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Iran: Le dichiarazioni di Khamenei dopo diverse settimane di silenzio, dimostrano che il regime non ha alcuna via d’uscita dal mortale impasse che sta affrontando

Le dichiarazioni di oggi, 13 Agosto 2018, rese dal leader supremo Ali Khamenei dopo settimane di silenzio riguardo alla crescente ondata di proteste popolari e alla caduta libera della valuta iraniana, il rial, dimostrano che egli non ha nessuna soluzione o strategia di fuga dall’impasse mortale che sta attanagliando tutto il regime.

Nel tentativo di impedire il diffondersi del disfattismo all’interno delle fila del regime, Khamenei ha detto: “Alcuni malignamente asseriscono che il paese è all’impasse e che non c’è altra via d’uscita se non unirsi a qualche Satana o al Grande Satana. Chiunque dica che siamo arrivati all’impasse o è un ignorante o le sue affermazioni sono sovversive”.
Nel tentativo disperato e patetico di nascondere la corruzione dilagante all’interno del regime, ha aggiunto: “Alcuni sono andati troppo oltre con le loro dichiarazioni, chiamando tutti corrotti e utilizzando espressioni come ‘corruzione sistematica’… Alcuni sono imprudenti quando parlano e quando scrivono. Non si può estendere la corruzione presente in alcune agenzie o tra alcune persone a tutto il paese nel suo complesso”.
Fingendo di ignorare i furti delle ricchezze del popolo iraniano perpetrati dai funzionari del regime, il loro spreco per finanziare gli anti-patriottici programmi nucleare e missilistico e le attività belliche all’estero, Khamenei ha dato la colpa della catastrofica situazione economica dell’Iran al suo presidente, Hassan Rouhani. Criticando la mancanza di prontezza del governo nell’affrontare le sanzioni ha detto: “La maggior parte dei recenti problemi economici sono dovuti alle misure prese all’interno del paese. Se fossero state intraprese azioni più efficacemente, più prudentemente, più velocemente e più decisamente, le sanzioni non avrebbero potuto avere tanto effetto”.
Khamenei ha anche tacitamente incolpato il governo del furto di “18 miliardi di dollari della valuta esistente nel paese” ed ha avvertito che la magistratura punirà “coloro che hanno causato la caduta della valuta nazionale”.
Sebbene abbia supervisionato i negoziati sul nucleare con i P5+1, Khamenei ha detto: “Sulla questione dei negoziati ho fatto un errore e a causa dell’insistenza dei politici (Rouhani e Javad Zarif) ho permesso di provare. Ma limiti specifici sono stati superati”.
Ma terrorizzato che qualunque cambiamento dello status quo aggraverebbe la situazione esplosiva in cui si trova la società, Khamenei ha detto: “Quelli che dicono che il governo deve dimettersi fanno parte dei piani del nemico. Il governo deve restare al suo posto e fare il suo dovere per risolvere le difficoltà con forza”.
Khamenei è stato anche costretto a rompere il suo silenzio sulla nuova ondata di proteste scoppiata nel paese, che ha definito “incidenti di Agosto che, nonostante gli enormi investimenti finanziari e politici del nemico, si sono rivelati essere molto limitati”. Le proteste anti-governative durate tutta la settimana in molte città iraniane come Teheran, Karaj, Isfahan e Mashhad, a grido di “A morte Khamenei!”, “A morte il dittatore”, hanno dimostrato ancora una volta la determinazione del popolo iraniano nel voler rovesciare il regime al potere.
Ammettendo che il suo regime si trova in uno stato estremamente vulnerabile e fragile, Khamenei ha detto: “Noi non negozieremo con l’America”. Aggiungendo “Noi potremo entrare in pericolose manovre di negoziazione con l’America solo quando avremo raggiunto la capacità economica, politica e culturale che immaginiamo… Ma negoziare ora andrebbe certamente a nostro discapito ed è proibito… Anche se volessimo negoziare con gli americani, questo sarebbe un presupposto impossibile di per sé. Di sicuro non negozieremo mai con l’attuale governo (U.S.A.)”.
Pertanto Khamenei ha chiarito ancora una volta che qualunque cambiamento nell’atteggiamento di questo regime, porterebbe ad un cambio di regime.
Respingendo totalmente qualunque possibilità di una guerra, Khamenei ha guastato la festa a quelli che hanno cercato di far passare una politica decisa nei confronti di questo regime terrorista come una dichiarazione di guerra. Khamenei ha detto: “Loro sventolano lo spettro di una guerra, ma non ci sarà nessuna guerra. Assolutamente non ci sarà nessuna guerra”.
La paura della guerra diffusa da alcuni è il disperato tentativo di salvare il regime dei mullah dalla sua caduta per mano del popolo iraniano che anela ad avere democrazia e sovranità popolare invece che questa teocrazia al potere.
In un momento in cui durante le sue proteste il popolo dell’Iran grida “Lasciate stare la Siria, pensate a noi!” Khamenei ha detto: “Noi abbiamo aiutato due paesi amici, Siria e Iraq ad affrontare le minacce dell’America e dei sauditi”, sottolineando la continua e criminale ingerenza del regime nella regione del Medio Oriente.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
13 Agosto 2018

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