sabato, Novembre 26, 2022
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Iran: Il messaggio ispiratore di un prigioniero politico liberato

CNRI – Shahin Zoghi Tabar, arrestato il 20 Maggio 2013 dalla divisione di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, per aver appoggiato l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, ha raccontato quello che ha dovuto subire durante la sua detenzione ed ha chiesto ai governi occidentali di mettere fine alla politica di accondiscendenza nei riguardi del regime iraniano.

Quello che segue è un estratto del suo messaggio, rilasciato poco dopo essere stato liberato dal carcere.

Saluto tutti i miei compatrioti che sono ancora in carcere. Saluto tutte le persone che hanno partecipato alle proteste e soprattutto tutti i martiri delle proteste. 

Il mio nome è Shahin Zoghi Tabar.

Sono stato arrestato il 20 Maggio 2013 dalla divisione di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie per aver appoggiato l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano ed ho passato cinque giorni nel centro di detenzione 2A. Sono stato condannato a cinque anni di reclusione, mandato nel carcere di Evin e poi in quello di Gohardasht. Sono stato ripetutamente interrogato e torturato dagli agenti del Ministero dell’Informazione e dagli agenti del centro di detenzione 2A. Mi hanno rotto due denti e fratturato il cranio, ma questo non ha importanza perché è il prezzo che dobbiamo pagare per la libertà. Conosco alcune persone che sono state messe in isolamento e torturate per cinque anni.

Mentre subivo le torture e gli interrogatori, ho visto la paura immensa che i torturatori e gli inquisitori hanno del popolo e delle loro proteste. Il 6 Febbraio, dopo l’interrogatorio sono stato rimandato nel carcere di Gohardasht. Dopo due ore di attesa mi hanno chiamato dicendomi che Ziaei, il direttore ad interim del carcere voleva vedermi. Quando sono sceso al piano di sotto, mi hanno informato che ero libero di andare e non ho avuto la possibilità di ritornare nella mia cella. Mi hanno messo su un’ambulanza e mi hanno lasciato per strada a Karaj. Non conoscevo la città, così mi ci è voluto un po’ per ritrovare la strada di casa.

A causa del mio inaspettato rilascio, non ho avuto l’opportunità di dire addio ai miei compatrioti in carcere e vorrei approfittare di quest’occasione per rivolgermi a Saeed Masoori, Javad Fouladvand, Pirooz Mansouri, Mohammad Amir Khizi, Afshin Baimani, Hasan Sadeghi, Paiam Shakiba, Majid Asadi, Amir Ghaziani, Hamzeh Darvish, Abrahim Firoozi, Jafar Eghdami e a tutti gli altri, per dire loro che gli auguro ogni bene e che spero di rivederli nell’Iran libero di domani.

Vorrei anche citare Ali Moezi, con il quale ho diviso la cella per un breve periodo e dal quale ho imparato molto. Vorrei dire ad Arash Sadeghi “gran bel lavoro” ed augurare tutto il meglio a lui e a sua moglie Gorokh Irani, insieme ad Atena Daemi e Soheil Arabi. La fine di questo regime è assolutamente prossima e gli auguro ogni successo per i loro sforzi.

Vorrei anche ricordare Shahrokh Zamani, con il quale ho vuto l’onore di passare un breve periodo in carcere prima del suo martirio. Anche Shahram Ahmadi ed altri amici sunniti tutti giustiziati dagli agenti del Ministero dell’Informazione. Il loro ricordo resterà per sempre.

Vorrei approfittare di questa opportunità per rivolgermi al nostro popolo, a tutte le fasce sociali, studenti, ingegneri, avvocati, operai e medici, che sono tutti sotto pressione, per dire loro che il regime è la fonte di tutti i nostri problemi.

Per le strade voi avete giustamente gridato “Intransigenti, riformisti, il gioco è finito!”. Per nascondere la repressione che compie nel paese, il regime è coinvolto negli affari di altri paesi della regione, come la Siria, l’Iraq e lo Yemen e continua a sostenere il sanguinario dittatore Bashar Assad. La via migliore è quella di sfruttare tutte le opportunità disponibili e non importa se è l’11 Febbraio, la Giornata del Lavoro o la Giornata degli Studenti. Creando cellule della resistenza, noi dobbiamo essere pronti per ogni situazione e in ogni luogo, per essere certi che questo regime non vedrà il suo 40° anniversario.

Io chiedo qui ai governi occidentali di porre fine alla politica di accondiscendenza nei riguardi del regime iraniano. Di sicuro un Iran libero e democratico sarà un grandissimo beneficio per i popoli della regione e del mondo.

Infine vorrei commemorare i martiri della resistenza e delle rivolte, soprattutto i martiri del massacro del 1988, il cui sangue mi ha sicuramente dato il coraggio di parlare di fronte a questa telecamera.

 

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