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Iran: la creazione di una serie di società fittizie per mandare avanti il programma nucleare

Il gruppo dei 5+1 si riunisce lunedì nella capitale britannica. La resistenza iraniana denuncia la creazione da parte del governo iraniano di società fittizie per eludere le sanzioni dell’Onu

ImageLondra (AsiaNews/Agenzie), 23 febbraio  – Dovrebbe delinearsi lunedì l’atteggiamento che prenderà l’Onu di fronte al rapporto dell’Aiea nel quale si denuncia che l’Iran non ha fermato il suo programma nucleare, come richiesto dalle Nazioni Unite. Un vertice è stato fissato infatti quel giorno a Londra tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Usa, Russia, Cina, Francia e Inghilterra) più la Germania, gruppo detto dei 5+1.

Un nuovo capitolo della vicenda è stato intanto aperto ieri sera a Parigi: il Consiglio nazionale della resistenza iraniana ha denunciato la creazione, a Teheran, di una serie di società fittizie, spesso solo cambiando il nome o la sede di enti già esistenti, per mandare avanti il suo programma nucleare, eludendo le sanzioni già decise dall’Onu. Afchine Alavi, portavoce del Cnri, ha portato alcuni esempi concreti, come la Farayand Technique Co., che era sotto sanzione Onu, divenuta Technology of Centrifuge of Iran, o la Pars Trash Co, che era nella stessa condizione, divenuta Rah Avard Kalaey Iran Co. Entrambe hanno conservato i dirigenti che avevano. Allo stesso tempo il governo iraniano ha creato un gruppo di cinque nuove compagnie – Tamin Tajhizat Sanayeh Hasteieh, Shakhes Behbood Sanaat Co., Mohandesi Toseh Sokht Atomi Co., Sookht Atomi Reactorhaye Iran e Modieriat Saakht Niroogahaye Atomi – che hanno lo scopo di permettere di eludere le sanzioni.

Nelle sei pagine del rapporto dell’agenzia dell’Onu si evidenzia che l’Iran non ha rispettato l’ultimatum – che scadeva ieri – posto dalla risoluzione 1737 del Consiglio di sicurezza, che chiedeva a Teheran di interrompere il suo programma di arricchimento del combustibile nucleare. Più ancora, l’Iran ha attivato altre centrifughe – che servono alla produzione del combustibile – nella sotterranea centrale di Natanz e si prepara ad istallarne altre ancora. Tali processi produttivi, secondo l’Aiea, indicano il superamento della fase di ricerca e il passaggio a quello della produzione.

“Profondamente preoccupato” per il rifiuto iraniano di seguire la risoluzione 1737 si è detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon che ha esortato Teheran “a rispondere alle richieste e a impegnarsi in negoziati con la comunità internazionale affinché la questione sia risolta pacificamente”.

Pur se con toni diversi, i 5+1 hanno chiesto all’Iran di tornare al tavolo della trattativa. L’ipotesi di nuove e più dure sanzioni non sembra per ora vedere l’accordo del gruppo: Russia e Cina sarebbero contrarie. A Londra, alla vigilia dell’incontro dei 5+1, l’ambasciatore iraniano, Rasoul Movahedian, citato dall’agenzia ufficiale Irna, ha dichiarato che c’è ancora una “reale possibilità” di trovare una soluzione concordata alla controversia. La stessa fonte, al tempo stesso, riferisce che il presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha sostenuto che la ricerca nucleare è “la chiave dello sviluppo nazionale” e che la nazione “non rinuncerà mai” al suo diritto di realizzarlo.
 

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