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Iran: Khamenei vieta di parlare del massacro del 1988 durante la campagna per le elezioni-farsa

Secondo alcune notizie attendibili, provenienti da fonti interne al regime iraniano, il Consiglio Supremo dei mullah per la Sicurezza Nazionale (SNSC) ha proibito a tutti i candidati alle “elezioni” presidenziali di fare qualunque riferimento al massacro dei prigionieri politici del 1988, durante i dibattiti e le campagne che precedono le elezioni-farsa, secondo le linee guida stabilite dal leader supremo del regime Ali Khamenei. Il SNSC ha sottolineato che quelle esecuzioni avvennero a seguito di una fatwa di Khomeini e fare riferimento ad esse danneggerebbe il sistema del velayat-e-faqih (il potere assoluto dei religiosi) e susciterebbe questioni problematiche per l’opinione pubblica.

Secondo queste linee guida, emesse prima dei dibattiti presidenziali, qualunque questione che minaccerà “Khomeini, Khamenei, la Rivoluzione Islamica e le politiche principali del sistema” non dovrà essere menzionata durante i dibattiti e le campagne che precedono le “elezioni”. Questo vieta chiaramente qualunque riferimento alle misure repressive, alle esecuzioni di massa, alle attività belliche e alle attività terroristiche del regime nella regione.

Le linee guida del SNSC sul massacro dei prigionieri politici, dimostra la paura del regime del movimento per ottenere giustizia per il massacro del 1988 in Iran, che è divenuto una richiesta pubblica e una questione-chiave, in particolare per i giovani. E ciò è vero soprattutto perché tutti i candidati alle presidenziali del regime hanno una lunga storia di coinvolgimento nella repressione, nelle esecuzioni e negli omicidi di massa.

Ebrahim Raisi era uno dei quattro membri del “Comitato della Morte”, creato da Khomeini per il massacro di 30.000 prigionieri politici nel 1988. Sia prima che dopo il massacro del 1988, il criminale mullah Raisi, ha emesso condanne a morte per migliaia di prigionieri politici. Anche molti membri del governo e stretti collaboratori dell’attuale presidente Hassan Rouhani erano tra i responsabili del massacro del 1988. Mostafa Pour-Mohammadi, ministro della giustizia di Rouhani, era un membro del “Comitato della Morte”. Inoltre, come da lui stesso testimoniato, Rouhani ha preso parte a tutti i processi decisionali del regime teocratico negli ultimi 38 anni. Il suo ruolo nelle esecuzioni, nella repressione dei movimenti popolari e nella oppressione delle donne, con la scusa di essere “mal velate”, fanno parte del suo sinistro curriculum.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

11 Maggio 2017