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Iran: Il complotto dei mullah per distruggere le tracce del massacro del 1988

Mentre il movimento per ottenere giustizia per i martiri del massacro dei prigionieri politici cresce sia in Iran che a livello internazionale, il regime teocratico sta cercando di distruggere le tracce del massacro del 1988. Una di queste misure è la distruzione delle fosse comuni in cui sono seppelliti i martiri in diverse città.

A Mashhad un gruppo di 10 scagnozzi sta usando macchinari pesanti, come trattori e schiacciasassi, per distruggere le fosse comuni in cui sono seppelliti i martiri del PMOI nel cimitero di Behesht Reza.

Questi scagnozzi si sono sistemati in due container e lavorano 24 ore su 24. Dopo aver livellato le tombe, vogliono costruirne delle altre al loro posto, così non resterà traccia delle fosse comuni dei martiri degli anni ’80 e del massacro del 1988.

Oltre alle fosse comuni, il regime teocratico sta cercando di distruggere altre tombe dei martiri del PMOI che si trovano in diverse sezioni di Behesht Reza.

Vale la pena notare che il destino della città di Mashhad, nella provincia di Khorasan Razavi, è nelle mani di due dei più brutali religiosi della fazione di Khamenei. Uno è il mullah Ebrahim Raisi, candidato alla presidenza e membro attivo del Comitato della Morte incaricato di attuare l’ordine di Khomeini per il massacro dei prigionieri del PMOI. L’altro è un religioso pazzo, Ahmad Alam al-Hoda, rappresentante di Khamenei a Mashhad.

In un altro episodio, ad Ahvaz, per distruggere le tombe dei martiri, gli scagnozzi hanno iniziato ad allargare la strada. Durante gli scavi, alla fine della fase 2 in Boulevard Padadshahr ed Ahvaz Bonekdar, sono riapparsi i resti di alcuni corpi sepolti in una fossa comune, che erano stati ricoperti con il cemento. Gli agenti del regime hanno subito ricoperto le fosse comuni con dei detriti e le operazioni per l’allargamento della strada sono proseguite.

La Resistenza Iraniana chiede alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, in particolare all’Alto Commissario per i Diritti Umani e all’Inviato Speciale sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, di condannare questo atto disumano e di intraprende un’azione immediata per impedire la distruzione delle prove e delle tracce delle esecuzioni di massa dei prigionieri politici avvenute nel 1988. I criminali che governano l’Iran, che hanno 120.000 esecuzioni sulla coscienza, devono affrontare la giustizia per crimini contro l’umanità.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

4 Giugno 2017

 

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