza lavoro a buon mercato.

Queste pressioni e deprivazioni sono di gran lunga peggiori per i lavoratori donne dal momento che il 70% dei firmatari dei contratti “a firma bianca” sono donne. Giovani donne istruite, laureate e con specializzazioni post-laurea, sono costrette a svolgere impieghi con salari mensili che variano tra i 150 e i 300.000 toman, ovvero soli 46-92 euro; devono firmare assegni in bianco ogni mese, promettendo di non presentare nessun reclamo.

Per quale reale ragione i mullah hanno tenuto i lavoratori in un costante clima di bisogno e paura?Perché hanno criminalizzato il lavoro organizzato? Perché hanno abolito la relativamente organizzata forza lavoro dell’industria petrolifera nonostante il suo brillante record durante la rivoluzione anti-monarchica?

Parte della risposta è che i mullah hanno reso la classe operaia iraniana vittima della loro politica di saccheggio. Khamenei e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione hanno domato l’economia iraniana ed hanno intascato profitti astronomici sfruttando il sangue ed il sudore dei lavoratori.

L’altra ragione per la quale il regime reprime e disintegra la classe operaia è prevenire i lavoratori dal giocare un ruolo importante nelle proteste per il cambio di regime. Questa è esattamente la ragione per la quale la realizzazione dei diritti dei lavoratori e di tutto il popolo iraniano alla libertà, alla democrazia, alla giustizia dipende direttamente dal rovesciamento del regime clericale.

Eroici lavoratori,
è arrivato il momento che compiate un grande passo in avanti, espandendo il vostro movimento di protesta, e che vi concentriate sulla causa principale della miseria e dell’indigenza dei lavoratori. Lottare per piccole concessioni nella cornice dello status-quo non porterà a nulla nella lotta dei lavoratori. Per ogni piccolo passo in avanti che fate, pagando un alto prezzo, in direzione dei vostri diritti commerciali ed economici, il regime clericale e i loro complici compiono dieci nuovi passi per deprivare i lavoratori dei loro diritti.

Le promesse fatte dalle fazioni del regime e l’allacciamento delle proprie speranze ad accadimenti illusori non libereranno i lavoratori dalla povertà né dalla mancanza della sicurezza del lavoro. Nessuno migliorerà la misera vita delle famiglie né salverà i lavoratori bambini.

Non possiamo sedere immobili ed aspettare che le circostanze diventino accettabili da sole. Simili circostanze devono essere create con la lotta e la resistenza di voi, coraggiosi lavoratori, per un cambio di regime.

Per ottenere la libertà e l’emancipazione dovete fare affidamento sulle vostre forze. Dovete organizzarvi. Il segreto per prevalere sullo spudorato assalto del regime clericale e del suo Corpo di Guardie (della Rivoluzione) alle vostre vite ed ai vostri diritti è associare le proteste ad una lotta nazionale per un cambio di regime.
Dovete quindi unirvi ai vostri colleghi ed istituire nuclei di rivolta, ovunque voi siate. Dovete riunire tutte le vostre forze per iniziare le rivolte.

Oggi, tutti i lavoratori avanzano le stesse richieste. Chiedono la revoca di tutti i contratti temporanei e con firma in bianco. Domandano lo scioglimento delle società appaltartici. Vogliono un ragionevole aumento della paga che venga incontro alle loro necessità, e vogliono godere del diritto di riunione e di associazione.
Cercare di ottenere questi diritti è parte della lotta per il rovesciamento del regime.
Per questa ragione, dovete incoraggiare i lavoratori di ogni singola unità produttiva a sollevarsi in protesta e ad indire scioperi. Dovete espandere le vostre marce e le vostre manifestazioni a tutte le province.

Con l’aiuto dei vostri compatrioti, dovete creare un fondo per aiutare i lavoratori in sciopero e provvedere ai bisogni delle famiglie dei lavoratori imprigionati. Dovete incoraggiare tutti i vostri connazionali a supportare i vostri sforzi per garantire il rilascio dei lavoratori imprigionati e per far riassumere quelli licenziati.

La lotta unita dei lavoratori deve essere associata ad una resistenza nazionale organizzata, ai nuclei di ribellione ed all’esercito della liberazione, ed avrà successo in solidarietà con le proteste degli agricoltori e degli altri settori ridotti all’indigenza.
Il cambio di regime ed il rovesciamento del peggiore nemico dei lavoratori iraniani, ovvero del regime clericale, sono a portata di mano.

Il giorno benedetto della libertà e dell’uguaglianza è all’orizzonte.
Saluti ai lavoratori iraniani