venerdì, Gennaio 27, 2023
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Iran: Il regime terrorizzato dal diffuso apprezzamento popolare del movimento per ottenere giustizia della Resistenza Iraniana

Le misure repressive aumentano a Teheran e in varie province

Due settimane dopo non essere riuscito ad orchestrare le elezioni-farsa iraniane, il leader supremo Ali Khamenei è terrorizzato da due slogan: “No all’assassino! No al demagogo!” e “Il mio voto è per un cambio di regime”, nonché dalla questione della richiesta di giustizia per le vittime del massacro del 1988.

“Quelli che giudicano gli anni ’80, stanno scambiando i martiri con gli assassini”, ha detto il 4 Giugno. Dopo queste dichiarazioni, il regime dei mullah è ricorso a misure repressive per sedare le proteste popolari e ha lanciato una campagna sui suoi media per ripetere le affermazioni di Khamenei insieme ad un’ondata di dichiarazioni infamanti sull’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK).

A Teheran, l’intelligence dell’IRGC, la forza paramilitare Bassij e agenti in borghese, accompagnati dalla 65a Brigata Nohed dell’esercito e dotati di tutta una serie di armi ed equipaggiamento, hanno piazzato unità di fanteria e motorizzate in diverse zone di Teheran, soprattutto nelle vie Azadi, Mossaddeq, Enghelab e Jomhouri. Unità dell’IRGC provenienti da Fort Tharallan, hanno creato dei checkpoints in tutta la capitale e con i visi coperti stanno perquisendo la gente e le automobili.

In molte zone di Teheran e in altre città, ai membri dei Bassij sono stati promessi 200.000 toman (circa $60) per l’arresto di ogni sostenitore del PMOI.

A Karaj, ad ovest di Teheran, membri dei Bassij e agenti in borghese sono stati visti pattugliare diverse zone della città per arrestare i giovani che distribuivano volantini e scrivevano slogan sui muri contro il regime.

Il 12 Giugno, truppe dell’IRGC, equipaggiate con tutta una varietà di armi, sono state viste appostarsi nella Enghelab Street e nell’Hakeem Nezami Intersection a Teheran, perquisendo e minacciando le persone nel tentativo di creare un’atmosfera di paura.

Contemporaneamente, con la scusa dell’incidente del 7 Giugno, negli ultimi giorni moltissimi giovani di numerose province, soprattutto a Teheran, Kermanshah, Azerbaijan Occidentale, Kurdistan ed Alborz, sono stati arrestati, picchiati e trasferiti in località sconosciute. L’intelligence dell’IRGC ha eseguito un raid notturno nella città dei Sardasht, Iran occidentale, arrestando 44 sunniti. Elementi del Ministero dell’Intelligence in Kurdistan, sono stati visti recarsi nelle moschee ed arrestare le persone.

Il 5 Giugno la TV di stato Ofogh, ha trasmesso un programma di approfondimento con molti “esperti”, in realtà noti membri e torturatori dell’IRGC, che hanno ammesso che i giovani che non hanno vissuto gli anni ’80, ora stanno sostenendo il PMOI.

“Da 10 anni viene messo un dubbio nelle menti delle persone, e cioè che il PMOI non abbia mai cercato di dare il via ad un conflitto armato, che la Repubblica Islamica li abbia trattati talmente duramente che siano stati costretti ad imbracciare le armi per difendersi. Non è assolutamente colpa loro”. “Scambiare gli assassini con i martiri è il loro lavoro”, secondo questo programma.

Il 12 Giugno, di nuovo questi “esperti”, sulla stessa rete televisiva, hanno detto con la massima oscenità: “Lajevardi (ex-procuratore pubblico di Teheran, torturatore e boia), con il suo spirito generoso e gentile, era divenuto noto come l’assassino di Evin… gli europei non hanno voluto leggere neanche una volta i dossier e le denunce presentate dalle famiglie delle vittime del terrorismo (leggasi: gli stessi agenti iraniani), citate nella sessione annuale del Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra, figuriamoci condannare il PMOI”.

Il 10 Giugno l’agenzia di stampa Fars, affiliata all’IRGC, ha condotto un’intervista con Mohammad Javad Hashemi-Nezhad, alto funzionario del Ministero dell’Intelligence iraniano

“I giovani non ne sanno nulla, dato che i crimini del PMOI sono stati dimenticati. Perciò il PMOI ha avuto la possibilità di ritornare sulla scena pubblica e raccogliere sostenitori attraverso i social media”, ha detto.

Khamenei, con le sue dichiarazioni del 13 Giugno ha rivelato la sua paura della campagna dei giovani sui social media.

“Oggi, una valanga di dati sia giusti che sbagliati si accumulano sui nostri utenti di internet. False informazioni, informazioni pericolose… perché dovremmo permettere che tutto ciò avvenga? Perché dovremmo consentire che questioni contrarie ai nostri valori vengano diffuse nel paese da quelli che vogliono crearci dei danni?”, ha chiesto.

Inoltre ha sottolineato il ruolo dell’IRGC e dei Bassij in ogni aspetto della vita delle persone.

“Noi dobbiamo certamente dare importanza all’apparato militare e per la sicurezza e renderlo sempre più forte ogni giorno che passa”, ha aggiunto.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

15 Giugno 2017

 

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