giovedì, Dicembre 1, 2022
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Iran: Mentre il mondo guarda l’Iraq, l’Iran si crea il suo “impero”

di Stefano Magni
ImageL’opinione.it, 15 gennaio – Intanto che tutti i riflettori sono puntati sull’Iraq, l’Iran continua ad espandersi, politicamente e militarmente su tutti i fronti. A farlo notare è soprattutto l’ex direttore della Cia (nonché attuale vice di Condoleezza Rice) John Negroponte, che ha esposto le caratteristiche della minaccia iraniana di fronte al Senato giovedì 11 gennaio scorso. In questi giorni Ahmadinejad sta conducendo una vera e propria tournée di incontri ai vertici con tutti i presidenti nemici degli Stati Uniti nell’America Latina: Chavez, Ortega, Correa e Morales.

Inutile cercare di indovinare quali saranno gli argomenti di discussione. Tra Chevez e Ahmadinejad si è già creata una sorta di “asse” in chiave anti-americana che consiste in una cooperazione economica e militare. Intanto, dall’altra parte del mondo, in Iraq, il 21 dicembre scorso, le forze statunitensi avevano catturato due funzionari iraniani e con loro anche tanti documenti che provavano, nell’ordine: che erano membri della Guardia Rivoluzionaria, che stavano conducendo un traffico d’armi e che erano in contatto con gruppi di guerriglieri sia sunniti che sciiti. Liberati con mille scuse per volontà del governo iracheno (che vuole instaurare buoni rapporti diplomatici con Teheran), i due funzionari non costituiscono un caso unico, né l’ultimo.

L’11 gennaio scorso, le forze statunitensi hanno condotto un raid nel consolato iraniano nella città irachena di Irbil, arrestando sei membri del personale diplomatico, sospettati di appoggiare le milizie sciite locali. Condoleeza Rice ha dichiarato il giorno stesso che non avrebbe più tollerato azioni di destabilizzazione dell’Iraq. Sin dal 2003, infatti, prove, prigionieri e documenti caduti nelle mani delle forze della Coalizione rivelano che l’Iran ha tutta l’intenzione di conquistare l’egemonia nel Paese vicino, destabilizzando l’attuale governo. Altro fronte: in Libano, gli Iraniani sono esplicitamente alle spalle degli Hezbollah. Saad Hariri, il figlio dell’ex premier assassinato nel 2005, intervistato in questi giorni dalla televisione algerina, ha dichiarato di esser certo che le milizie sciite rispondono direttamente agli ordini di Teheran e che la loro agenda politica risponde agli interessi di politica estera dell’Iran e non a quelli del Libano, Paese in cui sono semplicemente ospiti.

Anche per quanto riguarda la ricostruzione post-bellica, Saad Hariri riferisce che Hezbollah considera “puri” i finanziamenti provenienti dall’Iran e “impuri” quelli provenienti dagli altri Paesi arabi sunniti. Nel frattempo, all’interno dell’Iran, procede il programma per l’arricchimento dell’uranio. Dall’1 all’11 febbraio prossimi si celebrerà l’anniversario della Rivoluzione Islamica e Ahmadinejad ha preannunciato che renderà pubblici “due importanti traguardi tecnologici” raggiunti dal suo governo. È molto improbabile che uno di questi sia un test nucleare, anche se gli analisti più pessimisti avevano previsto la costruzione della prima bomba islamica già entro il dicembre del 2006. È certo, invece, che a partire dal mese di marzo, il governo russo inizierà a spedire all’Iran il carburante nucleare necessario per far funzionare il reattore di Bushehr. Sempre entro il marzo del 2007 gli Iraniani hanno annunciato l’installazione di 3000 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. Processando l’uranio con le nuove centrifughe, l’Iran sarebbe tecnicamente in grado di produrre una bomba atomica all’anno.

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