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Iran: 9 esecuzioni ad Orumiyeh e a Rasht

Gli esponenti del regime continuano ad insistere sulla necessità della pena di morte

Sei prigionieri sono stati giustiziati nel carcere di Orumiyeh (Iran nord-occidentale) e tre in quello di Rasht (Iran settentrionale) tra il 12 e il 14 Novembre 2016.

Cinque dei prigionieri giustiziati ad Orumiyeh provenivano dal Kurdistan iraniano e tra loro c’era anche un ufficiale dell’esercito.

Il numero delle esecuzioni registrate nelle prime due settimane di Novembre, è arrivato così a 37.

Ma il numero reale delle esecuzioni si ritiene sia molto più alto, dato che il regime iraniano impedisce che trapelino notizie e dettagli sui suoi crimini.

A dispetto delle assurde e vacue manovre di alcuni esponenti del regime per diminuire il numero delle esecuzioni, il vice-ministro degli esteri iraniano Majid Takht-e Ravanchi, ha fatto un commento chiarissimo durante i colloqui sui diritti umani con l’Unione Europea, sottolineando che le esecuzioni rappresentano “un limite invalicabile” e che “non ci si può rinunciare”. (Agenzia di stampa ufficiale ILNA – 11 Novembre 2016)

Il mullah Sadeq Larijani, capo della magistratura iraniana ha detto: “(L’Unione Europea) deve comprendere che le sue dichiarazioni sull’abolizione della legge del taglione e sulle esecuzioni violano i diritti del nostro popolo”. (Media ufficiali iraniani – 14 Novembre 2016)

Contemporaneamente Massoud Zahedian, comandante delle forze della polizia di stato per la lotta al narco-traffico, sulla pratica incessante delle esecuzioni in Iran ha detto: “Gli effetti positivi delle esecuzioni sono già divenuti palesi, ma perché abbiano un maggiore impatto, le esecuzioni devono essere compiute subito. Voglio dire, se un esecuzione viene compiuta diversi anni dopo che è stato commesso il crimine, sicuramente non avrà un impatto sufficiente sugli altri trafficanti di droga”. (Media ufficiali – 14 Novembre 2016)

Il regime iraniano mantiene il suo potere basandosi unicamente sulle esecuzioni e la tortura. Intraprendere un dialogo sui diritti umani con questo regime barbaro non fa altro che alimentare la sua macchina per gli omicidi e la repressione.

Il dossier sul regime iraniano deve essere presentato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e i suoi esponenti devono essere processati per aver commesso 37 anni di crimini contro l’umanità, compreso il massacro di 30.000 prigionieri politici avvenuto nel 1988.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

14 Novembre 2016