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Iran: il regime continua a bloccare “decine di migliaia” di siti web, rivela uno studio

L’Iran continua a bloccare decine di migliaia di siti web, in particolare quelli delle fonti giornalistiche internazionali e quelli riguardanti l’opposizione al regime, le minoranze etniche e religiose e delle organizzazioni in difesa dei diritti umani, ha rivelato un nuovo studio.

 Il regime ha anche bloccato completamente i social media occidentali, come Facebook, YouTube, Twitter e Flickr.

Questa scoperta è stata rivelata in un nuovo rapporto di “Freedom on the Net 2014” che prende in esame 65 governi e le loro politiche riguardanti il filtraggio o la censura di contenuti online.

Il rapporto si occupa inoltre dei vari tipi di sorveglianza elettronica che utilizzano e come puniscono i cittadini dei quali disapprovano le attività online.

Per quel che riguarda l’Iran il rapporto dice: “Le autorità iraniane hanno continuato a limitare l’accesso a decine di migliaia di siti web nel 2014, in particolare a quelli delle fonti giornalistiche internazionali, dell’opposizione, delle minoranze etniche e religiose e delle organizzazioni per i diritti umani.

“Secondo un membro del Comitato per la Determinazione dei Casi di Contenuti Criminali (CDICC), una media di 1500 siti web con contenuti considerati anti-islamici, vengono filtrati ogni mese”.

Il rapporto dice che “la censura rimane stabile” nonostante “le forti aspettative che Rouhani avrebbe alleggerito le restrizioni ad internet.”

Un membro del CDICC aveva definito Facebook “un progetto della CIA che tenta di raccogliere dati personali in tutto il mondo” ed aveva qualificato il suo fondatore Mark Zuckerberg “un noto sionista”, afferma il rapporto.

Il governo iraniano ha anche bloccato l’accesso a due dei più popolari servizi iraniani di instant messaging e communication: WeChat e Viber. Anche Cryptocat, uno strumento popolare tra attivisti per i diritti umani e giornalisti che consente di chattare in maniera sicura e criptata, è stato bloccato, a dimostrazione del fatto che il regime teme fortemente quei canali di comunicazione che non può controllare, aggiunge lo studio.

E dice inoltre: “Le autorità iraniane utilizzano un sistema di filtraggio centralizzato che è in grado di bloccare efficacemente un sito web in poche ore su tutta l’intera rete iraniana.

“Gli ISP privati sono costretti: o ad utilizzare una banda fornita dal governo o un route di traffico contenente richieste di visita dei siti attraverso dei box di filtraggio creati dal governo e sviluppati da aziende informatiche iraniane. I box di filtraggio cercano le stringhe di testo vietate, sia parole-chiave che domini, nell’URL delle richieste presentate dagli utenti e bloccano l’accesso di conseguenza.

“Il governo iraniano ha inasprito la lotta contro l’utilizzo di strumenti in grado di aggirare il problema. L’uso di questi strumenti è considerato illegale, anche se molti lo ignorano. Secondo le statistiche più recenti, il 45% degli utenti iraniani utilizza i VPN per aggirare la censura e il 41% utilizza altri metodi per accedere ai contenuti bloccati”.