mercoledì, Novembre 30, 2022
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Iran – Editoriale di Townhall: “Che significato ha un secondo mandato di Rouhani?”

“Hassan Rouhani è stato scelto, non “eletto” per un secondo mandato a presidente del regime iraniano, come annunciato dai funzionari il 20 Maggio 2017”, ha dichiarato Alireza Jafarzadeh, vice-direttore dell’ufficio di Washington del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI).

“Il regime, come sempre, ha annunciato una vasta affluenza alle urne, ma le notizie e i video presentati dal network della Resistenza Iraniana in varie città dell’Iran, nonché dai giornalisti che sono riusciti a visitare i seggi elettorali non prefissati suggeriscono che gran parte della popolazione si è tenuta lontana dalle urne”, ha scritto Jafarzadeh mercoledì in un editoriale su Townhall.

Ed ha aggiunto:

La campagna di quest’anno ha attirato una enorme attenzione del pubblico sul massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici, perlopiù membri del principale movimento di opposizione iraniano i Mujahedin-e Khalq (MEK). La rabbia popolare verso il rivale di Rouhani, Ebrahim Raisi, per il suo ruolo nel massacro, è cresciuta al punto tale che persino molti potenti personaggi della fazione di Khamenei non sono stati pronti ad appoggiare Raisi, con grande costernazione del leader supremo

I primi quattro anni di Rouhani hanno visto 3000 esecuzioni e una massiccia repressione, una crescita incontrollata della povertà e dell’ingiustizia sulla scena interna, un aumento dell’ingerenza all’estero e dei budget stellari per l’esercito e la sicurezza, insieme agli sforzi per portare avanti il programma sui missili balistici del regime. 

I fondi derivanti dall’accordo sul nucleare sono stati utilizzati per alimentare le guerre nella regione e per aumentare le spese militari e per la sicurezza. Il ministro della difesa di Rouhani, il brigadiere generale delle Guardie Rivoluzionarie Hossein Dehqan, in alcune sue dichiarazioni di due settimane fa, ha definito il mandato di Rouhani “il periodo più glorioso per lo sviluppo del programma missilistico e della difesa del paese, sia in termini di quantità che di qualità”. Ed ha aggiunto che fino a Marzo 2017 “il credito garantito alla difesa è cresciuto di due volte e mezzo rispetto al precedente governo” e che “aumenterà fino a quattro volte per Marzo 2018, rispetto al governo precedente”.

Rouhani si è vantato pubblicamente a Febbraio 2016 del fatto che la presenza del regime in Siria e Iraq fosse stata sfruttata come uno strumento per ottenere concessioni durante i colloqui sul nucleare. “Se le nostre truppe non avessero combattuto a Baghdad, Samarra, Fallujah e Ramadi, e se non avessero aiutato il governo siriano a Damasco e ad Aleppo, non avremmo avuto nessuna sicurezza per poter essere in grado di condurre così bene i negoziati (sul nucleare)”, ha detto Rouhani.

Rouhani probabilmente cercherà di presentarsi come la chiave per risolvere i problemi della società, come ha fatto in passato, attraverso l’inganno e le vuote promesse. Ma tutto questo verrà rapidamente confutato quando si troverà di fronte alle aspettative e alle richieste del popolo. Il popolo iraniano sa che l’enorme distruzione economica e sociale, insieme alla repressione politica, continueranno nel secondo mandato di Rouhani.

Rouhani non vuole, né è in grado di cambiare seriamente le basi, la struttura o l’atteggiamento di questo regime storicamente arretrato. Come suggerisce l’editoriale del Washington Post  “una vera trasformazione in Iran richiederà il collasso della Repubblica Islamica”. All’inizio di Maggio Khamenei ha ammesso, “un cambiamento di comportamento non è diverso da un cambiamento di regime”. 

Sebbene Rouhani abbia ammesso che la fazione al potere in 38 anni “ha saputo solo arrestare e giustiziare la gente”, allo stesso tempo ha elogiato Khamenei ed ha pubblicamente annunciato di essere pronto a baciare l’anello del “leader eccelso” decine di volte.

Questo naturalmente non è inusuale per Rouhani, che per quasi quattro decenni ha occupato le più alte posizioni negli apparati della sicurezza e militare del regime, nella repressione interna e nelle attività belliche. Ha persino chiesto l’impiccagione pubblica dei cospiratori durante la preghiera del venerdì per dimostrare la fermezza del regime nei confronti degli oppositori.

“Il fallimento di Khamenei nel manipolare i risultati delle elezioni per far uscire Raisi vincitore dalle urne e per rendere compatto il regime, è un duro colpo per lui ed un segnale della prossima scomparsa del regime”, ha detto  Maryam Rajavi, la presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

La morale del secondo mandato di Rouhani è che non ci si deve aspettare nessun cambiamento di politica o di comportamento dal regime iraniano. Il regime è ancora più diviso e quindi più debole e vulnerabile e l’opposizione democratica ha ottenuto molto più appoggio popolare. Com’è risultato evidente dai sentimenti espressi all’approssimarsi delle elezioni-farsa, il popolo iraniano vede nel rovesciamento della tirannia religiosa, per mano del popolo iraniano e dell’opposizione organizzata, l’unica soluzione ai problemi dell’Iran.

Il recente summit di Riyadh, in cui circa 50 nazioni musulmane, insieme agli Stati Uniti, hanno creato un consenso unanime, ha concluso che l’estremismo islamico è la più grossa minaccia del mondo di oggi e che deve essere combattuto in maniera univoca. Nel suo intervento alla conferenza, il Presidente Donald Trump ha giustamente dichiarato: “La vittima del regime iraniano che soffre da più tempo, è il suo stesso popolo”. Re Salman dell’Arabia Saudita, Custode di Due Sacre Moschee, ha espresso il suo “rispetto e apprezzamento” per il popolo iraniano, aggiungendo: “Il regime iraniano è stato alla testa del terrorismo globale dalla rivoluzione di Khomeini fino ad oggi”.

Mentre l’amministrazione Trump completa il riesame della sua politica sull’Iran, la volontà del popolo iraniano, espressa dalla sua opposizione organizzata, deve essere presa in considerazione quale elemento centrale di questa nuova politica. Questo è il solo modo per spezzare il ciclo di tentativi falliti in quasi quattro decenni di minacce e violenze del regime dei Mullah.

 

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