La TV di stato in Iran ha trasmesso le “confessioni televisive” di 11 persone arrestate per aver postato barzellette su Khomeini, il fondatore del regime teocratico, sui sito di alcuni social networks.
Il comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie del regime iraniano, Esmaeel Mohebipour, ha annunciato il loro arresto alla fine di Settembre dicendo che questi individui avevano pubblicato commenti offensivi su Khomeini su WhatsApp, Viber, Tango e Telegram.
La notizia degli arresti è giunta il giorno dopo che il procuratore generale iraniano Gholam-Hossein Mohseni Ejei, aveva dato l’ultimatum di un mese al Ministero delle Comunicazioni e dell’Information Technology, per vietare le applicazioni WhatsApp, Viber e Tango.
Mohseni Ejei ha detto che commenti offensivi sotto forma di barzellette su Khomeini erano ampiamente circolati sui network di Viber, Tango e WhatsApp nelle scorse settimane.
Il video trasmesso ha mostrato 11 ragazzi, con le facce sfuocate, i quali hanno affermato che postando le barzellette su Khomeini, volevano divertirsi e che “non conoscevano la gravità di un tale atto”.
Estorcere “confessioni televisive” ai prigionieri con la tortura e la violenza è un metodo comunemente usato dal regime teocratico da più di 30 anni.
Questa pratica del regime è odiata dagli iraniani. Diversi ex-prigionieri politici, costretti a rendere questo tipo di “confessioni”, una volta rilasciati hanno detto che quelle false confessioni gli erano state estorte sotto tortura.
Durante la stessa trasmissione Esmail Mohebbi-Pour, comandante dell’IRGC nella provincia di Fars (Iran meridionale), ha detto che per identificare ed arrestare questi individui sono state utilizzate “sofisticate tecniche di tracing”.
Durante le confessioni televisive, uno degli arrestati ha detto che spesso trasferiva gli SMS che riceveva da altre persone senza neanche leggerne il contenuto.
Kamal Hadifar, capo della ciber-polizia del regime iraniano, responsabile del controllo delle attività su Internet, domenica 12 Ottobre ha detto che tutti i dipartimenti sotto la sua autorità controllano tutte le attività degli utenti dei social networks, compresi “Viber” e “WhatsApp”.
Moltissimi attivisti, utenti e bloggers online sono stati arrestati, torturati e uccisi per aver postato commenti sui dittatori al potere in Iran, perché è sempre stato un modo comune per esprimere il loro dissenso.
Le barzellette su Khomeini riflettono le critiche più comuni mosse alle politiche del regime e alle sue vuote promesse, come quella di far avere acqua ed elettricità gratis.
Una barzelletta dice: “Khomeini torna a casa e vede per terra le bollette dell’acqua, dell’elettricità e del gas. Allora chiede: ‘Ma non erano gratis?’
La barzelletta si conclude dicendo: “La smemoratezza era una delle debolezze dell’imam”.
